Il Boeing X-37B è lungo 8,92 metri, ha un’apertura alare di 4,55 metri e ha volato per la prima volta nell’aprile del 2010. Per anni è stato l’unico oggetto del suo genere di cui conoscessimo le misure esatte: una navetta in miniatura senza equipaggio, lanciata su un razzo e riportata a terra su una pista come un aereo qualsiasi. Poi, nel settembre 2020, qualcun altro ne ha messo in orbita una copia. E non ha detto quanto fosse grande.
Ora lo sappiamo, perché la Defense Intelligence Agency statunitense ha diffuso la fotografia più nitida mai resa pubblica dello spazioplano Shenlong, il veicolo riutilizzabile cinese costruito da CASC. L’immagine arriva da un satellite commerciale, scattata a meno di 90 chilometri di distanza. In orbita, 90 chilometri sono una carezza.
Nove metri, quattro e mezzo: vi ricorda qualcosa?
Shenlong, “drago divino” per chi traduce, misura circa 9 metri di lunghezza per 4,5 metri di apertura alare. Ha una fusoliera portante ad ala a delta, aerodinamica pensata per il rientro ipersonico, decolla in cima a un Lunga Marcia 2F/T e atterra su pista. Rimettete accanto i numeri dell’X-37B e fate la sottrazione. Vengono fuori 8 centimetri di differenza in lunghezza e 5 in apertura alare.
Non è una novità, in senso storico. L’Unione Sovietica aveva già costruito il Buran guardando lo Space Shuttle, e prima ancora aveva ricalcato più di un caccia occidentale. Quando una configurazione aerodinamica funziona, chi arriva dopo ha pochi motivi per inventarsi una forma diversa e molti per non farlo. La fisica del rientro atmosferico non è particolarmente aperta alle interpretazioni personali.
La foto chiude anche una discussione tecnica che andava avanti da tempo tra gli osservatori. Si pensava che i pannelli solari fossero montati all’interno dei portelloni della stiva. Invece il veicolo ha un modulo di servizio a perdere, con pannelli dispiegabili. Più potenza disponibile a bordo significa missioni più lunghe, ed è esattamente la configurazione che la fotografia mostra.
Cosa mostra davvero l’immagine della DIA
Fotografia scattata il 28 maggio 2024 da un satellite di Vantor (ex Maxar Technologies) a meno di 90 chilometri dal bersaglio, diffusa dalla Defense Intelligence Agency e ripresa da New Atlas. Veicolo: circa 9 metri di lunghezza, 4,5 metri di apertura alare, lanciatore Lunga Marcia 2F/T, atterraggio su pista. Primo volo nel settembre 2020, quattro missioni orbitali finora. Elemento nuovo: modulo di servizio a perdere con pannelli solari dispiegabili.
Chi ha scattato la foto conta più di cosa c’è dentro
Il dato interessante non riguarda il drago, ma l’obiettivo puntato addosso. L’immagine viene da un satellite commerciale, un’azienda che vende fotografie della Terra e che, passando, ha inquadrato il veicolo militare di un’altra potenza. Fino a pochi anni fa questo tipo di avvicinamento era materia esclusiva delle agenzie di intelligence meglio attrezzate del pianeta. Oggi lo fa un operatore privato con un listino pubblico.
In sostanza, il segreto orbitale sta diventando una condizione difficile da mantenere. Si può nascondere il carico utile, forse la missione, non la sagoma. Un oggetto in orbita bassa passa sopra la testa di chiunque abbia un telescopio decente e molta pazienza, e adesso anche sotto la lente di costellazioni commerciali capaci di avvicinarsi fino a poche decine di chilometri. La sorveglianza reciproca si è democratizzata nel modo più scomodo: tutti vedono tutti.
C’è però un particolare temporale che vale la pena mettere in fila. La fotografia è del 28 maggio 2024. La diffusione pubblica arriva adesso, fine ottobre 2026: 29 mesi dopo. Chi doveva sapere, sapeva da due anni e mezzo.
Cosa sa fare lassù lo spaceplane Shenlong
Insieme all’immagine, la DIA ha confermato una serie di capacità osservate: il veicolo rilascia piccoli carichi, manovra rispetto a loro, si avvicina e li ispeziona. Detto in modo meno asciutto, sa andare a guardare da vicino altre cose che orbitano. Tutto questo può essere perfettamente innocuo.
Collaudo di materiali e tecnologie, osservazione della Terra, risposta rapida a un evento improvviso: sono missioni civili, e nessuno ha dimostrato che il drago faccia altro. Lo stesso identico repertorio di manovre, però, serve anche ad affiancare un satellite altrui per ascoltarne i segnali, disturbarlo, nei casi estremi afferrarlo. La differenza fra le due letture non sta nell’hardware. Sta nelle intenzioni di chi lo comanda, che per definizione non si fotografano da 90 chilometri.
È la condizione classica del dual use, quella che rende questi veicoli politicamente più ingombranti di un missile. Un missile dichiara se stesso. Una navetta riutilizzabile da 9 metri resta invece ambigua per tutta la durata della missione, ed è precisamente il motivo per cui ne vogliono una tutti. Nel frattempo noi continuiamo a raccontare il futuro dalle auto che ripuliscono l’aria mentre corrono, e va benissimo così: anche quella è una tecnologia che decide cosa essere solo quando qualcuno la mette in strada.
Quanto manca a un’orbita sorvegliata dai privati
Le immagini ravvicinate di veicoli militari altrui, oggi un evento, nei prossimi 3-5 anni rischiano di diventare routine commerciale. Gli ostacoli sono concreti: le finestre di avvicinamento restano rare e costose, la risoluzione cala in fretta con la distanza, e nessun quadro normativo stabilisce davvero cosa sia lecito fotografare in orbita. I primi a guadagnarci saranno gli operatori di satelliti civili, che potranno verificare chi gli gira intorno senza chiedere il permesso a un ministero. Il ridimensionamento: una foto dice la forma, non il contenuto della stiva.
Resto con una sensazione strana, guardando quell’immagine. Da ragazzo il futuro orbitale me lo immaginavo come ce lo raccontava un certo capitano: esplorazione, contatto, diplomazia tra le stelle. La realtà è un drone alato di 9 metri che si avvicina in silenzio a qualcosa di qualcun altro, mentre un satellite privato lo fotografa alle spalle. Lo spaceplane Shenlong e il suo gemello americano fanno le stesse manovre, con le stesse misure, sopra le nostre teste. La domanda che mi porto dietro è semplice e senza risposta: quando due veicoli identici si incrociano in orbita bassa e nessuno dei due dichiara cosa sta facendo, chi stabilisce quale dei due si sta comportando male?

