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Medicina

Cancro del retto, la FDA approva l’immunoterapia che evita il bisturi

Dostarlimab, immunoterapia approvata dalla FDA per un cancro del retto: a 1 anno il 68% dei pazienti era senza tumore visibile.

Cancro del retto, la FDA approva l'immunoterapia che evita il bisturi
Una flebo in reparto: la terapia ne prevede fino a 9, una ogni 3 settimane. Foto: RDNE Stock project / Pexels

Kelly Spill aveva 29 anni e un figlio piccolo quando le hanno trovato un tumore al retto di stadio 3. I medici le spiegarono che l’aspettavano chemio e radioterapia, poi un intervento che avrebbe potuto lasciarle una colostomia per sempre. Invece l’ha curata un’immunoterapia: 9 infusioni in 6 mesi, e del tumore non c’era più traccia.

Il farmaco si chiama dostarlimab, in commercio come Jemperli, e lo produce la GSK. Il 19 ottobre 2026 la FDA, l’ente americano che autorizza i farmaci, lo ha approvato per il cancro del retto di stadio 2 o 3: il discorso vale per chi ha un difetto genetico preciso, di cui parliamo tra poco.

L’approvazione è accelerata: la FDA la concede quando i dati promettono bene ma servono ancora conferme, e stavolta è arrivata con 4 mesi di anticipo sulla scadenza.

Come lavora questa immunoterapia sul tumore

Dostarlimab fa parte dei cosiddetti inibitori dei checkpoint immunitario, farmaci che tolgono il freno (appunto) al sistema immunitario. Le difese del corpo hanno un interruttore che dice «qui non c’è niente da attaccare», e i tumori lo sfruttano per nascondersi. Bloccandolo, le cellule immunitarie tornano a riconoscere il tumore e a distruggerlo, ovunque si trovi.

Il difetto genetico si chiama MSI-H o dMMR: le cellule non correggono gli errori di copiatura del DNA. Funzionano come una fotocopiatrice senza il controllo ortografico, e gli errori si accumulano fino a riempire il tumore di mutazioni. Sono altrettanti elementi estranei, e le difese del corpo, una volta liberate, ci si buttano sopra.

La cura dura 6 mesi, con un’infusione ogni 3 settimane per un massimo di 9: una flebo in ambulatorio, dopo la quale si torna a casa. A maggio 2025 raccontavamo un’altra immunoterapia che nel servizio sanitario inglese era passata da 30-60 minuti di flebo a una puntura da 5 minuti.

Gli effetti collaterali riguardano circa 1 paziente su 5: stanchezza ed eruzioni cutanee, poi diarrea e un prurito difficile da sopportare. Sascha Roth, la prima paziente dello studio, andava in macchina da Washington a New York e tornava a casa lo stesso giorno.

Dai 12 pazienti del 2022 ai 154 di oggi

Il 10 giugno 2022 raccontammo il primo risultato: 12 pazienti su 12 con il tumore del retto sparito dopo 6 mesi di dostarlimab. Lo studio era stato presentato al congresso dell’ASCO a Chicago e poi pubblicato sul New England Journal of Medicine. Quel pezzo si chiudeva chiedendo campioni più grandi e un follow-up più lungo, cioè tempo per vedere se il tumore tornava.

I campioni più grandi sono arrivati con lo studio AZUR-1, che GSK ha presentato alla FDA. Erano 154 pazienti mai trattati prima, tutti con il difetto genetico giusto e con lo stesso schema di infusioni del 2022. A 1 anno il 68% era ancora in risposta clinica completa, cioè senza tumore visibile ai controlli, secondo il resoconto di Time.

Per più di 2 pazienti su 3 il bisturi è rimasto nel cassetto.

Nel 2022 la risposta completa era del 100% (12 pazienti su 12, a fine terapia). Oggi è del 68% su 154 pazienti, con il traguardo spostato a 1 anno dopo la fine della cura, quando le recidive hanno avuto il tempo di farsi vedere. Un’altra testata, OncNursingNews, parla invece del 71% di pazienti che non hanno avuto bisogno di altro oltre al farmaco, sempre in AZUR-1.

