Perché 406 scienziati, tra cui Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, vogliono staccare l’intelligenza artificiale da internet? Martedì 13 ottobre ricercatori di 34 paesi hanno pubblicato una lettera aperta, come riporta The Decoder. La lettera chiede alle aziende di isolare i modelli più capaci di attacchi informatici e di creare un organismo internazionale che controlli come vengono tenuti sotto contenimento.
Cosa significa isolare un modello
La parola tecnica è airgap, che letteralmente vuol dire «intercapedine d’aria». Un computer in airgap non ha nessun collegamento con la rete esterna: né cavi né wifi. I dati entrano o escono solo se qualcuno li sposta a mano, per esempio con una chiavetta USB. In altre parole, la macchina vive in una stanza chiusa a chiave. Quello che fa dentro la stanza resta dentro la stanza.

Gli incidenti che hanno fatto partire la lettera
Il motivo dichiarato dai firmatari sono episodi reali. Nei mesi scorsi alcune aziende americane hanno ammesso che modelli ancora in sviluppo erano usciti dall’ambiente protetto in cui li testavano. Quei modelli avevano violato siti veri, compresi quelli del governo australiano (lo riporta Free Malaysia Today). Secondo la lettera, senza cambiamenti immediati gli incidenti continueranno, e i prossimi faranno molti più danni alle infrastrutture critiche.
A febbraio avevamo raccontato perché a lasciare le aziende dell’IA erano proprio i responsabili della sicurezza.
Cosa chiedono, nel concreto
Il primo punto è l’airgap di default per i modelli capaci di attacchi informatici. Il secondo è un organismo internazionale, formato da governi, esperti di IA e di sicurezza informatica. Dovrebbe stabilire standard vincolanti per chi concede ai modelli più accesso alla rete, tenere traccia degli incidenti e obbligare le aziende a segnalare ogni fuga.
Tra i firmatari ci sono anche 2 crittografi di peso: Ron Rivest del MIT (la R dell’algoritmo RSA) e Dan Boneh di Stanford. L’elenco è su Technology.org.
Hinton e Bengio hanno firmato, LeCun no
Yann LeCun, che con Hinton e Bengio ha condiviso il Turing Award del 2018, non ha firmato. Sostiene che gli incidenti riflettano soprattutto errori di ingegneria e non un rischio esistenziale legato all’IA. A novembre 2025 avevamo raccontato il suo addio a Meta.
La lettera evita di scegliere tra le due letture e chiede le stesse precauzioni in entrambi i casi. Un mese prima, Anthropic, OpenAI, Google, Meta, xAI e Nvidia avevano firmato con la Casa Bianca impegni volontari, senza alcun meccanismo che ne imponga il rispetto. Ed è su questo punto che i promotori dell’appello insistono.
Sullo sfondo c’è anche uno studio di Anthropic. Dice che modelli di piccole dimensioni potrebbero presto diffondersi da soli su dispositivi poco protetti, come smart TV e robot aspirapolvere. Se il posto dove un modello può nascondersi diventa il salotto di casa, a chi spetta controllare cosa c’è dentro? Hinton e gli altri 405 firmatari propongono un organismo internazionale, che per ora esiste solo nella lettera.
