Tesla, Figure e una dozzina di altre aziende inseguono il robot umanoide che cammina in casa tua. Una startup di Tokyo ha deciso invece che il problema non è camminare: è stare fermi al posto giusto. MW costruisce case con braccia meccaniche fissate direttamente al soffitto: niente gambe, niente equilibrio da calcolare a ogni passo, niente batteria che si scarica per restare in piedi, niente di niente. E quindi cosa?
Il concept poggia su due pilastri: architettura residenziale su misura e hardware integrato (l’MW bot): la ciliegina sulla torta, poi, è un sistema operativo software chiamato MW Intelligence. Le braccia scorrono su binari a soffitto e finiscono in mani a tre dita. In una dimostrazione a Toyosu, sul lungomare di Tokyo, il braccio ha smistato correttamente la salsa di soia dagli ingredienti del frigo, ha preso un asciugamano dall’asciugatrice e lo ha piegato con cura. Con una maglietta, invece, si è bloccato a metà. È l’emozione della prima volta, sono ragazzi.
Perché il soffitto può battere le gambe
Le case giapponesi sono piccole, e un bipede ingombrante che deve districarsi tra mobili, animali e bambini spenderebbe gran parte della sua energia computazionale solo per non cadere. Un braccio fisso montato in alto elimina il problema alla radice: non deve bilanciarsi, deve solo raggiungere gli oggetti. È la stessa logica, aggiornata, dietro il maggiordomo a soffitto che Toyota mostrò nel 2020, e dietro il progetto britannico Moley Robotics, la cucina robotica capace di replicare i movimenti di uno chef. Cinque anni dopo, l’idea non è sparita, anzi: è diventata una casa in vendita, mentre altrove si continua a immaginare il robot domestico travestito da mobilio.
Il fondatore Shuzo Narita cita apertamente J.A.R.V.I.S., il maggiordomo AI di Iron Man, come ispirazione. Ma il modello di business è meno cinematografico: vendere case di lusso. MW ha già venduto una villa a tre piani nel quartiere Meguro e ne ha costruite altre a Yokohama e Fukuoka, con prezzi che oscillano tra 200 e 400 milioni di yen, tra 1,2 e 2,5 milioni di euro. Me cojo…no, aspetta, come si diceva in giapponese? Vabbè.
I numeri dietro l’ambizione
Finanziamento: 3 miliardi di yen (circa 18 milioni di euro) in seed capital, con una Serie A da 10 miliardi di yen in vista. Obiettivo dichiarato: 10.000 unità l’anno entro il 2035, circa il 5% del mercato residenziale nuovo in Giappone. Prima casa completamente funzionante attesa per il 2028.
Quanto manca davvero a case con le braccia
Per me, dai 5 ai 7 anni per un’adozione oltre la nicchia del lusso giapponese. Restano da risolvere il costo (ancora fuori portata per una casa media), la scalabilità della manifattura robotica e, banalmente, il capitolo magliette: se un braccio non sa ancora piegare un tessuto elastico, il salto dalla dimostrazione al catalogo quotidiano è più lungo di quanto suggerisca l’entusiasmo del fondatore. I primi a beneficiarne saranno quelli che possono permettersi 2,5 milioni di euro per una casa che sa fare il bucato da sola.
A differenza dei concorrenti che si limitano al software o comprano case già pronte, MW gestisce l’intera filiera: terreno, progettazione, costruzione, modelli AI e robot fisici. Un’integrazione verticale rara, che spiega perché servano quasi 18 milioni di euro solo per completare la prima generazione del prodotto. I robot umanoidi, del resto, arriveranno più tardi del previsto: chi punta su un’alternativa fissa al soffitto lo sta facendo anche per bypassare quell’attesa.
Narita stesso, sul suo blog, ridimensiona l’entusiasmo: “Non abbiamo ancora raggiunto nemmeno l’1% di quello che vogliamo fare, ma la visione iniziale sta prendendo forma, un pezzo alla volta”. Più di 1.000 richieste già arrivate, i primi Gen1 integrati in una casa mobile. L’espansione internazionale è fissata al 2029, verso mercati ancora non definiti.
Il paradosso resta lì, appeso al soffitto insieme al braccio: l’industria dei robot domestici ha passato un decennio a promettere gambe, e la prima azienda a vendere davvero qualcosa ha deciso di toglierle.
