Il ragno pescatore Dolomedes cammina sull’acqua di torrenti e stagni: 4 zampe che sostengono, tese come sensori, e quando l’onda giusta arriva, scatta sull’insetto o sul piccolo pesce. Un gruppo di ricercatori sino-americani lo ha guardato bene e ha provato a copiarlo: ne è uscito QuadBoat, un robot acquatico con 4 zampe indipendenti e una missione più utile della caccia agli insetti: andare a prendere chi sta per annegare. L’hanno progettato allo Shenzhen Institute of AI and Robotics (AIRS), alla CUHK-Shenzhen e allo Stevens Institute of Technology di Hoboken.
Un robot acquatico che imita il ragno solo dov’è utile
La cosa buffa è che QuadBoat non copia proprio tutto. Il ragno pescatore sta a galla grazie alla tensione superficiale dell’acqua, un trucco che funziona per bestiole da pochi grammi ma non per un mezzo che deve portare a bordo un adulto in difficoltà. Il robot preferisce la vecchia via del galleggiamento normale, con quattro piccoli scafi alla fine di ciascuna zampa. Le 4 zampe servono per spingere e girare, con in più il cambio di assetto: a stare a galla, come detto, ci riesce da solo.
Per muovere il tutto, invece, ci pensano due controllori. Il primo è a cinematica inversa: calcola in che posizione mettere le zampe per ottenere la traiettoria desiderata. Il secondo è un doppio MPC-PID a cascata che stabilizza il mezzo e lo tiene sulla rotta anche quando qualcosa spinge di lato. Il risultato è un robot che può fare abbrivio a poppa e ruotare sul posto, con la possibilità di regolare anche l’inclinazione del corpo mentre insegue qualcosa che galleggia. Nei test in piscina funziona.
Il preprint dei team di Shenzhen e Stevens
Pubblicazione: Lianxin Zhang, Yihan Huang, Huihuan Qian, “Design and Control of the QuadBoat: A Quadruped Surface Vehicle for Drowning Rescue”, pubblicato su arXiv (2607.13633), luglio 2026. Preprint non ancora sottoposto a revisione tra pari.
Dati chiave: 4 zampe indipendenti con scafi galleggianti alle estremità; controllo via cinematica inversa combinata con MPC-PID a cascata; test in piscina indoor e in ambienti outdoor controllati; funzioni dimostrate nel paper: identificare oggetti galleggianti, poi inseguirli e recuperarli.
Il salto rispetto ai droni acquatici già in giro è dichiarato nel paper stesso. Gli USV in uso oggi servono soprattutto a trovare chi è caduto in acqua e a segnalarne la posizione: il vero recupero, quello fisico, resta compito di un elicottero, di una barca con equipaggio, o di un bagnino con salvagente in spalla.
QuadBoat vuole spostare quel passo dall’uomo alla macchina, restringendo la finestra fra localizzazione e uscita dall’acqua.
Dalla vasca al mare aperto passa un oceano
I test raccontati nel preprint si sono svolti in due scenari: prima in una piscina, per verificare l’accuratezza del tracciamento e delle manovre; poi in ambienti indoor e outdoor per gli esperimenti di visione e recupero. Gli oggetti tirati fuori dall’acqua sono “target galleggianti”, non manichini che si dimenano. Onde alte e correnti, e temperature sotto i 10 gradi, non compaiono nei video.
Il senso di urgenza dichiarato è forte: come detto, la vittima ha 5-10 minuti prima che l’ipotermia o l’acqua nei polmoni facciano danni permanenti. Ma il tempo per far arrivare un USV dalla costa a un naufrago in mare aperto, per ora, resta un dato che nessuno mette per iscritto. Vale anche per i droni marini di Bari, che almeno un’idea di flotta la stanno costruendo, e per gli USV SeaClear del Mediterraneo, nati però per raccogliere plastica, non persone.
Dalla piscina al mare aperto
Orizzonte stimato: 5-10 anni per un impiego in scenari costieri controllati come baie sorvegliate o litorali attrezzati; forse mai in mare aperto con condizioni severe.
La meccanica è dove QuadBoat si giocherà la partita. 4 zampe con scafi sottili sono precise su acqua piatta ma soffrono su onde a periodo corto. Chi ci arriverà per primo, se ci arriva, saranno probabilmente gli stabilimenti balneari cinesi, prima delle guardie costiere. Il costo di un prototipo con quel tipo di attuatori è ancora lontano dallo standard di flotta.
Nel 2020 vi ho scritto di Manta 3000, robot bagnino italiano che sfrecciava verso il nuotatore in difficoltà. Sei anni dopo, dall’altra parte del mondo, quattro zampe e un algoritmo di visione fanno lo stesso mestie. La piscina resta la piscina. Il ragno pescatore aspetta l’insetto; il robot acquatico deve andarsi a prendere la sua “preda”.
Un mezzo che salvi davvero servirà a chi si troverà in acqua tra dieci anni, se le zampe reggeranno anche l’onda.
