Dieci grammi: è questo il peso del “bottino” che il Giappone vuole strappare a Phobos, la più grande delle due lune di Marte. La sonda parte il 20 ottobre da Tanegashima. Può sembrare poca roba ma basterà a scrivere la storia: nessuno, prima d’ora, ha mai messo le mani su un pezzo di quella luna per riportarlo sulla Terra.
La missione si chiama MMX, Martian Moons eXploration. La firma JAXA, l’agenzia spaziale giapponese che negli ultimi vent’anni ha fatto della raccolta campioni quasi un’arte. Prima l’asteroide Itokawa raggiunto dalla sonda Hayabusa, poi Ryugu con Hayabusa2.
Ora tocca a una luna che orbita a soli 6.000 chilometri da Marte: vista da lì, sembrerebbe grande quanto un terzo della nostra Luna.
Un braccio meccanico e un aspirapolvere spaziale
Una volta atterrata, la sonda userà due strumenti in coppia. Un braccio meccanico pianterà tubi cilindrici nel terreno, per estrarre materiale più profondo. Accanto, un dispositivo pensato originariamente dalla NASA soffierà un getto di azoto sulla polvere superficiale. Quella troppo fine, che il tubo da solo lascerebbe scappare. In pratica, un aspirapolvere lunare che raccoglie quello che il braccio non prende.
Perché raccoglieranno polvere laggiù? Perché gli astronomi si trascinano da decenni una domanda irrisolta: Phobos è un asteroide catturato dalla gravità di Marte, o il frammento di un impatto gigante contro il pianeta stesso? Le due ipotesi produrrebbero composizioni chimiche opposte. Finora nessuno strumento in orbita ha saputo dare una risposta definitiva.
Gli scienziati stimano che lo 0,1% del materiale raccolto non sarà nemmeno di Phobos: sarà polvere di Marte, sollevata nei millenni da impatti di meteoriti e depositata sulla sua luna come una patina. Un campione marziano vero, arrivato senza bisogno di atterrare sul pianeta rosso.
Il ritorno del Giappone (quasi) su Marte, e scusate il ritardo
Sono passati 28 anni dall’ultima sonda giapponese verso Marte, la Nozomi del 1998, che non riuscì mai a entrare in orbita. MMX prova a chiudere quel cerchio puntando a una delle lune del pianeta rosso: un bersaglio più piccolo e più difficile da centrare con precisione.
Il costo dichiarato della missione su Phobos si aggira sui 317 milioni di euro. Una cifra che comprende oltre un decennio di sviluppo (progetto approvato nel 2020, annunciato nel 2015) e un lancio già rinviato una volta per problemi al razzo H3. Marte e la Terra si allineano in modo utile solo ogni 26 mesi. Perdere quella finestra non significa organizzarne una di riserva la settimana dopo.
I tempi reali del viaggio
Serviranno 5 anni per il ciclo completo: un anno di viaggio verso Marte, poi l’orbita per studiare Phobos e Deimos. L’atterraggio è previsto non prima del 2029, il rientro sulla Terra solo nel 2031, con il rientro della capsula previsto nel deserto australiano.
La parte più delicata sarà l’atterraggio su un corpo a gravità quasi nulla. Una manovra sbagliata rischia di far rimbalzare la sonda nello spazio, invece che posarla. A bordo viaggia anche IDEFIX, un piccolo rover franco-tedesco che esplorerà la superficie per un centinaio di giorni prima della raccolta vera e propria.
Se qualcosa va storto lì, salta il ritorno dei campioni: la parte più costosa di tutta la missione.
Perché Phobos, una luna di Marte, interessa più di Marte stesso
C’è un obiettivo meno raccontato nei comunicati, ma dichiarato da JAXA tra gli scopi della missione: capire se Phobos possa diventare, in futuro, una specie di stazione spaziale naturale per l’esplorazione umana. Una luna a bassa gravità, vicina al pianeta, potrebbe fare da base d’appoggio per missioni con equipaggio evitando così il problema più costoso di ogni viaggio marziano: atterrare e ripartire da un pozzo gravitazionale come quello di Marte.
Non è un dettaglio da poco, se si pensa a quanto la corsa ai campioni extraterrestri sia diventata, negli ultimi anni, anche una corsa alle tecnologie di rientro: capsule, paracaduti, punti di atterraggio calcolati su un deserto dall’altra parte del pianeta.
Per ora tutto si gioca su Tanegashima, tra un razzo H3 e una finestra di lancio che si chiude il 7 novembre. Se il conto alla rovescia regge, tra un mese qualcuno in Giappone guarderà una luna di Marte allontanarsi nel buio, con dieci grammi di futuro tutti da raccogliere.
