Un tecnico di una compagnia telefonica giapponese, in una valle dove il ripetitore più vicino sta a chilometri di tornanti, ha visto il segnale comparire senza che nessuno avesse piantato un traliccio e senza scavi di alcun tipo. La cella era “leggermente” sopra la sua testa, a 16 km di altezza, appesa a un dirigibile stratosferico partito dal New Mexico il 9 agosto.
Il velivolo è di Sceye, azienda americana che costruisce HAPS, cioè piattaforme che restano in quota per settimane sfruttando l’aria rarefatta sopra le rotte aeree e sotto l’orbita terrestre. E come fanno a restare su tutto quel tempo? Presto detto: alimentazione solare di giorno, e batterie di notte. Il test appena effettuato ha trasmesso traffico telefonico reale verso il Giappone.
Perché un dirigibile stratosferico batte un satellite (sulla carta)
A 16 km di quota la latenza è ridicola rispetto a qualsiasi costellazione in orbita bassa, e il telefono che avete in tasca non ha bisogno di modifiche: vede una normale cella 4G o 5G, solo che la vede molto in alto. Ancora: un satellite va lanciato, un pallone si gonfia e sale e soprattutto si può far scendere, riparare, e poi rimandare su. Non è male.
Il Giappone, poi, è il cliente giusto. Montagne ovunque, isole sparse, terremoti che buttano giù le infrastrutture nel momento peggiore. Una cella volante che arriva in una zona colpita entro poche ore vale più di mille promesse di resilienza.
Prendiamo la calcolatrice? Un HAPS copre un disco con raggio dell’ordine dei 100 km, diciamo 31.000 km quadrati nelle condizioni migliori. Il Giappone ne misura 378.000. Fanno 12 dirigibili per coprire il paese in un colpo solo, senza contare i ricambi a terra durante la manutenzione, le rotazioni di fine missione e i mesi in cui i venti stratosferici non collaborano. Realisticamente si va oltre i 20 mezzi per un servizio continuo.
Il fantasma di Loon aleggia ancora
Google ci aveva provato per 9 anni con Loon, palloni che hanno davvero portato connettività in Kenya e in Perù dopo un terremoto. Chiusa nel gennaio 2021. Motivo ufficiale: i costi per utente non scendevano abbastanza da reggere un business. Succede.
Sceye ha un vantaggio che Loon non aveva. Non insegue il vento, anzi: lo contrasta, restando sopra un’area assegnata. E sul piano del vile denaro, il progetto ha già contratti pubblici attivi (negli USA) per il monitoraggio degli incendi e delle fughe di metano, cioè un ricavo che non dipende dal numero di abbonati telefonici. È la differenza tra vendere un sogno di connettività universale, come quelli che mettevamo in fila anni fa tra le innovazioni a impatto sociale destinate a cambiare il mondo, e farsi pagare per guardare in basso con una telecamera.
Quanto manca prima che una cella volante serva davvero a qualcuno
Forchetta plausibile per un servizio commerciale su aree limitate: 2028-2032. Ostacoli concreti: la durata dell’involucro sottoposto a raggi UV per mesi, lo spettro radio da licenziare paese per paese per una cella che si muove, il coordinamento con il traffico aereo durante salita e discesa.
I primi a beneficiarne saranno protezione civile e operatori in zone post-disastro, non gli abbonati.
Il dirigibile stratosferico di Sceye adesso è un puntino bianco che nessuno vede, 16 km sopra qualcuno che sta telefonando a sua figlia e non ha idea di dove vada la sua voce, prima di arrivare dalla persona che ama.