C’è un cartello con i limiti di velocità appena verniciato, davanti a una scuola, e la telecamera della tua auto lo legge da sé, mentre passi. Oggi succede solo questo: un confronto silenzioso tra quello che vedi tu e quello che “vede” il sistema. Ma se le cose cambieranno come vorrebbe l’UE, quel confronto potrebbe non restare più un dettaglio tecnico.
La notizia, rilanciata da diverse testate nelle ultime settimane, dice che dal 2030 le auto vendute in Europa potrebbero avere i limiti di velocità imposti via satellite. Anziché un semplice avviso, un taglio automatico della potenza, se stai andando troppo forte. È il tipo di titolo che merita una domanda semplice: dove sono le telecamere? È una candid camera? C’è qualcosa di vero? Se si, QUANTO c’è di vero? Vediamo un po’.
Quello che già esiste, e funziona così così
Partiamo da quello che è già legge, non da quello che potrebbe diventarlo. Dal luglio 2024 tutte le auto nuove vendute nell’Unione Europea devono avere l’ISA, l’Intelligent Speed Assistance. È un sistema che incrocia telecamere, GPS e mappe digitali per capire il limite di velocità e segnalarlo, di solito con un suono o una vibrazione nel volante. Chi guida può disattivarlo, anche se di norma si riaccende da solo a ogni riavvio, un po’ come i nuovi standard europei sui veicoli a guida autonoma stanno ridisegnando cosa un’auto può decidere da sola.
La proposta che circola ora vorrebbe fare un passo oltre. Usare il posizionamento satellitare, e in alcune versioni anche il 5G per affinare la posizione, non per avvisare ma per intervenire davvero: riducendo la potenza del motore quando il limite viene superato.
Qui però la fonte della notizia va guardata con attenzione, e almeno qui su FP lo facciamo ogni volta che sentiamo strombazzare qualcosa. Dunque, l’origine della notizia (ripresa ampiamente anche in Italia) è il Daily Mail: cita fonti industriali non identificate, secondo cui la Commissione starebbe discutendo la misura con case automobilistiche e organizzazioni per la sicurezza.
Un portavoce della Commissione, interpellato, non ha smentito e ha risposto che si tratta di discussioni “di natura puramente esplorativa”. In poche parole, è lo sottolineo: non esiste, per ora, nessuna proposta legislativa ufficiale con quella data del 2030 scritta nero su bianco. Però ci sono alcune cose che ho verificato.
Il numero che complica i limiti di velocità satellitari
Vi porto i dati di Thatcham Research, il principale ente britannico di ricerca sulla sicurezza dei veicoli. Thatcham ha testato diversi modelli di ISA su strada. E ha misurato due tipi di accuratezza: quella sulla distanza percorsa, e quella nel momento esatto in cui il limite cambia.
Sulla distanza, i numeri sembrano ottimi: il sistema peggiore arriva al 91,3%, il migliore al 98,39%. Ma nel momento critico, quando il cartello cambia davvero, l’accuratezza crolla: 74,3% per il peggiore (un errore ogni quattro cambi di limite) e 90,3% per il migliore. Sono stati anche registrati casi limite, con l’auto che mostrava limiti palesemente sbagliati.
È un dettaglio che pesa parecchio, se il piano è passare da “il sistema ti avvisa” a “il sistema decide per te”. Un errore di lettura oggi è un fastidio; domani, con la potenza frenata in automatico, potrebbe diventare un problema di sicurezza vero, magari proprio nel momento in cui serviva accelerare. Dai, siamo seri, secondo me al momento questa cosa nun se po’ fà.
I numeri di Thatcham Research
Accuratezza su distanza percorsa: dal 91,3% (peggior sistema testato) al 98,39% (migliore).
Accuratezza nel momento del cambio limite: crolla al 74,3% per il peggiore (1 errore ogni 4) e al 90,3% per il migliore. Rilevati anche casi di limiti mostrati palesemente errati, come 8 o 161 km/h.
Il GPS che decide quanto vai veloce? Ho un déja vu
Il tema, in realtà, non è nemmeno del tutto nuovo per chi segue queste cose da un po’. Lo scorso anno vi ho detto di come Washington e Virginia, negli Stati Uniti, avessero introdotto limitatori GPS obbligatori. Ma lì la logica era diversa. Puniva i guidatori recidivi dell’eccesso di velocità, non l’intera popolazione di automobilisti. La differenza tra i due casi è tutta lì: uno è mirato, l’altro sarebbe universale. E non è nemmeno la prima volta che qualcuno lega il rispetto dei limiti a una ricompensa tecnologica: in Canada hanno persino testato semafori che restano verdi solo per chi non supera il limite.
Che gli europei accetterebbero dei limiti di velocità imposti così è tutto da vedere. Le associazioni di consumatori e i costruttori hanno già bollato proposte simili come “tecnologie da balia”. E un’auto che rallenta da sola, magari per un limite letto male, rischia di trasformare un’idea nata per salvare vite in una ragione in più per non fidarsi del cruscotto.
Mi sbaglio?