Mio suocero ha 73 anni e da tempo ormai si allena con una certa frequenza. Un giorno mi ha fatto una battuta che ancora oggi non so come interpretare (è un medico). “Devo tenere su il testosterone”, ha detto, come se fosse un conto in banca che si svuota da solo.
Forse però non era una battuta: a Londra, alla conferenza annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology, un gruppo di ricercatori ha appena messo insieme diversi studi per 118.593 uomini seguiti e quasi cinquant’anni di dati. Il risultato dice che il testosterone medio maschile è sceso del 54% tra il 1972 e il 2019.
Non è un dato riciclato o gonfiato per il titolo. Viene da una meta-analisi che ha unito sei studi longitudinali condotti in Israele, Stati Uniti, Brasile, Finlandia e Danimarca, tutti costruiti per misurare la stessa cosa più volte nel tempo. Il professor Hagai Levine, che ha guidato il lavoro alla Hebrew University-Hadassah Braun School of Public Health, lo definisce senza troppi giri di parole una crisi della salute riproduttiva maschile.
Cosa dice davvero il calo del testosterone
Un calo di oltre il 50% in mezzo secolo equivale, calcola Levine, a più dell’1% ogni anno. E la cosa fa riflettere, perché Il testosterone non è solo la benzina della libido: regola anche massa muscolare, densità ossea, umore, energia e metabolismo. Se il calo è reale e diffuso, la storia riguarda la salute maschile in generale, non solo la fertilità.
Si, ma qual è il problema alla base di questa “crisi” del testosterone?
I sospetti principali sono due, e sono anche i più noiosi: obesità e diabete. Obesità significa più grasso corporeo, e più grasso corporeo significa più conversione di testosterone in estrogeni. Senza contare uno stato di infiammazione cronica che disturba la regolazione ormonale.
Il diabete, con la sua resistenza all’insulina, può interferire con i segnali che dal cervello arrivano ai testicoli. Sono meccanismi noti da anni: li avevamo già incontrati parlando di sedentarietà e calo ormonale, e da soli spiegherebbero già buona parte del fenomeno.
La meta-analisi di Levine in cifre
Pubblicazione: Hagai Levine et al., dati presentati al 42nd Annual Meeting of the European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), Londra, 7 luglio 2026. Studio non ancora sottoposto a revisione paritaria. Resoconto completo su ZME Science.
Dati chiave: meta-analisi di 6 studi longitudinali su 118.593 uomini in Israele, Stati Uniti, Brasile, Finlandia e Danimarca. Calo del testosterone totale medio: -54% tra il 1972 e il 2019, oltre l’1% l’anno. Variabile non controllata: indice di massa corporea/obesità.
Il punto che i titoli saltano
Vi accennavo prima quello che per me resta un “buco” in questa meta-analisi: mostra il calo del testosterone, certo, ma non può dire con certezza quanta parte sia dovuta al peso corporeo in aumento e quanta a tutto il resto.
Lo stesso Levine, interpellato dal Guardian, ammette che “forse un quarto o la metà” del calo si spiega con obesità e sindrome metabolica: una stima, per sua stessa ammissione, educata ma non dimostrata. Channa Jayasena, endocrinologo dell’Imperial College London non coinvolto nello studio, va molto oltre: per lui obesità e diabete potrebbero spiegare l’intero fenomeno, senza bisogno di scomodare interferenti endocrini o riscaldamento globale.
Ed è proprio qui che il calo del testosterone rischia di somigliare a un altro tema che avevamo già raccontato: la salute maschile moderna come somma di scelte ambientali, più che come destino biologico. Restano poi le variabili ambientali citate da Levine come possibili concause: interferenti chimici negli oggetti di uso quotidiano, calore, inquinamento. Piste plausibili, ma con evidenze meno solide e più difficili da isolare dal resto: dieta, stress, sonno, età.
Nel frattempo il mercato ha già una risposta pronta: gli integratori e le terapie sostitutive di testosterone, pubblicizzate sempre più spesso a chi si sente stanco, giù di morale o semplicemente “meno uomo” di prima. Il problema è che somministrare testosterone dall’esterno dice al cervello di ridurre la sua produzione naturale, spegnendo anche la fertilità che si voleva proteggere: lo stesso equilibrio delicato che rende complicata anche la ricerca su un contraccettivo maschile ormonale. Una specie di autogol biologico, spesso venduto come soluzione.
Alla fine, sul tavolo io vedo più ipotesi che certezze: obesità, diabete, forse chimica e clima, quasi certamente un mix di tutte e quattro. Lo studio di Londra non chiude la domanda: la riapre, con un numero difficile da ignorare in mano.
Mio suocero, comunque, continua ad allenarsi. Male non gli fa di certo, e a occhio e croce ha più testosterone di me: classe di ferro!