C’è un nervo, nel corpo umano, che non ha la guaina isolante degli altri: gira nudo, esposto, tra organi e sangue, oltre la barriera che di norma tiene fuori il cervello dai segnali chimici che circolano nel sangue. È il nervo vago, croce di chi ha fastidi alla cervicale come me, e punto di partenza della nuova teoria sulla coscienza umana di Antonio Damasio esposta nel suo nuovo libro, Natural Intelligence and the Logic of Consciousness, che esce a settembre negli Stati Uniti per Pantheon.
Consideratelo un consiglio (spontaneo e non pagato né da voi né dall’editore, come sempre) di prossima lettura autunnale non leggera, essendo la sintesi (breve) di 30 anni di ricerca su neurologia ed evoluzione della mente.
La tesi centrale è che i sentimenti vengano prima della coscienza, e la generino. Non parlo di gioia o rabbia ma di sentimenti omeostatici, quelli elementari legati alla sopravvivenza. Fame, sete, dolore, il bisogno di respirare. Cose che un corpo prova prima ancora di farci un pensiero sopra.
Il meccanismo dietro la coscienza umana
Il meccanismo tecnico, dice Damasio, sta nei neuroni interocettivi, quelli che sorvegliano lo stato interno del corpo: sono privi della guaina di mielina che isola e rallenta il resto del sistema nervoso. Viaggiano spesso in zone senza barriera emato-encefalica, il filtro che di norma tiene separato il cervello da quello che circola nel sangue. In pratica, il segnale arriva quasi senza mediazione.
Il nervo vago, quell’arnese di collegamento diretto tra intestino, cuore e polmoni, è il canale principale di questo dialogo. Il corpo sa. Il pensiero arriva dopo, e si prende il merito.
Quanto c’è di nuovo, davvero, in questa tesi?
Vale la pena guardare le date, prima di parlare di tesi rivoluzionarie (il retro di copertina dice che ribalta secoli di pensiero). Facendo un po’ di ricerche vedo: nel 2021 Damasio e Gil Carvalho hanno pubblicato una tesi simile su BioEssays. Nel 2022, con Hanna Damasio, la ripropongono su Brain. Nel 2023 il tema è tornato anche su Neural Computation. Lo scorso novembre, su Philosophical Transactions of the Royal Society B, è cambiato di nuovo il coautore, stavolta Jacques Singer.
La tesi, però, resta identica: 5 anni di articoli specialistici, messi in prosa per un pubblico più largo. La “rivoluzione”, se c’è, è nel fatto di diffonderla.
Ma insomma, questa coscienza viene dal corpo o dai quanti?
Nell’arena scientifica c’è un’altra scuola, più famosa, che cerca l’origine della coscienza umana non nel corpo ma nella fisica. Roger Penrose e Stuart Hameroff sostengono da trent’anni che tutto avvenga nei microtubuli dei neuroni, in una teoria chiamata Orch OR. È già stata messa alla prova. Un esperimento condotto sotto una montagna in Abruzzo, al laboratorio del Gran Sasso, l’ha giudicata “altamente implausibile” nella versione più semplice. Damasio, sull’altro fronte, non ha ancora incontrato un test così diretto.
A maggio 2025 avevamo raccontato qui la stessa domanda irrisolta sull’origine della coscienza, senza risposta definitiva né da una parte né dall’altra. Un anno dopo, la domanda è la stessa, cambia solo la firma di chi prova a rispondere. Vale anche per le macchine: se un giorno un’intelligenza artificiale dovesse sembrare cosciente, il problema di riconoscerla resterebbe aperto comunque, corpo o non corpo.
Però Damasio un dubbio lo accende: se la coscienza umana nasce da un corpo che ha fame o sete, e che sente dolore, cosa può mai provare qualcosa che di tutto questo non ha mai avuto niente? Nelle stanze dove si discute di intelligenza artificiale cosciente, quella domanda è più scomoda che mai.
Il lavoro di Singer e Damasio (se non vi va di leggere il libro)
Pubblicazione: Jacques Singer, Antonio Damasio, “The physiology of interoception and its adaptive role in consciousness”, pubblicato su Philosophical Transactions of the Royal Society B (2025). DOI: 10.1098/rstb.2024.0305.