A guidare la sperimentazione di Memorial Sloan Kettering è Andrea Cercek, che considera la risposta duratura e reale, ma ammette che c’è ancora molto da capire su cosa significhi «risposta clinica completa». Avverte anche che a 6 mesi un tumore destinato a sparire può sembrare ancora lì, quindi conviene aspettare e guardare. Qualche paziente è stato operato comunque, perché i medici sospettavano che il tumore ci fosse ancora.

In 8 casi su 10, però, il pezzo asportato non ne conteneva traccia.

Schermi con immagini di risonanza magnetica in un reparto di radiologia, usate per controllare la risposta all'immunoterapia nel cancro del retto
La risposta clinica completa a questa immunoterapia si accerta con risonanza, PET, endoscopia e biopsia. Foto: Charlss GonzHu / Pexels

Gli studi dietro il via libera, in cifre

Pubblicazione: Andrea Cercek e colleghi, “Nonoperative Management of Mismatch Repair-Deficient Tumors”, sul New England Journal of Medicine (2025, DOI: 10.1056/NEJMoa2404512). Il primo risultato, del 2022, è sullo stesso giornale (DOI: 10.1056/NEJMoa2201445) e i dati qui sotto vengono da PubMed.

Dati chiave: nel 2022, 12 pazienti su 12 hanno avuto una risposta completa senza eventi avversi gravi, con un follow-up da 6 a 25 mesi. Nel 2025 i 49 pazienti con tumore del retto hanno avuto tutti la risposta completa, e 37 l’hanno mantenuta a 12 mesi. Fra i 117 pazienti dello studio, la sopravvivenza libera da recidive a 2 anni era del 92%.

Studio presentato alla FDA: AZUR-1, fase 2 a braccio singolo (NCT05723562), con 154 pazienti non trattati prima, di stadio 2 o 3. Ricevevano 500 mg ogni 3 settimane, per un massimo di 9 cicli. La FDA ha esaminato anche i 50 pazienti della sperimentazione di Memorial Sloan Kettering (NCT04165772).

Quanti pazienti ci rientrano, e quanto costa la cura

Il difetto genetico che serve riguarda dal 5 al 10% dei tumori del retto, cioè da 1 caso su 20 a 1 caso su 10. Prima di cominciare il tumore va analizzato con un test autorizzato dalla FDA: senza quell’esame non c’è modo di sapere se si rientra.

Per il prezzo bisogna guardare le altre indicazioni del farmaco, i tumori dell’endometrio con lo stesso difetto. Lì Time cita circa 9.200-11.000 euro a dose, di tasca propria (conversione mia, al tasso di cambio euro-dollaro di 0,92). Con 9 dosi un ciclo completo viene fra 83.000 e 99.000 euro, sempre secondo il mio conto. Un esorbito. GSK ha un programma che copre il costo per alcuni pazienti, ma la verità è che costa ancora troppo.

Per l’Italia e per l’Europa, nelle fonti che ho consultato, non compare una decisione dell’agenzia europea dei medicinali su questa indicazione. Tra un via libera americano e un letto d’ospedale italiano passano di solito mesi, spesso anni, e il prezzo si tratta a parte.

E gli altri tumori con lo stesso difetto?

Nello studio del 2025 il gruppo di Cercek ha provato il farmaco anche su tumori diversi dal retto, con lo stesso difetto di riparazione. In 35 pazienti su 54 la risposta clinica è stata completa, e 33 hanno scelto di non farsi operare.

Sul retto Cercek immagina un modello nuovo: partire dall’immunoterapia e controllare con più attenzione, con esami del sangue che cercano tracce di DNA del tumore. Solo se serve si passerebbe alla chemioradioterapia e poi al bisturi.

Luis Diaz, oncologo dello stesso centro, racconta di pazienti che rischiavano di non poter più avere figli e li hanno avuti. La terapia ha sostituito in un colpo solo chemio e radioterapia insieme a un intervento che cambia la vita.

Kelly Spill, intanto, ha avuto altri 2 figli dopo la cura, nel 2023 e nel 2025, e da 5 anni non ha più tumori. Oggi va dal suo medico di famiglia per una colonscopia ogni 2 anni.

A conti fatti, l’immunoterapia le ha lasciato un tagliando da calendario al posto di una colostomia. E questo fa tutta la differenza del mondo.