Sul bancone di una farmacia qualunque, oggi, ci sono tre scatole che tengono in piedi un pezzo enorme della salute maschile moderna: una pillola blu, una gialla, una boccetta col contagocce. Costano poco, le prendono milioni di uomini, e nessuna era stata progettata per fare quello che fa. Non ci credete? Allora: Sildenafil doveva curare il cuore. Finasteride doveva sgonfiare la prostata. Minoxidil, infine, doveva abbassare la pressione. Tutte e tre hanno funzionato per qualcos’altro, e in quell’altrove sono diventate famose. In altre parole, come FP scrive di sovente e da anni, le scoperte non sono quasi mai dove te le aspetti: ecco la storia di queste tre.
Sildenafil, il cuore mancato
Siamo nei primi anni Novanta. Una molecola di Pfizer, sigla UK-92480, viene testata contro l’angina, il dolore al petto che arriva quando al cuore non basta il sangue che riceve. Blocca un enzima, la fosfodiesterasi di tipo 5, e rilassa i vasi sanguigni. Dovrebbe aprire le arterie coronarie: sull’angina, però, non funziona granché.
Funziona invece su qualcos’altro, che i volontari dei trial cominciano a segnalare con un certo imbarazzo. Quello stesso enzima è abbondante anche altrove, e “l’altrove” più considerato, nel maschio, è il pene. Da quella deviazione nasce nel 1998 il primo trattamento orale per la disfunzione erettile: si chiama Viagra, e il suo nome diventerà leggenda.
Oggi sildenafil è usato anche contro l’ipertensione polmonare, una malattia rara. Stesso farmaco, stesso meccanismo, tre patologie diverse. Effetti collaterali in genere lievi (mal di testa, vampate, naso chiuso), ma occhio alle interazioni con i nitrati: per quello esiste il medico di base.
Finasteride, dalla prostata ai capelli
Andiamo un po’ più indietro, ora: negli anni Ottanta, e nella sede della Merck. Da quelle parti, in quel periodo, cercavano un farmaco per l’iperplasia prostatica benigna, l’ingrossamento della prostata che dà problemi urinari a tanti uomini sopra una certa età. Anche qui bloccano un enzima (in questo caso la 5-alfa-reduttasi) che trasforma il testosterone in diidrotestosterone, l’ormone più aggressivo della famiglia. Meno DHT, meno crescita della prostata, meno fastidi. Il farmaco viene approvato dopo un bel po’, nel 1992, col nome di Proscar.
Durante i trial, i medici notano una cosa di traverso: gli uomini perdono meno capelli, alcuni addirittura li riguadagnano. Il DHT non lavora solo sulla prostata, è anche il vero responsabile dell’arretramento del cuoio capelluto. Bloccato quello, i follicoli respirano. Nel 1997 esce la versione a dose ridotta per l’alopecia androgenetica, a marchio Propecia, e da allora è uno dei tre pilastri della farmacia per il maschio “calvo o quasi”. Generalmente ben tollerato, con effetti rari ma seri di cui si parla poco: calo del desiderio, difficoltà erettili, talvolta sintomi depressivi.
Su Futuro Prossimo abbiamo seguito a lungo le alternative che provano a sostituirla (un microRNA con il 90 per cento di ricrescita, l’iniettabile ABS-201): sono tutte ancora di là da venire. Finasteride, intanto, resta lì.
Minoxidil, la pressione che ha messo i baffi
Ancora più a ritroso, negli anni Sessanta, Upjohn lavora a un antipertensivo serio. Il farmaco si chiama minoxidil, rilassa la muscolatura liscia dei vasi e abbassa la pressione anche in pazienti difficili. Come per gli altri due casi, però, c’è un effetto collaterale strano. Quale? Ai pazienti crescono peli un po’ ovunque, sul viso, sulle braccia, sulla nuca. Compresi ai pazienti che non li avevano più.
A qualcuno in azienda viene un’idea ragionevole: e se lo mettessimo sulla pelle invece che in pillole? Nel 1988 arriva Rogaine (in Italia Regaine), lozione contro la calvizie maschile, poi anche la versione femminile. Come funziona di preciso non si sa ancora del tutto: un enzima del cuoio capelluto, la solfotransferasi, lo trasforma nella forma attiva, e poiché ognuno ne ha quantità diverse, a qualcuno fa miracoli e ad altri quasi niente. Accorcia la fase di riposo del follicolo, allunga quella di crescita, e nelle prime settimane fa cadere di più (vecchi capelli che lasciano posto). Effetti localizzati, in genere lievi.
Anagrafica dei tre
Sildenafil: sintetizzato da Pfizer nel 1989, testato per angina, approvato per disfunzione erettile come Viagra nel 1998, poi anche per ipertensione polmonare.
Finasteride: sviluppato da Merck negli anni Ottanta, approvato per iperplasia prostatica benigna come Proscar nel 1992, poi per alopecia androgenetica come Propecia nel 1997.
Minoxidil: sviluppato da Upjohn negli anni Sessanta come antipertensivo orale, riformulato in lozione topica e approvato per la calvizie maschile come Rogaine nel 1988, poi anche per quella femminile.
Cosa insegnano alla salute maschile
La farmacologia chiama queste “rivoluzioni accidentali” drug repurposing, ed è una delle vie più rapide ed economiche per arrivare a un farmaco utile: parti da molecole già testate, con un profilo di sicurezza noto. Lo abbiamo visto di recente anche fuori dal perimetro della salute maschile, sul fegato grasso, dove la cura forse era già in farmacia da vent’anni.
Il prossimo grande passo per la salute maschile potrebbe essere già su uno scaffale, in attesa che qualcuno… lo guardi storto.