Nel 2025 Musk aveva promesso che Starlink non avrebbe mai spento i terminali ucraini e che non li avrebbe usati come merce di scambio. Oggi Kyiv sostiene che quelli militari perdano il collegamento sopra i 160 km/h, e Musk risponde su X che Starshield (la versione per i governi) è controllata dagli Stati Uniti, e che i limiti li decidono il Pentagono e il presidente.
Una promessa fatta da un privato, valida per una rete che ora risponde a Washington: ancora una volta i destini di uno Stato passano da mani che non sono le sue.
Starlink e i droni: che cosa dice Kyiv
A dare l’allarme è stato Serhiy Beskrestnov, consigliere presidenziale, con un post su Telegram. Secondo lui i terminali Starshield perdono il servizio sopra i 160 km/h circa. Le forze armate non erano state avvisate e alcune missioni sono saltate, come racconta Teslarati.
Il 7° Corpo di reazione rapida ha riferito a Reuters cadute da 10 a 20 secondi già a 109-121 km/h. Il volontario Serhiy Sternenko, che cita rapporti militari, parla addirittura di rallentamenti a 60-69 km/h.
Per chi guida un drone a distanza, 10-20 secondi senza segnale durano parecchio. I terminali civili, al momento, risultano intatti. Tutte queste cifre arrivano da fonti ucraine che nessuno ha verificato in modo indipendente.
Poi è arrivata la correzione parziale: Mykhailo Fedorov ha ringraziato Musk per il collegamento riportato fino a 160 km/h, ma ha scritto che il tetto va tolto del tutto.
Chi fissa il tetto, SpaceX o Washington?
Musk, come dicevo, ha risposto su X che Starshield appartiene al governo americano e che i limiti li stabiliscono l’esercito e il presidente. Starlink, il servizio commerciale, resta limitato a usi civili o difensivi. La domanda cambia dunque indirizzo: dal privato passa al Pentagono, e nessuno dei due ha confermato di aver impostato il tetto.
I sospetti di Kyiv nascono dal calendario. Washington preme perché l’Ucraina smetta di colpire le raffinerie russe, e Trump parla di tregua energetica. Sabato Musk aveva scritto su X che Zelensky aveva esagerato. Prove che qualcuno abbia chiesto il limite non ne ha mostrate nessuno, né Kyiv né Varsavia, e una causa tecnica resta possibile.
Il ministro polacco Radosław Sikorski ha chiesto a Musk su X se stia di nuovo facendo politica con i suoi prodotti. La Polonia ha fornito più di 29.000 terminali e ne paga l’esercizio, circa 46 milioni di euro l’anno secondo lui.
A marzo 2022 scrivevamo che le Big Tech agivano ormai come attori quasi statali, con Starlink già al fianco dell’esercito ucraino. A marzo 2024 raccontavamo Starshield, la rete di satelliti spia che SpaceX allestirebbe per gli Stati Uniti.
Chi scrive le regole sulla rete, scrive anche quelle sul campo di battaglia.
Le cifre sul tavolo, e chi le ha date
Fonte principale: Reuters, 14 ottobre 2026, con le testimonianze del 7° Corpo di reazione rapida. Musk e Sikorski hanno parlato con post pubblici su X.
Dati chiave: a dicembre 2024 il Pentagono ha spostato circa 3.000 terminali ucraini su Starshield, con due contratti. A ottobre 2022 Musk stimava circa 18 milioni di euro al mese per Starlink in Ucraina, poi ha deciso di continuare a pagare.
Le alternative a Starlink, per ora sulla carta
Le alternative esistono: la società Stetman sviluppa un sistema satellitare proprio, UASAT-NANO, e in Europa se ne discute dal 2025. Nessuna ha ancora la scala di Starlink. Per ora Kyiv ha ottenuto una cosa sola, il collegamento fino a 160 km/h, e nessuna spiegazione su chi abbia fissato il limite.
La prossima volta che un tetto cambia, chi avvisa i piloti ucraini prima che il drone resti senza segnale?