Sul ponte di una nave della Royal Navy, tra una cassa di ricambi e l’altra, stava parcheggiato un quadricottero elettrico marchiato Malloy Aeronautics, modello T-150. Un drone cargo, in tutto e per tutto. Per gli otto mesi del dispiegamento indo-pacifico del Carrier Strike Group ha fatto il fattorino: pacchi, pezzi di ricambio, roba che passa da uno scafo all’altro senza bisogno di un elicottero. A fine settembre, in Florida, lo stesso mezzo ha abbattuto droni nemici.
La notizia arriva da BAE Systems, che del produttore britannico è proprietaria, e la racconta Interesting Engineering. Il razzo, di per sé, non sorprende nessuno; sorprende che qualcuno l’abbia montato su un mezzo progettato per consegnare la cena ai marinai.
Come un drone cargo diventa una batteria antiaerea volante
La prova si è svolta alla base aerea di Eglin, dentro la Joint Readiness Experimentation organizzata dall’ufficio ricerca e ingegneria del Dipartimento della Guerra statunitense. Il mezzo impiegato è il TRV-150, versione militarizzata del T-150, con un lanciatore a tre pod carico di razzi APKWS. Ha ingaggiato più bersagli aerei in un’unica sortita, senza mai scendere a terra per ricaricare. I bersagli erano droni d’attacco monouso, quelli che si schiantano sull’obiettivo e finiscono lì.
L’adattamento alle specifiche dell’Esercito americano l’ha curato SURVICE Engineering, azienda del Maryland. Il sistema di lancio arriva invece da FalconWorks, la divisione interna di BAE che si occupa di prototipi rapidi. A luglio 2025 un T-150 modificato aveva sparato per la prima volta una munizione di precisione, un colpo solo, contro un bersaglio a terra. Quella era una prova di concetto; questa è un lanciatore dichiarato pronto per la produzione, puntato verso l’alto.
Su distanze di ingaggio, numero di razzi sparati e percentuale di intercettazioni riuscite, BAE non dice nulla. Nemmeno una cifra. Ed è un silenzio che pesa, perché è esattamente lì che si gioca la differenza tra una dimostrazione filmata bene e un sistema d’arma che serve a qualcosa.
Cosa c’era davvero su quel quadricottero
Piattaforma: TRV-150, derivato del Malloy T-150, quadricottero elettrico da trasporto pesante. Armamento: tre pod con razzi APKWS, che trasformano i vecchi razzi non guidati da 70 millimetri (2,75 pollici) in munizioni a guida laser. Luogo: Eglin Air Force Base, Florida. Il precedente: luglio 2025, primo lancio di una munizione di precisione da un T-150 adattato. Resoconto completo su Interesting Engineering.
Perché razzi da 70 millimetri e non missili veri
APKWS esiste dagli anni Duemila e la sua idea è pigra nel senso buono: prendi un razzo non guidato che costa poco, gli infili in mezzo una sezione di guida laser, e ottieni qualcosa che colpisce dove punti. Viene usato contro bersagli a terra da anni. Da un paio d’anni lo si spara anche contro i droni.
Il conto della spesa spiega tutto. Un APKWS viaggia sui 35.000 dollari (circa 32.000 euro) a pezzo, secondo i dati di bilancio americani; un AIM-9X Sidewinder sta intorno ai 450.000 dollari, cioè 414.000 euro. I tre razzi appesi al TRV-150 costano insieme meno di un quarto di un singolo Sidewinder. E il bersaglio, dall’altra parte, è spesso un drone d’attacco che ne vale 20.000, di euro, motore a benzina incluso.
Questa è la vera partita della difesa aerea contemporanea: non abbattere, ma abbattere senza rimetterci. Chi attacca con sciami di droni economici non punta a sfondare le difese, punta a svuotarne i magazzini. Il principio lo avevamo già visto con Roadrunner, l’intercettore a decollo verticale che se non trova il bersaglio torna a casa e atterra, riutilizzabile per il lancio successivo. Qui la logica è la stessa, applicata però a un mezzo che esiste già nei magazzini.
Il lanciatore a tre pod risolve poi un problema banale e fastidioso. Atterrare, ricaricare, ripartire richiede minuti, e in uno sciame i minuti non ci sono. Tre colpi a bordo significano tre tentativi prima di tornare a terra, anche se quanti vadano a segno dipende da bersaglio, condizioni e fortuna.
Il fattorino armato e la tentazione della modularità
C’è una tendenza chiara dietro questa prova, ed è la fine della specializzazione. Lo stesso telaio porta scatoloni il lunedì e razzi il martedì, cambiando il carico come si cambia un accessorio. Costa meno che progettare un velivolo nuovo, e soprattutto costa meno tempo, che nelle forze armate è la valuta davvero scarsa.
Il fenomeno non è solo occidentale né solo offensivo. In Ucraina un quadricottero pesante ha evacuato un ferito dalla linea del fronte, inventandosi un ruolo medico che nessuno aveva scritto nelle specifiche. Stessa classe di mezzi, direzione opposta. Il drone cargo è diventato la base su cui tutti costruiscono qualcos’altro, ognuno secondo la propria urgenza del momento.
BAE e SURVICE adesso vogliono portare il sistema in mare, a protezione delle navi. Il che chiude il cerchio in modo quasi comico: lo stesso quadricottero che per otto mesi ha consegnato forniture tra gli scafi del Carrier Strike Group tornerebbe a bordo, stavolta con i razzi, a difendere le navi a cui prima portava i pacchi.
Quanto manca prima di vederlo sul ponte di una nave
Forchetta realistica: 3-5 anni per un impiego navale operativo, se i test marittimi partono davvero. Gli ostacoli sono tre e sono tutti noiosi. Il primo è l’autonomia: un quadricottero elettrico resta in aria decine di minuti, non ore, e con 3 razzi a bordo ancora meno. Il secondo è la designazione laser, che qualcuno deve pur fornire e mantenere sul bersaglio. Il terzo è il rollio di un ponte di volo, che per un decollo verticale carico di munizioni non è un dettaglio. A beneficiarne per prime saranno le unità navali minori, quelle senza un sistema antiaereo integrato. Il dato che ridimensiona l’entusiasmo: BAE non ha reso pubblica nemmeno una percentuale di successo.
Resta il fatto che ogni volta che qualcuno rende un mezzo più economico da armare, qualcun altro lo nota. Il drone cargo che spara razzi guidati è conveniente per chi difende una nave, certo. Ma è lo stesso ragionamento, identico nei numeri, che rende conveniente armare un quadricottero commerciale da 15.000 euro per chi non ha una portaerei. Quanto durerà il vantaggio di chi ci è arrivato per primo?
