Il 14 e 15 ottobre, nell’istituto Sklifosovsky di Mosca, un’équipe russo-cinese ha sostituito un tratto di midollo spinale di un paziente paralizzato con uno prelevato da un donatore in morte cerebrale. È il primo trapianto spinale umano dichiarato finora. A raccontarlo a New Scientist è il chirurgo cinese Xiaoping Ren, facendo seguito all’annuncio ufficiale, datato 16 ottobre, che porta la firma del sindaco della capitale Russa, Sergei Sobyanin.
Il caso è stato ripreso anche da Popular Mechanics, e ho deciso di rilanciarlo con un ritardo del quale non mi pento: perché il tempo in più che mi sono dato per raccontarvi i dati clinici non è bastato. A due settimane da un’operazione che farebbe la storia della medicina, durata ben 12 ore, ancora nessun dato clinico è stato pubblicato. E allora ve la racconto così, riassumendovi il materiale raccolto fino ad oggi.
Come funziona un trapianto spinale con la colla chimica
Il midollo spinale, lo sapete, è il “cavo di collegamento” che porta i messaggi tra cervello e corpo. Quando si danneggia gravemente quei segnali si fermano, perché le cellule nervose di questa zona si riparano pochissimo da sole. Secondo Ren, i chirurghi hanno tolto il tratto lesionato e lo hanno sostituito con quello del donatore. Per unire i due pezzi hanno usato la microchirurgia e il polietilenglicole (PEG), che aiuta le membrane delle cellule a fondersi. In altre parole, il PEG fa da colla chimica tra due monconi, come una saldatura su una tubatura. Quello che mi risulta difficile credere è che le fibre nervose formino collegamenti funzionanti, e il tessuto nuovo riceva sangue senza finire sotto attacco del sistema immunitario.
Cosa si sa del paziente operato a Mosca
Secondo le ricostruzioni, il paziente del trapianto spinale di Mosca aveva una lesione completa del midollo risalente a 3 anni prima. Nell’annuncio del 16 ottobre, rilanciato dal sito dell’istituto, Sobyanin scrive che l’uomo ha ora una possibilità di recupero e sta bene.
Della lesione non si conosce la sede, e non sono noti movimenti o sensibilità ritrovati: nessun resoconto clinico è passato per la revisione tra pari. Ren assicura che la documentazione sarà rilasciata a breve, e dice di aver spiegato al paziente ogni rischio possibile.
Perché i neuroscienziati frenano e cosa dicono gli animali
Melissa Andrews, neuroscienziata dell’Università di Southampton, dubita del rigore degli studi che hanno portato a questo intervento, e teme per il paziente un grosso carico chirurgico e un’alta probabilità di infezione. L’esperimento più recente sul PEG è uscito a giugno su PLOS One, firmato da un gruppo dello stesso istituto di Mosca. Riguarda 5 maiali con il midollo reciso di netto, 3 trattati con un gel di PEG e chitosano e 2 di controllo. Dopo 60 giorni i tre trattati camminavano su quattro zampe e gli altri due erano rimasti paralizzati.
Il paziente operato a ottobre, invece, aveva la lesione da 3 anni, e intorno a un danno così vecchio i tessuti si sono già adattati. Altre strade intanto hanno dato risultati: nel 2023 un’interfaccia cervello-midollo ha aiutato un uomo con lesione cronica a camminare e salire le scale, come pubblicato su Nature.
Lo studio sui maiali firmato da Canavero
Pubblicazione: Michael Lebenstein-Gumovski, Tanzila Rasueva, Dmitriy Kovalev, Sergio Canavero e altri, “Fusogen-induced recovery of spinal cord function and morphology after complete transection”, pubblicato su PLOS One (10 giugno 2026). DOI: 10.1371/journal.pone.0349579.
Dati chiave: 5 maiali Mangalica con il midollo toracico reciso del tutto, 3 trattati con il gel e 2 di controllo, seguiti per 60 giorni con riabilitazione. I trattati hanno recuperato la sensibilità dal secondo giorno e alla fine camminavano su tutti gli arti, i controlli sono rimasti paraplegici.
Cosa scriveva FP a giugno e cosa cambia a ottobre
Il 23 giugno FP aveva raccontato quello stesso studio sui maiali. Tra gli autori c’era Sergio Canavero, il neurochirurgo torinese che da una decina d’anni annuncia il primo trapianto di testa con scadenze sempre rinviate. In quell’articolo l’orizzonte stimato per un primo trial clinico serio era di almeno 10 anni, a patto che qualcuno replicasse i risultati su animali grandi. Quattro mesi dopo il PEG è finito in una sala operatoria dello stesso istituto, con un paziente vero.
Ren aveva firmato con Canavero e con il neurologo coreano C-Yoon Kim un editoriale del 2021 su come potrebbe funzionare un trapianto di midollo. Il testo elencava già i problemi, dal collegamento dei tessuti al rigetto. Sul fronte dei farmaci, FP ha seguito anche la polilaminina, una sostanza studiata per riparare le lesioni del midollo.
Con 1 solo paziente e nessun gruppo di confronto, anche un dito del paziente di Mosca che si muove tra qualche mese lascerebbe una domanda aperta. Resterebbe da stabilire chi l’ha prodotto, il trapianto spinale o la riabilitazione che lo segue.