C’è un momento preciso in cui la tecnologia quotidiana ha smesso di essere facoltativa. Non è quando arriva la novità: quello è ancora il regno dell’entusiasmo, dei primi adepti, del “figo, ma non serve davvero”.
È quando scompare l’alternativa.
Quando chiudono gli sportelli fisici perché “ormai fanno tutti online”. Quando la banca dice “per sicurezza serve conferma via app”. Quando il Comune ti guarda storto se chiedi il modulo cartaceo.
La tecnologia quotidiana conquista per erosione, non per invasione. Prima ti convince che è comoda. Poi elimina tutto il resto. E quando alzi la testa, ti accorgi che ci sei dentro. Come tutti.
La mappa delle cose che non scegli più
Prova a fare la spesa pagando solo in contanti. Non impossibile, ma disagevole. Prova a prendere un treno senza app e senza totem touch. Fattibile, ma con file e (in diverse stazioni) sportelli chiusi. Prova a trovare lavoro senza una email. Tecnicamente puoi, praticamente no. La tecnologia quotidiana si è installata nei punti di snodo. Quelli dove serve fare qualcosa che prima facevi in un altro modo, e ora quel modo non c’è più.
Il riconoscimento facciale per sbloccare lo smartphone? All’inizio sembrava un gadget. Poi è diventato standard. Poi hanno tolto il tasto fisico. Poi l’alternativa PIN è diventata lenta, scomoda, quasi punitiva.
La tecnologia quotidiana non ti costringe, ti stanca. Ti logora con piccole frizioni fino a quando cedere diventa più semplice che resistere.
Il ricatto gentile dell’efficienza
Un recente studio su privacy e tecnologie di riconoscimento, pubblicato su Frontiers in Big Data, analizza come i sistemi biometrici siano passati da strumenti facoltativi a infrastrutture critiche. Gli aeroporti americani testano il riconoscimento facciale per l’imbarco. Volontario, dicono. “Mica come quello in Cina”, penserete. Ma la fila alternativa è più lunga: e se tutti scelgono la via veloce, quella lenta sparisce.
Succede con tutto. La tecnologia quotidiana promette velocità, e la velocità prima o poi diventa dipendenza. Amazon ha allenato milioni di persone a consegne in 24 ore: ora aspettare 3 giorni sembra un’eternità. Le app di food delivery stanno convincendo sempre più persone che cucinare è fatica inutile. Gli assistenti vocali, invece, convincono che cercare manualmente è tempo perso.
Quando la privacy diventa un lusso
Il paradosso della tecnologia quotidiana è che più diventa indispensabile, meno puoi permetterti di rifiutarla. Vuoi evitare il tracciamento GPS? Certo, ma rinunci alle mappe. Vuoi pagare solo in contanti? D’accordo, ma preparati a battagliare coi bancomat capricciosi.
Come aveva segnalato il Parlamento Europeo già nel 2021, la sorveglianza biometrica di massa non si impone con la forza. Si normalizza con l’abitudine. Prima le telecamere negli aeroporti. Poi nei supermercati (come raccontato nel caso Foodstuffs in Nuova Zelanda). Poi nei condomini. Poi ovunque. “Tanto io non ho nulla da nascondere,” giusto? Va bene così, no?
La tecnologia quotidiana trasforma la privacy in un privilegio per chi può permettersi l’inconvenienza di farne a meno. Un po’ come comprare biologico o viaggiare lento: teoricamente possibile, praticamente solo per ricchi o anacoreti1.
L’illusione del consenso
“Ho accettato i termini e le condizioni.” Questa frase riassume il rapporto contemporaneo con la tecnologia quotidiana. Nessuno legge mai quei 47 paragrafi di legalese, ma tutti cliccano “Accetto” perché l’alternativa è non usare il servizio. E non usare il servizio significa rimanere fuori.
Il consenso informato richiede due cose: informazione e scelta reale. La tecnologia quotidiana offre la prima (sepolta in documenti illeggibili) ma nega la seconda. Puoi non accettare, certo. Ma poi non prenoti la visita medica. Non paghi il bollo. Non accedi al conto corrente.
È libertà, certo: libertà di rinunciare a vivere normalmente.
Tecnologia quotidiana, generazioni a confronto
Chi ha più di 50 anni ricorda un mondo senza tecnologia quotidiana obbligatoria. Ricorda quando potevi fare la fila alle Poste per pagare una bolletta senza essere guardato come un marziano. Ricorda quando non avere lo smartphone era normale, non un sintomo di arretratezza.
Chi ha meno di 30 anni non ricorda un mondo diverso. La tecnologia quotidiana è sempre stata lì, integrata, invisibile come l’acqua corrente o l’elettricità. Non si pongono la domanda “serve davvero?” perché non hanno mai conosciuto l’alternativa.
E forse è questo il punto di non ritorno: quando una generazione intera cresce senza alternative, quelle alternative smettono di esistere anche come concetto. La tecnologia quotidiana diventa natura. E chi la rifiuta diventa innaturale.
Quando e come ci cambierà (ancora) la vita
Nei prossimi 5 anni assisteremo all’integrazione di assistenti AI personali in ogni aspetto della vita quotidiana. Non come opzione, ma come standard.
Chi non userà questi strumenti potrebbe progressivamente, negli anni successivi, trovarsi tagliato fuori da servizi essenziali, opportunità lavorative, accesso a informazioni. La tecnologia quotidiana diventerà ancora più pervasiva, ancora più necessaria, ancora meno opzionale.
E non ti chiederai più se la vuoi o no, ma se puoi permetterti di non averla.
Approfondisci
Ti interessa il tema della sorveglianza tecnologica? Leggi anche perché l’UE vuole vietare il riconoscimento facciale. Oppure scopri cosa succede quando il supermercato diventa Orwell per capire dove porta questa strada.
Il paradosso finale non sarà sfuggito a nessuno: è il fatto che stiamo discutendo di tutto questo usando dispositivi che tracciano ogni nostra azione, su piattaforme che analizzano ogni nostra parola, con strumenti che abbiamo accettato senza avere, diciamocelo tranquillamente, alternative reali.
La tecnologia quotidiana ci ha conquistato mentre eravamo occupati a chiederci se volevamo essere conquistati. E ora la risposta non conta più.
E voi? Qual è la tecnologia che pensavate di poter ignorare, e che invece ora considerate indispensabile, quasi “obbligatoria”? Fatemelo sapere sui social di Futuro Prossimo.
- Per chi non lo sapesse, gli anacoreti sono eremiti o asceti che si ritirano in solitudine dal mondo per dedicarsi alla preghiera, alla contemplazione e a una vita austera. ↩︎