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Tecnologia

La perdita di competenze da IA è invisibile, perfino ai medici

L'IA può erodere le abilità senza che chi la usa se ne accorga, e tra gli endoscopisti la perdita di competenze sembra già visibile.

Una persona di spalle lavora al computer davanti a monitor con scansioni del torace. Perdita di competenze
Foto: Tima Miroshnichenko / Pexels

Chi si affida al navigatore da anni sa cosa succede quando il telefono si scarica: la strada di casa sembra meno familiare di prima. È vero o no? Dai, ammettetelo. Una dinamica simile, in versione professionale, si chiama perdita di competenze (in inglese “deskilling”).

Secondo la filosofa Kaisa Kärki dell’Università di Helsinki può colpire chi usa l’IA ogni giorno, come medici e programmatori, senza che se ne accorgano. Lo spiega il comunicato dell’ateneo sul suo articolo, uscito su Human Affairs a settembre 2026.

Perché la perdita di competenze dovuta all’IA passa inosservata

Passa inosservata perché i modelli linguistici rispondono con un tono convincente, e questo spinge a fidarsi più del dovuto. Kärki osserva che i professionisti faticano a riconoscerla nella vita di tutti i giorni, anche per le distorsioni che accompagnano l’affidamento all’IA.

I modelli linguistici, ormai lo sanno tutti, sono i programmi come ChatGPT: scrivono testi plausibili, un po’ come un collega che parla con disinvoltura anche quando sbaglia. Sbagliano davvero, e un medico che si fida senza accorgersene rischia un errore clinico.

Il lavoro di Kärki è una rassegna della letteratura: ragiona su misure già pubblicate da altri, senza aggiungerne di nuove.

Cosa succede agli endoscopisti quando il software si spegne

Il caso più documentato riguarda le colonoscopie, un argomento che alla mia età inizia a farsi strada (per me e per i miei). In quattro centri polacchi, i medici abituati a un software che segnala i polipi hanno trovato meno lesioni quando lavoravano… senza software.

Lo studio è uscito su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, con prima firma di Krzysztof Budzyń e colleghi europei e giapponesi. Ha confrontato i 3 mesi prima e i 3 mesi dopo l’arrivo del software, a fine 2021, su 19 endoscopisti esperti. L’indicatore è il tasso di rilevamento degli adenomi, cioè la quota di esami in cui si trova almeno una crescita del colon che può diventare tumore. Senza l’IA è sceso dal 28,4% (226 esami su 795) al 22,4% (145 su 648), un calo relativo del 20%. Con il software acceso la quota era del 25,3% (186 esami su 734).

Lo studio sulle colonoscopie in Polonia

Pubblicazione: Budzyń, Romańczyk e colleghi, “Endoscopist deskilling risk after exposure to artificial intelligence in colonoscopy: a multicentre, observational study”, su The Lancet Gastroenterology & Hepatology (2025, volume 10, numero 10, pagine 896-903). DOI: 10.1016/S2468-1253(25)00133-5.

Dati chiave: nei 4 centri polacchi del trial ACCEPT, 19 endoscopisti esperti hanno eseguito 1.443 colonoscopie senza IA e 734 con IA tra settembre 2021 e marzo 2022. Il disegno è retrospettivo e osservazionale.

Chi risponde per un errore dovuto alla perdita di competenze?

Secondo Kärki la colpa non può ricadere tutta sul singolo professionista. È una colpa in qualche modo “sistemica”, insomma. Le teorie filosofiche della responsabilità la legano ad azioni compiute con consapevolezza, e un degrado che non si nota sfugge a questo schema. Il suo articolo si intitola «Who is Responsible for Tackling Professional Deskilling?» e conclude che il problema è sociale e strutturale.

I piloti, per esempio, si allenano a gestire il guasto del pilota automatico, e altri mestieri potrebbero imitarli. Il comunicato propone di testare ogni tanto i più esperti sulle abilità di base e di riservare alcuni compiti solo agli esseri umani. Propone anche fasi senza IA all’università e incentivi economici per chi conserva le abilità.

A maggio 2025 avevamo raccontato le competenze digitali per stare al passo con l’IA, e a giugno quelle più richieste dalle aziende. Lo studio di Helsinki aggiunge l’altro lato, le abilità da non lasciarsi sfuggire di mano.

Chi legge il fenomeno in modo diverso

Una rassegna di Kevin Crowston (Syracuse University) e Francesco Bolici (Università di Cassino) la dà per frequente, ma indica anche competenze nuove richieste dall’IA, come formulare bene le richieste e correggere ciò che il software produce. Gli stessi autori dello studio polacco ricordano che la loro ricerca è osservazionale, quindi altri fattori potrebbero aver pesato sul calo.

Un docente di gastroenterologia dell’UCSF, in una scheda del centro CODEX, aggiunge che i miglioramenti misurati con l’IA riguardano indicatori di processo, mentre gli effetti su diagnosi di tumore e mortalità restano da dimostrare.

Per controllare la perdita di competenze, un reparto di endoscopia potrebbe spegnere il software una mattina a settimana. Chi dovrebbe deciderlo, il primario o chi scrive le linee guida?