Nel Giappone del 2026 esiste una cabina di raffreddamento pubblica dove i lavoratori si infilano per dieci minuti quando fuori si crepa. Aria a 5°C sul collo, poi però escono di nuovori. Serve? A sentire loro si (e probabilmente è vero) perché, per dire, nel 2024 sono morte per colpo di calore 2.033 persone, sei-sette volte i decessi provocati da terremoti e alluvioni messi insieme. Nel 2026 sta andando anche peggio: il governo ha appena annunciato l’obiettivo di scendere sotto le mille vittime l’anno, sapendo di essere lontanissimo dal traguardo.
Anche per questo la settimana scorsa due aziende, SDRS e Trusco Nakayama, hanno messo sul mercato un oggetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato una gag: si chiama Do Hiemon Box, costa 9.000 euro circa, e il municipio di Maebashi ne ha appena messa una nell’atrio.
Come sempre, il Giappone è quel Paese dove il futuro arriva prima e nella forma che non ti aspetti. Un anno fa raccontavamo l’estate 2025 abbattuta a colpi di gadget bizzarri: ventagli portatili, giacche ventilate, ombrelli da lavoro. Adesso siamo passati dalla scala della tasca a quella dell’arredo urbano.
Come funziona la cabina di raffreddamento
Il Do Hiemon Box è un box in acciaio inox alto due metri, largo poco meno di uno, con una porta di acrilico trasparente che si apre spingendo dall’interno per motivi di sicurezza. Dentro ci sono un sedile e una parete che fa da aeratore, da cui esce aria a circa 5°C indirizzata su collo, spalle e testa. L’ambiente si assesta sui 15°C. 5 minuti bastano per sentire sollievo, 10 minuti sono sufficienti per abbassare la temperatura interna quanto serve a prevenire un colpo di calore precoce. So cosa state pensando: dopo 20 minuti il sistema riduce automaticamente la potenza per evitare l’ipotermia inversa, quella che sotto sforzo può fare più danni del caldo stesso.
SDRS di base costruisce distributori automatici refrigerati per lattine e bibite: la tecnologia di isolamento e la cella frigorifera esistevano già, era solo questione di ingrandire la cella fino a farci entrare una persona.
Ecco cosa mi sembrava, in effetti: un mini frigo per lattine, ma gigante.
Trusco Nakayama ci ha messo la parte industriale, ruote bloccabili, ganci per la gru, cavo antipioggia da tre metri. Alimentazione da presa domestica: si scarica dal camion, si attacca, funziona. Nessun impianto, nessun tecnico. Consuma 0,51 kWh anche con 35°C fuori, circa sedici yen l’ora, la metà di una “isola rinfrescante” tradizionale (si, da quelle parti sono già tradizione).
L’oggetto in cifre
Produttori: SDRS (celle refrigerate) e Trusco Nakayama (fornitura industriale). Dimensioni: 2 m × 0,95 m × 1,2 m. Aria: 5°C sul collo, ambiente a 15°C. Consumo: 0,51 kWh a 35°C esterni, circa 16 yen/ora. Alimentazione: 100V con cavo IPX3 da 3 metri. Portata: fino a 150 kg. Prezzo base: 1,5 milioni di yen, circa 9.200 dollari IVA esclusa.
Prime installazioni: cantieri, magazzini, fabbriche, organizzatori di eventi, enti locali. Una unità è operativa nell’atrio del municipio di Maebashi, prefettura di Gunma, dove nel 2024 i termometri hanno toccato 40,3°C.
Un servizio pubblico, non un gadget
Sette anni fa Sony provava a vendere il Reon Pocket, un condizionatore corporeo da mettere sotto la camicia: era un accessorio personale, se non funzionava restavi tu al caldo (e con meno soldi in tasca). La Do Hiemon Box è un’altra cosa. È un pezzo di infrastruttura pubblica di adattamento climatico, che un municipio compra e installa nell’atrio come farebbe con un distributore di acqua o un defibrillatore.
Questo ci dà la misura di quanto sia cambiato il contesto: quando lo Stato mette a bilancio una cabina refrigerata per far respirare i cittadini nove minuti, sta dicendo qualcosa sul futuro del lavoro all’aperto e su cosa dovrà offrire chi governa le città calde.
Le domande che il produttore non pone si intravedono nelle specifiche. Una cabina serve una persona alla volta, che entra dopo aver sudato all’aperto e dopo dieci minuti torna al sole con la speranza di durare più a lungo prima del prossimo colpo. Un cantiere di 20 operai, ipotesi minima, dovrebbe prevederne almeno tre o quattro per non trasformare la pausa in coda. Il consumo per singolo box è basso ma va moltiplicato, il costo pure. Il municipio di Maebashi ne ha una: fa notizia, ma non possiamo dire che sia un servizio strutturato.
Per capirci, il governo giapponese punta al 100% di municipi coperti da isole rinfrescanti entro il 2030, ma parla di sale climatizzate già esistenti, non di cabine da 9.000 euro l’una comprate ad hoc.
Quanto durerà una soluzione così
Orizzonte stimato: almeno 3 anni come nicchia industriale, poi intravedo due possibili strade, che poi sono le classiche. O il modello scala e i municipi ne mettono a decine, con costi che scendono grazie alla produzione di serie, o resta un “oggetto sintomo”, che fa notizia e poi cede il posto a interventi strutturali sull’edilizia e l’ombreggiamento urbano.
Che poi è la soluzione che bisognerebbe adottare, ad esempio, invece di tagliare gli alberi ovunque. La domanda che nessuno pone: cosa succede quando anche i clienti finali dei municipi sono lavoratori essenziali che non possono permettersi la cabina? Già. Il lavoro.
Cosa dice sul futuro del lavoro
Il lavoro fisico all’aperto, per gran parte del pianeta abitato, sta diventando una condizione a fasce orarie. Il Giappone ci è arrivato prima perché ha meno alture, città densissime e una popolazione anziana che il caldo lo subisce dodici mesi l’anno, non solo d’estate. Le soluzioni che sta mettendo in campo, dai gilet ventilati alle cabine di raffreddamento pubbliche, sono anche un catalogo di quello che arriverà qua, così non ci arrivate impreparati: Roma ha già toccato i 41°C, Siracusa i 44, i cantieri hanno continuato a lavorare senza nulla di simile, gli operatori ecologici (e non solo) hanno continuato a morire.
Le nostre città hanno appena cominciato a discutere se serva o no una legge sul lavoro sopra i 35 gradi.
C’è una frase che gira in questi giorni sui report climatici e vale la pena tenerla a mente: la cosa che oggi ti sembra assurda, tra cinque estati sarà la tua nuova normalità. Una cabina di raffreddamento nell’atrio di un municipio è il segnale che quel giro di cinque estati, per qualcuno, è già passato.
