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Medicina

Cellule CAR-T termocontrollate eliminano i tumori e prevengono le recidive

Un team realizza un notevole "upgrade" delle cellule CAR-T rendendole efficaci anche con tumori solidi e profondi.

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Un team di bioingegneri del Georgia Institute of Technology sta ampliando precisione e potenza della terapia che sta già rivoluzionando l’oncologia.

La terapia a base di cellule CAR-T è stata salutata da pazienti, ricercatori clinici, investitori e media come una cura eccezionale per alcuni tipi di cancro.

In cosa consiste la terapia CAR-T

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Schema della terapia genica CAR-T. Immagine – Agenzia Italiana del Farmaco

La terapia prevede l’ingegnerizzazione in laboratorio delle cellule T di un paziente, un tipo di globuli bianchi. Viene poi aggiunto un recettore chimerico dell’antigene (CAR), infine le cellule immunitarie CAR-T “personalizzate” vengono restituite al corpo del paziente, dove cercano e distruggono le cellule tumorali. È così che funziona, quando funziona.

È un’area nuova, in evoluzione e in forte espansione dell’immunoterapia. In questo momento nel mondo ci sono oltre 500 studi clinici che analizzano le cellule CAR-T per il trattamento del cancro.

CAR-T: per molti, ma non per tutti

La terapia CAR-T si è dimostrata molto efficace per i pazienti con tumori liquidi che circolano nel sangue, come la leucemia

Gabe Kwong, Dipartimento di ingegneria biomedica presso Georgia Tech ed Emory.

Sfortunatamente, per i tumori solidi (sarcomi, carcinomi) le CAR-T non funzionano bene, per diversi motivi. Un grosso problema è che le cellule CAR-T sono immunosoppresse dal microambiente tumorale.

Kwong e colleghi stanno apportando alcune modifiche cellulari per migliorare il modo in cui le cellule CAR-T combattono il cancro. Hanno aggiunto un “interruttore genetico on-off” alle cellule, e sviluppato un sistema di controllo remoto che invia le cellule T modificate in “missioni di precisione” del microambiente tumorale, dove uccidono il tumore e prevengono le recidive.

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Gabe Kwong

Il team ha illustrato il nuovo metodo in uno studio pubblicato di recente sulla rivista Nature Biomedical Engineering.

L’ultimo studio

Kwong e colleghi esplorano, come detto, la possibilità di controllare a distanza le terapie cellulari. Un modo per “mirare” con precisione ai tumori, ovunque si trovino nel corpo. Come? attivando con il calore le cellule CAR-T quando sono già all’interno dei tumori, superando i problemi di immunosoppressione.

In un test sui topi, i ricercatori hanno irradiato impulsi laser dall’esterno del corpo dell’animale, nel punto in cui si trova il tumore. I nanotubi d’oro iniettati nella zona del tumore hanno trasformato le onde luminose in calore localizzato, aumentando la temperatura a 40-42 gradi Celsius (104-107,6 F). È quanto basta per attivare l’interruttore delle cellule CAR-T, ma non così caldo da danneggerebbe i tessuti SANI, o le stesse cellule CAR-T.

Una volta “accese”, le cellule CAR-T iniziano a fare il loro lavoro, aumentando l’espressione delle proteine ​​che combattono il cancro.

CAR-T
Nei topi, le cellule ingegnerizzate vengono “accese” da un laser puntato direttamente nell’area del tumore.

Un incredibile upgrade genetico

La vera novità di questo studio, dice Kwong, è l’ingegneria genetica applicata alle cellule CAR-T. Un lavoro duro, che ha richiesto gli ultimi tre anni.

Ora le cellule CAR-T hanno un “interruttore” che risponde al calore e altri aggiornamenti: sono state letteralmente “ricablate” per produrre molecole che stimolano il sistema immunitario. E per produrle solo dove servono.

Queste proteine ​​che combattono il cancro sono davvero efficaci, ma sono troppo tossiche per essere somministrate per via sistemica. Con il nostro approccio otteniamo tutti i vantaggi senza gli svantaggi.

Gabe Kwong

I risultati? Straordinari

L’ultimo studio mostra che la terapia CAR-T ha curato il cancro nei topi. L’approccio del team non solo ha fatto fuori i tumori, ma ha prevenuto anche le ricadute, cosa fondamentale per la sopravvivenza a lungo termine.

Ulteriori studi approfondiranno ulteriormente la personalizzazione delle cellule CAR-T e il modo in cui il calore verrà irradiato sull’area del tumore.

“Sull’uomo utilizzeremo gli ultrasuoni focalizzati, assolutamente non invasivi e in grado di colpire qualsiasi sito del corpo”, dice Kwong. “Uno dei limiti del laser è che non penetra molto lontano nel corpo. In caso di tumore maligno profondo, questo è un problema. Vogliamo eliminare i problemi”.

Bravi, ragazzi. Eliminate.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn