Chi ha bevuto un frappè con una cannuccia di carta sa come va a finire: a metà bevuta si spappola. Quelle di plastica reggono benissimo fino in fondo, ma poi finiscono in mare (e ovunque, compreso il nostro corpo). In mezzo, a sorpresa, si fa avanti il legno. In Cina un gruppo di ricercatori è riuscito a renderlo modellabile e resistente all’acqua, anche se per ora esiste solo in laboratorio.
A guidare il lavoro sono Suiyi Li e Changlei Xia, della Nanjing Forestry University. Lo studio è uscito sul Journal of Bioresources and Bioproducts. Il punto di partenza è semplice: il legno è forte ma rigido, e quando si bagna si indebolisce. Loro lo lavorano proprio con l’acqua, a temperatura ambiente.
Che cosa succede al legno quando lo si lavora con l’acqua
Il legno è fatto soprattutto di cellulosa, che gli dà resistenza, e di lignina, una specie di cemento naturale che tiene unite le fibre. I ricercatori tolgono in parte la lignina, costruiscono tra le fibre una rete di legami e lasciano asciugare il materiale mentre si compatta. Il legno teme l’acqua da sempre: questa volta qualcuno gliel’ha messa dalla sua parte.
Quanto resiste, numeri alla mano
A secco il materiale arriva a 405,5 megapascal di resistenza alla trazione, cioè quanto sopporta di essere tirato prima di cedere. Per qualcosa che nasce da un albero è un valore molto alto. A umido scende a 86,7, poco più di un quinto, e così il legno tiene l’acqua ma una parte della forza la lascia per strada. Lo stesso gruppo, con altri coautori, aveva già misurato 483 megapascal di resistenza alla flessione. Per gli autori è più di quella di acciaio e leghe di alluminio (lo studio è su Advanced Materials).
Gli studi di Nanjing, con i loro numeri
Pubblicazione: gruppo guidato da Suiyi Li e Changlei Xia, su Journal of Bioresources and Bioproducts (comunicato di ottobre 2026). Titolo: “Ultra-strong, Shapeable and Water-Stable Wood via Room-Temperature Hydroplasticization for Sustainable Plastic Replacement”.
Dati chiave: 405,5 MPa a secco, 86,7 MPa a umido (21% del valore a secco, ricalcolo della redazione). Studio correlato: Advanced Materials, 2026, 483 MPa a flessione.
Dalla forchetta alla fabbrica ci sono ancora parecchi passaggi
Gli autori pensano a forchette, piatti e cannucce. La loro valutazione del ciclo di vita indica un’impronta di carbonio più bassa di quella di alcune plastiche derivate dal petrolio. Quel confronto non copre tutte le plastiche, e il calcolo l’hanno fatto gli stessi ricercatori. Prima di arrivare in fabbrica il processo va semplificato, ammette il comunicato, e restano da verificare costi, durata, contatto con il cibo, riciclo e una filiera forestale davvero sostenibile.
A novembre 2019 raccontavamo il legno trasparente e aumentato come materiale del futuro. Nell’estate del 2023 uno studio europeo trovava PFAS nel 90% delle cannucce di carta, e adesso il legno bussa di nuovo alla porta del bar.
Dalla provetta al vassoio del bar
Orizzonte stimato: almeno 7 anni, secondo la stima della redazione, e solo se la lavorazione si semplifica abbastanza da reggere una produzione di massa.
Servono costi competitivi, prove di durata e di sicurezza, e legno che arrivi da foreste gestite in modo sostenibile. I candidati più ovvi sono gli oggetti monouso leggeri indicati dagli autori, cannucce e posate.
Una cannuccia di legno così reggerà un frappè intero, a un prezzo che il barista accetti di pagare? Per ora, di certo c’è soltanto il laboratorio.