A Takikawa, sull’isola di Hokkaido, due lupi meccanici sorvegliano un quartiere residenziale e un campo in periferia. Muovono la testa da un lato all’altro, hanno gli occhi rossi che lampeggiano e le zanne finte sempre scoperte: un sensore rileva un movimento nel raggio d’azione, e i lupi robot ululano. È uno dei 60 suoni diversi che gli altoparlanti diffondono, per non abituare gli orsi alla stessa minaccia.
Si chiamano Monster Wolf, li vedete in foto copertina e sono brutti come la morte. Li produce l’azienda giapponese Ohta Seiki insieme a Wolf Kamui. Da spaventapasseri di nicchia sono diventati un prodotto che l’azienda fatica a consegnare in tempo: ogni esemplare viene assemblato quasi a mano, e i tempi di attesa arrivano a diversi mesi. A Hokkaido, da quando il sistema è attivo, gli avvistamenti in paese si sono ridotti in modo netto.

Perché il fucile non basta più
Tra aprile 2025 e gennaio 2026 il Giappone ha abbattuto oltre 14.000 orsi. Ho riletto il dato molte volte e incrociato tutte le fonti che avevo, mi sembrava incredibile. E invece è tutto vero. È stato un anno record per gli attacchi: 13 morti e oltre 220 feriti. L’anno prima erano 3 morti e 82 feriti nello stesso periodo. Gli abbattimenti di massa, però, non hanno risolto granché. Gli orsi continuano a spingersi verso i centri abitati, soprattutto nelle prefetture del nord dove il caldo eccezionale ha ridotto il cibo prima del letargo.
Incrociando i dati, poi, emerge un problema più strutturale che nessun comunicato mette al centro. Se nel 1975 i cacciatori autorizzati in Giappone erano 518.000, oggi sono scesi a circa 200.000: la popolazione rurale invecchia, e i villaggi si svuotano.
In questo contesto, i lupi robot non sostituiscono i cacciatori per scelta: li sostituiscono perché, in molte zone, i cacciatori non ci sono più.
Droni, telecamere e riconoscimento facciale
Nella prefettura di Gifu, il governatore Yoshihide Esaki ha avviato droni che imitano l’abbaiare dei cani, coordinati con le squadre di cacciatori rimaste. In altre zone i droni decollano entro 10 minuti dall’avvistamento e seguono l’animale, segnalando la posizione ai soccorsi. Le telecamere con AI riconoscono un plantigrado prima che arrivi al primo cortile. E qualcuno ha iniziato a raccogliere in un unico posto le segnalazioni finora sparse tra prefetture diverse.
I lupi robot Monster Wolf costano circa 3.700 euro a esemplare, e nelle zone con più avvistamenti le loro vendite sono raddoppiate. L’azienda lavora anche a una versione portatile in peluche da 20 centimetri, per chi va nei boschi o a pesca: i test partiranno verso la fine del 2026.
Arrivano già ordini da Europa e Nord America: lo spaventapasseri robotico giapponese sta diventando un fenomeno da esportazione.
I numeri dell’emergenza orsi in Giappone
Attacchi: oltre 14.000 orsi abbattuti tra aprile 2025 e gennaio 2026, 13 morti e oltre 220 feriti, in netto aumento rispetto ai 3 morti e 82 feriti dell’anno precedente (fonte: Giappone, Ministero dell’ambiente).

Un problema non solo giapponese
Le incursioni di fauna selvatica nei centri abitati non sono un’esclusiva nipponica. Nel 2021 la Corea del Sud provò a reintrodurre gli orsi in un territorio da 52 milioni di persone, con logiche opposte ma lo stesso nodo di fondo.
Anche i robot pensati in chiave di deterrenza non sono una prima assoluta: già anni fa un cane robot conquistava il pubblico giapponese, stavolta per compagnia e non per difesa. E in Nuovo Messico si è persino sperimentato di trasformare uccelli morti in droni per studiare la fauna dall’interno.
Dettaglio non trascurabile: i lupi robot funzionano perché imitano una minaccia che in Giappone non esiste più da oltre un secolo. Il lupo giapponese si è estinto agli inizi del Novecento per la caccia. Gli orsi, quella paura, non l’hanno mai dimenticata: la stanno solo reimparando da un animale che non c’è.