A Lipsia, a metà Ottocento, il medico Carl Wunderlich infilava un termometro enorme sotto l’ascella dei pazienti e aspettava 20 minuti per leggere il numero. Ne misurò 25.000, e dalla media ricavò i 37 gradi di temperatura corporea che ancora oggi imparano tutti a scuola. Quel numero però sembra essersi consumato: secondo uno studio di Stanford su 677.423 misurazioni, chi vive oggi è più freddo di chi nacque nell’Ottocento. Una delle ipotesi è che ci ammaliamo molto meno, e che il corpo lavori a un ritmo più lento.
Vediamo come ci sono arrivati, perché 0,59 gradi si scrivono in fretta e si misurano con fatica.
Come Stanford ha ricostruito la temperatura corporea in 157 anni
Il gruppo di Julie Parsonnet, con la prima autrice Myroslava Protsiv, ha unito 3 archivi. Sono le cartelle dei veterani dell’Unione (1862-1930), l’indagine NHANES I (1971-1975) e i pazienti adulti di Stanford (2007-2017). Insieme fanno 677.423 misurazioni riferite a 197 anni di nascita diversi. Gli uomini nati intorno al 1990 hanno una temperatura più bassa di 0,59 gradi rispetto a quelli nati nei primi anni del 1800. Per le donne il calo è di 0,32 gradi, sempre rispetto alle nate nel 1890.
Il sospetto più ovvio riguarda i termometri dell’Ottocento, e la stessa Parsonnet ricorda che la termometria allora muoveva i primi passi. Per questo il team ha guardato l’andamento dentro ogni archivio, dove gli strumenti si somigliano. Anche nei dati dei veterani il calo si ripete a ogni decennio, con un ritmo vicino a quello complessivo di 0,03 gradi.
Tre archivi e 677.423 misure
Pubblicazione: Protsiv e colleghi, “Decreasing human body temperature in the United States since the Industrial Revolution”, pubblicato su eLife (2020). DOI: 10.7554/eLife.49555.
Dati chiave: 677.423 misurazioni da 3 archivi (veterani dell’Unione 1862-1930, NHANES I 1971-1975, Stanford Health Care 2007-2017), riferite a 197 anni di nascita. Il calo è di 0,59 gradi negli uomini e di 0,32 nelle donne, circa 0,03 gradi per decennio.
Perché il corpo di oggi brucia meno energia di quello dell’Ottocento
La spiegazione preferita da Parsonnet parte dall’infiammazione, la risposta con cui il corpo combatte le infezioni. Produce proteine capaci di accelerare il metabolismo (il ritmo con cui consumiamo energia) e di far salire la temperatura. A metà Ottocento il 2-3% della popolazione aveva la tubercolosi attiva, e tra malaria e malattie dei denti il conto delle infiammazioni quotidiane era alto. Oggi antibiotici e igiene l’hanno ridotto.
Ci sono poi le case: senza riscaldamento centralizzato né condizionatori, il corpo spendeva energia per tenersi caldo, mentre oggi trova una temperatura quasi costante.
Philip Mackowiak, che nel 1992 aveva misurato 36,8 gradi su 148 pazienti, resta scettico. Cita molte variabili non controllate, come il punto di misura: bocca e ascella danno letture diverse sulla stessa persona, e per i veterani resta ignoto quale fosse. Per lui 200 anni, in termini di evoluzione, sono un battito di ciglia.
La pillola di West e il calo di temperatura che c’era già
Nel novembre 2021 raccontammo l’idea del fisico Geoffrey West: una pillola che abbassi la nostra temperatura corporea, per ridurre il metabolismo e consumare meno il corpo. La temperatura è scesa da sola, senza ricetta, di 0,03 gradi a decennio, mentre una pillola per farlo ancora non esiste. Nello stesso periodo la speranza di vita è salita, e ai tempi di Wunderlich era di 38 anni. Se queste curve siano parenti o vicine di casa, i dati non lo dicono.
A 175 anni dalla sua misura, il 37 di Wunderlich resta il riferimento dei medici, e la temperatura corporea dei loro pazienti è scesa.