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Il futuro di ieri

Primo fax, lo ha davvero mandato Lincoln a un samurai giapponese?

Il primo fax ha 183 anni e Lincoln non poteva mandarne uno a un samurai: il Giappone ebbe il telegrafo solo nel 1869.

Primo fax, lo ha davvero mandato Lincoln a un samurai giapponese?

Il primo fax in servizio commerciale era una tavoletta coperta di vernice conduttiva, su cui si scriveva con un inchiostro che bloccava la corrente. Era il 1865, il messaggio partiva da Parigi e arrivava a Lione, e l’idea era di un abate di Siena, Giovanni Caselli, che aveva battezzato la sua macchina pantelegrafo.

Ci ripenso da quando ho letto una curiosità storica secondo cui nientemeno che Abraham Lincoln avrebbe potuto spedire un fax a un samurai. Detta così fa sorridere, e proprio per questo sono andato a controllare se regge. Le storie troppo belle vanno guardate in controluce, come le banconote.

Chi ha inventato il primo fax, e chi lo ha fatto funzionare

Il primo a provarci fu Alexander Bain, un orologiaio scozzese che il 27 maggio 1843 brevettò un telegrafo a stampa elettrico. L’idea nasceva dai pendoli degli orologi elettrici, che conosceva bene (la racconta ITPro). A un capo del filo una punta leggeva la superficie riga dopo riga, all’altro capo la riscriveva su carta.

Restava da sincronizzare i due capi, e lo fece Frederick Bakewell, che al posto dei pendoli mise dei cilindri rotanti (la cronologia completa è qui). Nel 1851 portò la sua macchina alla Great Exhibition di Londra.

Poi arrivò Caselli, che faceva il sacerdote e il professore di fisica a Firenze. Nel 1856 presentò un prototipo al granduca di Toscana Leopoldo II, che ne fu così colpito da pagargli gli esperimenti. Il passo decisivo fu Parigi. Dopo una dimostrazione nel 1860, Napoleone III gli mise a disposizione la rete telegrafica francese e i soldi per provarci (Italy on this Day).

Il nome lo scelse dal greco, e vuol dire più o meno scrittura a distanza universale.

Il servizio Parigi-Lione fu inaugurato il 16 maggio 1865 (ne scrive Italoamericano) e nel primo anno trasmise quasi 5.000 messaggi. Lo zar Alessandro II lo usò per scambiare documenti tra le sue residenze di San Pietroburgo e Mosca. Per un prete di Siena, una bella carriera.

Le date del fax, una per una

Bain e Bakewell: Bain ottiene il brevetto britannico n. 9745 il 27 maggio 1843. Bakewell brevetta la sua macchina a immagini nel 1848 e la mostra a Londra nel 1851 (Wikipedia su Bain).

Caselli e il Giappone: Caselli presenta il prototipo nel 1856 e brevetta in Europa nel 1861 e negli Stati Uniti nel 1863. Il servizio Parigi-Lione apre nel 1865 ed è esteso a Marsiglia nel 1867 (Italy on this Day). La prima linea telegrafica giapponese, Tokyo-Yokohama, entra in servizio il 14 settembre 1869 (Biblioteca della Dieta nazionale).

Lincoln, il samurai e il filo che mancava

La scheda da cui sono partito fissa al 1863 la commercializzazione del fax, anno del brevetto americano di Caselli e anche del discorso di Gettysburg. Sono 272 parole, una bagatella per qualunque ufficio di oggi. Da qui il ragionamento: Lincoln poteva mandarle a un samurai, che in quel decennio era ancora in giro, come il fax. La stessa idea, a parti invertite, circola dal 2021 come meme, e TruthOrFiction la giudica tecnicamente vera ma poco probabile.

Il brevetto europeo, però, è del 1861 e il servizio vero parte nel 1865, quindi ognuno può scegliersi la data che preferisce.

Il guaio sta nel filo. Il pantelegrafo viaggiava su linee telegrafiche già esistenti. Un fax senza un filo su cui viaggiare è solo un biglietto che non parte. Il Giappone inaugurò la sua prima linea telegrafica, tra Tokyo e Yokohama, il 14 settembre 1869 (lo conferma la Biblioteca della Dieta nazionale). Lincoln era morto da più di 4 anni e la Restaurazione Meiji stava già chiudendo il capitolo dei samurai.

Per arrivare al samurai, il discorso di Gettysburg sarebbe dovuto salire su una nave, come ogni altra lettera. A quel punto il fax non serviva a niente. Però mi resta l’immagine di quella pagina già scritta, con l’inchiostro che blocca la corrente. Aspetta su una sponda del Pacifico un filo che nessuno ha ancora steso.

Palo di legno con i fili del telegrafo in un paesaggio desertico: serve un filo perché il primo fax viaggi
Un palo e qualche filo: senza, nessun fax parte. Foto: Mark Direen / Pexels

Perché i giapponesi non hanno mollato il fax

Del rapporto dei giapponesi con il fax avevo già scritto nel settembre 2021, in un pezzo per questa stessa rubrica. Oggi mi sembra la prima puntata di questa storia. Vi comparivano il ministro ottantenne Naokazu Takemoto, deriso per un sito web che non funzionava, e l’hanko, il timbro personale che valida ancora i documenti. Rileggendolo, il capitolo mancante salta fuori da solo: nel 1936 il Giappone aveva già steso una rete telefotografica tra Tokyo e Berlino, per le Olimpiadi.

Faccio il conto: dal primo telegrafo di Tokyo alla rete per spedire immagini a Berlino passano 67 anni, e in quel tempo un paese arrivato al telegrafo dopo la morte di Lincoln ha imparato a trasmettere fotografie in Europa. Che poi abbia preso gusto alla cosa si capisce.

Anche la radio ci provò, e in un altro pezzo della rubrica l’avevo raccontato: nel 1938 l’inventore W.G.H. Finch trasmetteva i quotidiani di notte a un apparecchio che li stampava in casa degli abbonati. Lo stesso Finch avrebbe inventato il fax a colori nel 1946.

E oggi? Secondo un sondaggio dell’Internet Fax Research Institute riportato dalla BBC, l’87,5% degli imprenditori giapponesi intervistati considera il fax uno strumento indispensabile. Non so di che anno sia il sondaggio: la pagina che lo riprende non lo precisa.

Un caso da manuale è Yutaro Suzuki, che all’agenzia HoriPro cura la comunicazione di quasi 300 artisti. Prepara a mano i suoi progetti perché trova le email fredde, e per lo stesso motivo li manda via fax con la propria calligrafia.

Perché il fax non se ne va neanche da noi

Fuori dal Giappone il fax resiste soprattutto in sanità e negli studi legali. Secondo un articolo di business.com che cita Statista, nel 2024 circa il 17% delle imprese nel mondo lo usava ancora per le operazioni critiche. La scheda di Britannica da cui sono partito aggiunge la spiegazione che mi convince di più. Ogni fax riporta data e ora della trasmissione e i numeri di mittente e destinatario, e per questo i tribunali lo accettano come prova da decenni.

Caselli morì a Firenze nel 1891, in una casa modesta e senza aver tratto vantaggi economici dalla sua tavoletta. Il suo primo fax ha più di 160 anni, e nel 2026 c’è ancora chi lo usa per mandare una firma a mano. Credo che Caselli ci metterebbe un po’ a capire se questa sia una buona o una cattiva notizia.

Confesso che ci metto un po’ anche io.