Ci sono più di tremila bambini, nati fra il 2002 e il 2022 in Europa, Australia e Stati Uniti, che hanno un pezzetto di testicolo congelato in un ospedale. Ai loro genitori, al momento del prelievo, era stato spiegato che serviva a lasciarli, in futuro, una possibilità di avere figli propri, dopo cicli di chemio o di radioterapia che rischiavano di renderli sterili. Nessuno ha mai potuto garantire ai familiari che quel tessuto congelato sarebbe davvero servito a qualcosa. Il primo caso in cui abbiamo la risposta arriva quest’anno da Bruxelles, e la risposta è sì: l’infertilità si può contrastare così. Con dei però. Ora vi dico tutto.
Il paziente-chiave di questa scoperta è un uomo di ventisette anni, nato con anemia falciforme. Nel 2008, quando aveva dieci anni, i medici del Vrije Universiteit Brussel gli hanno tolto un testicolo, lo hanno tagliato in undici frammenti da qualche millimetro l’uno, e lo hanno congelato a meno 196 gradi in azoto liquido. Poi è arrivata la chemio (busulfano e ciclofosfamide) per preparare il trapianto di midollo che gli avrebbe fermato la falciforme. Le due cose insieme, la falciforme e la chemio, hanno funzionato sulla malattia, ma hanno cancellato la fertilità nel testicolo rimasto.
Nel 2022 il paziente si è presentato al centro Brussels IVF con la sua compagna, e la richiesta più concreta del mondo: vorremmo un figlio. L’esame ha detto quello che sospettava. Spermatozoi vitali zero. Restava una carta sola in mano al team di Ellen Goossens e Herman Tournaye: i frammenti scongelati del testicolo tolto sedici anni prima.
Come si trapianta un testicolo a se stessi
Il principio è quello che rende la cosa fattibile: il tessuto viene dallo stesso paziente. Nessun rigetto, nessuna immunosoppressione. Tournaye lo ha spiegato in modo molto diretto ai colleghi che gli chiedevano perché non si potesse usare tessuto di un donatore: se prendessi il mio e lo mettessi nel tuo testicolo, il tuo corpo lo rigetterebbe, punto. L’unica strada è l’autologo. Che è anche il motivo per cui, per arrivare al 2025, sono servite due condizioni: aver congelato qualcosa da bambini, e averlo fatto in un centro attrezzato a farlo bene.
A dicembre 2024, con l’ok del comitato etico e in un trial clinico, il chirurgo ha scongelato undici dei frammenti congelati nel 2008. Quattro sono stati impiantati dentro il testicolo residuo del paziente (in quattro punti diversi), altri quattro sotto la pelle dello scroto. Un anno dopo, a fine 2025, il team è tornato dentro per un controllo. Alcuni frammenti erano sopravvissuti, si erano ingranditi, mostravano vasi sanguigni intorno. E dentro, nella zona intra-testicolare, avevano ripreso a produrre spermatozoi.
È il risultato che ha lasciato Emilie Johnson, urologa alla Northwestern University estranea al lavoro, “cautamente ottimista”. La spermatogenesi c’è, il che è già di suo un fatto notevole in un tessuto pre-puberale scongelato dopo sedici anni. Ma sono davvero pochi, e la forma anomala pesa sulla capacità di fecondare.
Perché serve comunque la fecondazione in vitro
Qui la storia diventa più prosaica di come si racconta. I frammenti sono stati messi dentro il testicolo, ma non collegati ai dotti che portano gli spermatozoi fuori nell’eiaculazione. Sono isole, tecnicamente parlando. Per usare gli spermatozoi che producono bisogna andarli a prendere con una biopsia, portarli in laboratorio, iniettarli con una micropipetta dentro l’ovulo della compagna (la tecnica si chiama ICSI, iniezione intracitoplasmatica di spermatozoo). Poi si aspetta di vedere se l’embrione attecchisce, come in qualunque altro percorso di procreazione assistita.
“È l’unica via per lui, perché non c’è connessione”, dice Tournaye. Detto altrimenti: il trapianto restituisce la fabbrica biologica, poi il resto passa comunque da un laboratorio di procreazione assistita. Per Johnson è un problema minore, e ha ragione. Perchè rispetto a quello che una persona guarita da un tumore infantile ha già passato, un ciclo di procreazione assistita è “relativamente minore”. Chi ci è dentro sa che minore non è la parola giusta, ma il senso è quello: siamo in un ordine di grandezza diverso rispetto ai trattamenti che quel corpo ha già attraversato.
