Chi ha portato via circa 5,8 miliardi di euro da Binance, il più grande exchange di criptovalute del mondo? Per TRM e Chainalysis, due società americane di analisi blockchain citate da AP, il responsabile più probabile è TraderTraitor, un’unità di hacker nordcoreana. Giovedì 29 ottobre 2026 avrebbe spostato gran parte del bottino in circa 20 minuti. Binance ha riconosciuto l’attacco e promette di rimborsare i clienti, ma sull’identità degli autori non si pronuncia.
L’attacco a Binance: 10 blockchain e circa 20 minuti
Binance stima l’impatto in circa 5,8 miliardi di euro, mentre Chainalysis, che valuta i token al prezzo del momento, ne conta circa 5,4. TRM ha ricostruito i movimenti su 10 blockchain, con gran parte dei fondi usciti in circa 20 minuti, come riferisce la CBC. Dividendo la stima di Binance per quei 1.200 secondi, il ritmo sarebbe di circa 4,8 milioni di euro al secondo. Il valore è un tetto teorico, perché una parte dei trasferimenti è avvenuta più tardi.
La prima indagine dell’exchange, raccontata da CoinDesk, parte dal laptop compromesso di un ingegnere DevOps, il tecnico che cura i server. Da lì l’aggressore avrebbe raggiunto i sistemi interni e fatto partire prelievi non autorizzati. Venerdì Binance ha aggiunto che l’indagine ha trovato altri punti di violazione, e dichiara di non aver rilevato fughe di chiavi private.
Perché TRM e Chainalysis indicano la Corea del Nord
TRM attribuisce l’attacco con alta confidenza a TraderTraitor. L’FBI usa quel nome per l’attività informatica nordcoreana che nel febbraio 2025 ha colpito Bybit per circa 1,4 miliardi di euro, come ricorda la NBC. Il confronto con i casi precedenti riguarda i preparativi iniziati molto prima del colpo e le firme delle transazioni ottenute in anticipo, secondo la CNBC.
Jonathan Levin, CEO di Chainalysis, giudica l’attribuzione probabile. Un portavoce di Binance non conferma il legame con Pyongyang e dice di lavorare con le forze dell’ordine per identificare i responsabili. In altre parole, la tesi nordcoreana nasce dalle somiglianze con i furti passati. Nelle fonti consultate manca ancora un’attribuzione ufficiale, mentre per Bybit l’FBI l’aveva emessa pochi giorni dopo l’attacco.
Chi paga il conto: il fondo SAFU e i fondi congelati
Changpeng Zhao, fondatore di Binance che non guida più l’azienda, ha scritto su X che i fondi degli utenti sono al sicuro. Secondo CoinDesk il fondo SAFU, creato nel 2018, contiene circa 920 milioni di euro in bitcoin, e Binance lo userà insieme a risorse proprie per coprire le perdite. Con i partner blockchain sono stati congelati circa 2,8 miliardi di euro, di cui circa 1,4 miliardi in USDT bloccati da Tether e circa 740 milioni in USDC bloccati da Circle. Restano fuori circa 3 miliardi di euro, stando a una stima citata dalla CNBC. I prelievi sono sospesi e dovrebbero ripartire entro 1-2 giorni.
Binance e i soldi nordcoreani: un incontro già visto
Il nome di Binance compare da anni nei dossier sui fondi di Pyongyang, ma sempre dalla parte di chi li ripulisce. Un’inchiesta di Reuters del 2022, riportata da The Block, descrive il gruppo Lazarus al lavoro sull’exchange. Con conti aperti su Binance il gruppo aveva mosso circa 5 milioni di euro rubati nel 2020 a Eterbase, una piattaforma slovacca. Binance avrebbe trattato in tutto almeno circa 2,2 miliardi di euro di fondi illeciti. Nel 2023 Zhao si è dichiarato colpevole di un reato legato ai controlli antiriciclaggio e ha lasciato la carica di CEO. Nel 2025 Donald Trump lo ha graziato, ricorda l’AP.
Futuro Prossimo aveva raccontato nell’aprile 2025 come dietro i gruppi che si presentano come attivisti operino spesso apparati di Stato. Il 2 ottobre 2026 ha raccontato il caso Fideuram, 95 milioni di euro e una voce finta al telefono.
Nel 2025 il responsabile della sicurezza di Binance, Jimmy Su, indicava Lazarus come la minaccia più grande. Spiegava anche di sorvegliare i ritmi di lavoro dei dipendenti, perché un collega che non dorme mai può essere uno di loro. Per l’attacco di giovedì, la prima ipotesi di Binance parte invece dal laptop di un ingegnere DevOps.
O tempora, o mores!