I rover lunari hanno sempre avuto le loro ruote e un verso giusto verso l’alto. Proprio questo li ha tenuti lontani dai posti più interessanti: i crateri sempre in ombra del polo sud della Luna, dove il terreno è troppo ripido per rischiare un ribaltamento senza rimedio. La palla gonfiabile (scusate la definizione brutale, non me ne vengono altre) che il Texas A&M sta testando rovescia il problema alla radice: visto che non ha un lato giusto, non può cadere dal lato sbagliato.
A febbraio, in una cava fangosa del Texas, un robot da 150 chili è rotolato giù per un pendio sconnesso. È rimbalzato su sassi e ghiaia e non si è mai fermato dritto, perché di verso “dritto” non ne ha uno. È largo circa due metri, ha la forma di una palla e si chiama RoboBall III. Lo stanno sviluppando per raggiungere il fondo del cratere Shackleton, vicino al polo sud lunare, dove la luce solare non arriva da miliardi di anni.
Perché una palla e non un rover
Il cratere Shackleton è largo 21 chilometri e profondo più di quattro. Le sue zone in ombra permanente potrebbero custodire ghiaccio d’acqua, prezioso sia come archivio scientifico sia come risorsa futura, come i progetti già allo studio per il polo sud lunare lasciano intuire. Un rover a ruote, su quel pendio, rischia di ribaltarsi. E lì la missione finisce: nessuno può andarlo a rimettere in piedi. Come detto: una sfera, semplicemente, non si ribalta.
“La NASA non lascerà mai che gli astronauti si avvicinino a questi crateri, perché se qualcuno ci cade dentro non lo si può tirare fuori” ha spiegato Rishi Jangale, dottorando al Texas A&M.
“Quindi abbiamo pensato: quale forma migliore di una palla per rotolare giù da un pendio?”
RoboBall si muove spostando un pendolo interno: ha due soli attuatori, protetti dentro il guscio gonfiabile che fa anche da scudo contro polvere e rocce. In una sola parola: ingegnoso.

Lo studio in breve
Pubblicazione: R. Jangale, D. Pravecek et al., “RoboBall: mission concept for lunar permanently shadowed regions”, pubblicato su IEEE Transactions on Field Robotics (2025).
Dati chiave: peso 150 kg, diametro 2 metri, carico 16 litri. Pendenze superate: 20 gradi. Costo attuale: circa 230.000 euro.
Il concept prevede che un rover trasporti RoboBall al bordo del cratere e la lasci rotolare giù. La sfera poi rimanda indietro i campioni con piccoli razzi lanciati dal suo interno (ecco, questa parte al momento mi sembra la più complessa).
La NASA aveva già provato, negli anni 2000, sfere “Tumbleweed” spinte dal vento per Marte. Mancava però il controllo sulla rotta. RoboBall ha propulsione e “sterzo” propri.
Quanto è lontana dalla Luna questa palla robot?
Dunque, vediamo. Il guscio ha già resistito a schegge d’acciaio e a -184°C. Non è però ancora qualificato per gli estremi di un cratere in ombra permanente, e l’elettronica adatta allo spazio costerebbe molto di più. Serve anche più autonomia, perché oggi il pendio va gestito con controllo umano costante. C’è pure un rovescio della medaglia: la forma sferica fatica a fermarsi accanto a una roccia precisa, e ripararla è complicato.

“Devi smontare tutto il robot. È come un intervento a cuore aperto su una palla che rotola” ha detto il dottorando Derek Pravecek.
Robert Ambrose, oggi al vertice del laboratorio robotico texano, aveva avuto l’idea già nel 2003 alla NASA. L’aveva messa da parte, poi ripresa nel 2021: lo stesso anno in cui il Giappone annunciava una propria palla robot trasformabile diretta alla Luna. Rinunciare alle ruote è un’idea che torna sempre, quando il terreno si fa ostile, come mostra anche un altro robot che ha rinunciato a una parte del corpo per guadagnare efficienza.
I tempi prima di un vero lancio
Dai 7 ai 15 anni, vedremo poi se sarà in questa forma esatta o no.
Serve elettronica qualificata per lo spazio e un’autonomia che oggi manca. A beneficiare per primi sarebbero le missioni scientifiche, non gli astronauti. Quelli, al bordo del cratere, resteranno a guardare.
Al Texas A&M ci sono già due prototipi funzionanti: per ora quella palla assomiglia più a un giocattolo caduto da una collina texana che a un’astronave. Ma quando il terreno diventa troppo ripido o pericoloso per un rover normale, smettere di combattere la gravità comincia a sembrare, semplicemente, l’unica cosa sensata da fare.
