Il 4 dicembre arriva nelle sale Gods Don’t Give Gifts, un film AI che il sito americano JoBlo presenta come il primo interamente generato con l’intelligenza artificiale a ottenere una distribuzione in sala. Il trailer è già online, e ve lo presentiamo in questo articolo, lo trovate più giù.
Il regista è Zack London, youtuber che guida il canale Gossip Goblin, e la storia è ambientata su NiiroCradle, un mondo dove i corpi si buttano via e la coscienza è diventata una merce. Ci sono parecchi aspetti da guardare in questa storia, e alcuni li avevamo già messi sul tavolo mesi fa.
Due cose diverse sotto la stessa etichetta
Conviene distinguere due casi, perché sotto l’etichetta “film AI” ne convivono due.
Un film REALIZZATO con l’AI usa un programma per montare, correggere un volto o ripulire un audio: è quello che hanno fatto registi come Doug Liman e Roger Avary, e perfino Ben Affleck nel suo nuovo film per Netflix, Animals.
Un film GENERATO con l’AI è diverso: immagini e personaggi nascono dal modello, a partire da un testo scritto da una persona. Il primo caso è un attrezzo.
Capita la differenza niente affatto sostanziale? Tra le due cose, credetemi, ci passa un mondo e mezzo.
Chi c’è dietro il film
Zack London (e anche questa è a suo modo una “sorpresa prevedibile” per usare un ossimoro) non arriva dal cinema tradizionale. Il suo canale YouTube supera 1,5 milioni di iscritti, e lì pubblica cortometraggi realizzati con l’AI.
La notizia è il suo salto al formato lungometraggio (anche se la sinossi, però, parla di quattro storie collegate). Chi conosce il cinema, però, sa bene che quattro episodi possono essere perfettamente quattro corti cuciti insieme da un filo conduttore. È una struttura più facile da reggere di un racconto che tiene in piedi novanta minuti con gli stessi personaggi. E a pensarci bene, uno dei miei film preferiti (Cloud Atlas) segue proprio questo schema.
Gli attori generati, il nodo più delicato
Il comunicato dei produttori insiste sul lavoro umano: doppiatori umani, squadre tecniche, scelte di regia e quant’altro. Io apro tantissimo alla sperimentazione, non scherziamo: però ammetto di non essere ancora pronto all’idea di un interprete totalmente generato. Il punto non riguarda la tecnica, ovviamente: ho visto già tanti film con protagonisti “di fantasia”, come quelli dei cartoni animati.
Ma nel caso di interpreti “in carne e ossa” temo la presenza davanti alla camera: mi affascina e mi atterrisce l’idea di un volto che non appartiene a nessuno, che recita emozioni che nessuno ha mai provato davanti a un obiettivo.
Dieci mesi fa avevamo previsto questo passaggio
Il 16 dicembre 2025 raccontavamo il dibattito hollywoodiano sull’intelligenza artificiale nel cinema: da una parte James Cameron nel consiglio di amministrazione di Stability AI, dall’altra Guillermo del Toro che diceva di preferire la morte a un film con l’AI. In quel pezzo citavamo Timur Bekmambetov, che lavorava già a un film quasi interamente generato con l’AI.
Ed Ulbrich, veterano degli effetti visivi, sosteneva che un film del genere potesse arrivare in sala entro la fine del 2026. Ebbene, ci siamo: Gods Don’t Give Gifts è arrivato. Lo ricorderemo come un nuovo treno dei fratelli Lumière, e in qualche modo le persone “fuggiranno” dalla sala per raccontare a tutti cosa hanno visto e provato.
Cosa resta da vedere
Il primo documentario generativo, già nel giugno 2024, andava nella stessa direzione: lo raccontavamo qui. Ogni volta il confine si sposta un po’ più in là. La domanda che resta è semplice e scomoda: quando si compra un biglietto, si paga per una storia o per il modo in cui è stata scritta con un programma?
Il 4 dicembre dirà quanti sono disposti a rispondere con il portafoglio d’ora in avanti.