Un altro punto che pesa: il paziente belga è stato selezionato apposta perché la sua malattia, la falciforme, non è oncologica. Ricongelare tessuto testicolare di un bambino con la leucemia significa correre il rischio, tutt’altro che teorico, di reimpiantare anche cellule tumorali dormienti che potrebbero far ripartire il cancro. Il team dice di avere in cantiere tecniche di screening su piccoli campioni di tessuto per capire, in futuro, se un frammento di un ex-leucemico è pulito abbastanza da essere restituito. Al momento, non è così.
Infertilità dopo la chemio: cosa cambia per gli altri tremila
La biologia degli spermatozoi coltivati in vitro e della gametogenesi a partire da cellule della pelle, è materia che seguiamo da anni. Nel 2024 raccontammo il progetto Testis Organoids, che punta a far crescere del tutto in laboratorio la fabbrica biologica dello sperma. Sempre nel 2024, la gametogenesi in vitro è entrata nella conversazione anche per coppie omosessuali maschili. E ancora prima, nel 2022, avevamo già dato conto del fatto che il numero di spermatozoi nella popolazione occidentale stava precipitando in modo consistente. Sono tutte strade parallele allo stesso problema: come si restituisce, o si costruisce da zero, la capacità di fare figli quando il corpo l’ha persa.
Il lavoro di Bruxelles corre parallelo a quelle strade, e aggiunge una cosa che le altre non hanno ancora: per i tremila bambini con un pezzo di testicolo in azoto liquido da qualche parte, la banca non era simbolica. La strategia di Goossens e Tournaye, avviata nel 2002 in tempi in cui sembrava un azzardo, ora ha un caso reale su cui poggiare. Un caso solo. Ma prima di questo non ce n’era nemmeno mezzo.
Il caso del team di Goossens e Tournaye in breve
Pubblicazione: E. Goossens, V. Vloeberghs, E. De Beer, E. Delgouffe, I. Mateizel, C. Ernst, W. Waelput, I. Gies, H. Tournaye, “First successful transplant of human immature testicular tissue after gonadotoxic therapy during childhood: complete spermatogenesis in intra-testicular grafts”, preprint pubblicato su medRxiv (marzo 2026, non ancora peer-reviewed). Presentato all’ESHRE, Londra, luglio 2026. DOI: 10.64898/2026.03.04.26347483.
Dati chiave: paziente nato con anemia falciforme, testicolo destro rimosso e congelato in undici frammenti nel 2008 (a 10 anni). Trapianto autologo nel dicembre 2024, quattro frammenti dentro il testicolo residuo e quattro sottocute nello scroto. Analisi a un anno: spermatogenesi completa nei graft intra-testicolari, due spermatozoi immoti con morfologia anomala recuperati. Nessun rigetto. Per la fecondazione servirà biopsia + ICSI.
Da qui a un uso davvero clinico
Orizzonte stimato: 5-10 anni per i sopravvissuti a chemio infantile non oncologica, con casi sporadici già da subito nei centri che hanno banche di tessuto pre-puberale. 10-15 anni, forse mai in tempi brevi, per i sopravvissuti a leucemia e altri tumori del sangue.
Il congelamento a Bruxelles funziona da vent’anni, quello ormai è mestiere. I passaggi che restano aperti sono altrove: servono più casi che confermino il metodo, e uno screening affidabile per capire quando il rischio di reintrodurre cellule tumorali col graft è abbastanza basso da correrlo. C’è poi da vedere se la qualità ridotta degli spermatozoi ottenuti basti a un tasso di successo IVF accettabile. Nel breve, tocca a pazienti come quello belga (chemio non oncologica) nei sedici centri che hanno accumulato tessuti dal 2002 in poi. Servizio a pagamento, quasi ovunque non coperto dal servizio pubblico.
Il paziente belga, per ora, ancora un figlio non ce l’ha. Il team ha prelevato i frammenti per l’analisi, e con quei due spermatozoi non si va lontano. Serviranno altri interventi e un ciclo di procreazione assistita del quale nessuno può ancora garantire il risultato. Il primo caso al mondo in cui l’infertilità maschile viene affrontata così apre una porta che finora era rimasta chiusa a chiave. Sedici anni fa qualcuno ha ritenuto sensato mettere in freezer undici pezzetti da qualche millimetro, e adesso quei pezzetti sono lì che tornano a fare il loro mestiere.
A volte l’ostinazione ha ragione senza fretta.