C’è chi aspetta mesi per un ecocardiogramma, dopo che il medico lo ha prescritto: serve un tecnico specializzato, un apparecchio dedicato, un appuntamento che in molti sistemi sanitari non arriva prima. Nel frattempo la malattia, se c’è, continua a progredire: e nello scompenso cardiaco il tempo perso è tutta terapia mancata.
All’Imperial College di Londra hanno provato a saltare l’attesa. Non con una macchina nuova, ma con l’esame che quel paziente probabilmente ha già fatto: l’elettrocardiogramma, dieci elettrodi e cinque minuti in ambulatorio. Un po’ come lo stetoscopio intelligente di cui avevamo scritto un anno fa, ma su un esame già più diffuso. Ci hanno addestrato sopra un sistema di intelligenza artificiale, e gli hanno chiesto di leggere qualcosa che l’elettrocardiogramma non era mai stato progettato per dire. Come è andata? Un secondo, che ve lo scrivo.
Cosa vede l’IA che il cardiologo non vede
I risultati, presentati al congresso della European Society of Cardiology a Monaco, arrivano da un test su 67.000 pazienti negli Stati Uniti. Il sistema ha identificato fino all’81% dei casi di scompenso cardiaco e fino al 90% delle malattie delle valvole, partendo da un tracciato che nella pratica clinica normale non basta a diagnosticare nessuna delle due cose.
“Superhuman AI” è la definizione usata dal dottor Ahmed El-Medany, ricercatore della British Heart Foundation a Imperial. Un’etichetta pesante, ma la sostanza è più circoscritta: il segnale nel tracciato c’è già, il problema è che nessun cardiologo riesce a estrarlo a occhio nudo da un elettrocardiogramma standard. In sostanza: il modello, addestrato su 1,6 milioni di elettrocardiogrammi brasiliani collegati alle cartelle cliniche dei pazienti, impara pattern che anticipano diagnosi future.

A cosa serve davvero, per ora
L’idea non è sostituire il cardiologo, ma smistare prima. Se un software può leggere elettrocardiogrammi già raccolti di routine e segnalare chi ha più probabilità di avere un problema strutturale al cuore, quei pazienti possono saltare la fila per l’ecocardiogramma.
“Una tecnologia come questa potrebbe aiutare a dare priorità ai pazienti con più probabilità di avere un’anomalia cardiaca”, ha detto la dottoressa Sonya Babu-Narayan, cardiologa della British Heart Foundation.
Il progetto più ampio, comunque, guarda oltre lo scompenso: gli stessi modelli sono stati usati per infarti, aritmie, diabete e malattie renali, con accuratezze tra il 70 e il 93%. La ricerca è già in fase di commercializzazione tramite una spinout chiamata Cardiovolt.ai.
Qualche precisazione dal vostro divulgatore della Vergine, scientista il giusto, ma pignolo in modo spietato (nel vostro interesse). Il sistema non ha ancora attraversato il processo di validazione clinica e approvazione regolatoria necessario per l’uso ospedaliero nel Regno Unito, un po’ come i tempi che avevamo raccontato per l’elettronica indossabile sul cuore, promettente sulla carta e poi rallentata proprio dalla regolamentazione. Uno strumento che segnala pazienti da approfondire fa una dichiarazione clinica a tutti gli effetti, e deve rispettare i requisiti sui dispositivi medici prima di entrare nei reparti.
Un elettrocardiogramma costa pochi euro e si fa in cinque minuti da ottant’anni. Forse la parte più difficile da accettare non è che un’intelligenza artificiale lo legga meglio di un cardiologo: è che lo stesso identico esame, fatto uguale da decenni, nascondesse così tanto senza che nessuno se ne accorgesse prima. Quanti altri test di routine, chissà, stanno aspettando solo qualcuno che li legga meglio.
Lo studio in numeri
Presentazione: risultati presentati al congresso European Society of Cardiology 2026, riportati da The Guardian. Dati chiave: 67.000 pazienti testati negli USA, fino all’81% di casi di scompenso cardiaco identificati, fino al 90% di malattie delle valvole. Training su 1,6 milioni di ECG brasiliani più alcuni milioni di tracciati statunitensi.
Quanto manca all’uso in ospedale
Dai 3 ai 7 anni tra validazione clinica e adozione ospedaliera diffusa. Lo stesso team ammette che i risultati mostrano cosa si può estrarre da un elettrocardiogramma, non ancora se usarlo davvero cambi gli esiti dei pazienti. A trarne vantaggio per prima sarebbe chi già oggi aspetta in coda per un ecocardiogramma: i dispositivi ECG portatili annunciati per il futuro, capaci di intercettare persone mai indirizzate a nessun controllo, restano un passo più lontano e più incerto.
