Alle undici di sera (per me anche un po’ dopo), davanti allo specchio il rituale è sempre lo stesso: prima lo spazzolino, poi il filo interdentale, tirato tra un dente e l’altro con quella goffaggine che nessuno ammette mai ad alta voce. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera un gesto fondamentale, eppure la maggioranza delle persone lo salta almeno 3 sere su 7. E voi? Dyson, oggi 1° settembre, ha lanciato un prodotto che sembra deciso a togliere il problema di mezzo.
Si chiama CameraJet e sostituisce il filo con una telecamera. Non è un modo di dire: dentro la testina c’è davvero una micro-camera da 100.000 pixel, che scansiona 28 fotogrammi al secondo. E che fa questa telecamera? Individua gli spazi tra i denti dove la placca comincia a formarsi e, entro 100 millisecondi, ci spara dentro un getto d’acqua mirato.
Come fa uno spazzolino a “vedere” i denti
Dietro il nome così auanasgheps c’è un sistema che Dyson chiama Gap Optical Targeting. La telecamera, montata sotto la testina con lente a cupola e illuminazione stroboscopica, alimenta un algoritmo addestrato su 470.000 immagini dentali. L’algoritmo ha imparato a riconoscere un interstizio tra due denti come un modello AI riconosce un gatto in una foto: solo che qui la posta in gioco è la placca.
Il sistema gira su 16 milioni di righe di codice e si collega via app a MyDyson, ottenendo una mappa della copertura dei denti con lo spazzolino, vari feedback sulla pressione utilizzata, e una guida passo passo del lavaggio. La testina alterna setole più rigide al centro e più morbide sui bordi: un chip RFID conta i cicli d’uso e segnala quando va cambiata.
Sono tra l’ammirato, il disgustato e divertito, e non so quale stato d’animo prevalga al momento.
Il filo interdentale va in pensione! Forse.
Il filo interdentale esiste, nella sua forma moderna, da fine Ottocento. Da quasi 150 anni è, di fatto, lo strumento più efficace (e più disertato) dell’igiene orale. Dyson non prova a renderlo più comodo, ma a scavalcarlo del tutto. Ci riuscirà?
L’azienda dichiara fino al 69% di placca in più rimossa rispetto ai principali spazzolini elettrici, nelle zone difficili da raggiungere. Il dato viene da Dyson, però, non da uno studio indipendente: resta una promessa da verificare sul campo, altrimenti è come chiedere all’oste se il vino è buono.

Sei anni di sviluppo, un problema di schiuma
Sviluppo: sei anni di ricerca, con cinque passati a collaborare con la Facoltà di Odontoiatria della National University of Singapore per creare una placca sintetica di laboratorio su cui testare il getto.
Il vincolo tecnico: la schiuma del dentifricio classico oscura la lente. Dyson ha lanciato quindi in parallelo un dentifricio senza sodio lauril solfato e un collutorio a bassa formazione di schiuma pensati apposta per non accecare la telecamera durante l’uso. In altri termini, funziona se usi tutto il kit.
Chi ci guadagna, e cosa resta fuori
Se vi foste posti la domanda (io ovviamente si), le immagini dei propri denti, assicura Dyson, restano sul dispositivo o nell’app e non vengono archiviate né condivise con terzi. Un punto sensibile, dato che ci mettiamo in bocca una telecamera almeno due volte al giorno.
CameraJet è già in preordine, in due colorazioni, con base di ricarica, due testine e custodia da viaggio incluse nel prezzo.
Restano fuori dal comunicato i numeri che contano per chi valuta l’acquisto, e scusate se ho il vizietto di fare domande: qual è la durata reale della batteria? Quanto costano le testine di ricambio con RFID? E ancora: il sistema funziona altrettanto bene su chi porta apparecchi ortodontici o impianti? Lì gli interstizi cambiano forma rispetto al dente naturale su cui l’algoritmo si è addestrato. Vabbè. Vediamo se Dyson mi dirà.
Quanto ci metterà a diventare normale una tecnologia del genere?
Non ci vorrà molto: 1-2 anni per la diffusione tra i primi utenti tecnofili, ci vorrà naturalmente più tempo (forse molto) perché diventi uno standard di mercato.
Il prezzo di listino, 459 euro, lo colloca circa 90 euro sopra i concorrenti diretti di fascia alta, Philips Sonicare Prestige 9900 e Oral-B iO Series 10. Fuori dalla portata dell’acquisto impulsivo, insomma. Chi ci guadagnerà per primo sono probabilmente le persone con gengiviti ricorrenti o difficoltà motorie nell’uso del filo. Non certo chi cambia spazzolino ogni tre anni (non si fa!) senza guardare troppo per il sottile.
Non è la prima volta che Dyson entra “a gamba tesa” in categorie dove nessuno se l’aspettava: prima le cuffie che purificano l’aria, poi un intero collare per filtrare lo smog in metropolitana. Ogni volta la domanda è la stessa: se la tecnologia risolva davvero un problema o lo confezioni meglio.
Qui il problema è reale quanto la placca che si accumula tra un molare e l’altro mentre nessuno guarda. Lo stesso terreno su cui si muoveva già Willo, il robot spazzolino pensato per i bambini, con ambizioni più modeste ma lo stesso obiettivo di fondo.
Il filo interdentale non è ancora sparito da nessun bagno. Ma da oggi ha un concorrente che gli guarda dentro la bocca 28 volte al secondo.