Che cosa chiede Washington ai capi delle aziende di intelligenza artificiale? Di parlare meno. Lo raccontano ad Axios parlamentari e consiglieri della Casa Bianca, anche tra i favorevoli all’IA. A loro dire la lobby del settore sta diventando un peso politico.
I dirigenti alternano promesse di prosperità e pistolotti sulla fine del mondo, a volte nello stesso intervento, con un effetto di colpo di frusta per chi ascolta.
Cosa rimproverano alla lobby dell’IA, partito per partito
Il senatore repubblicano John Curtis descrive un settore che lavora più staccato dagli americani di qualunque altro gruppo. Il deputato democratico Ro Khanna rimprovera a dirigenti come Sam Altman di chiedere al mondo di accettare qualche effetto negativo in cambio dei benefici. Per lui
«non ci si può fidare dei miliardari per decidere come tenerci al sicuro».
Chissà se lo pensa anche di quelli che finanziano le sue campagne. Il senatore repubblicano Bernie Moreno ha scritto a Dario Amodei, capo di Anthropic, contestando il tono dei suoi interventi. Il senatore democratico Chris Murphy vuole fare dei soldi dell’industria e dei data center un tema di campagna. Insomma, tra la politica USA e i capi “rampanti” dell’AI si è aperta (o forse c’è sempre stata) una frattura. Dopotutto, quello tra i governi e Big Tech è quasi un conflitto per la sopravvivenza.
Anthropic e OpenAI, i due casi che pesano di più
Le critiche si concentrano su Anthropic e OpenAI, e per la prima pesano 2 episodi. Il primo riguarda gli incidenti di sicurezza che avevano toccato siti governativi. L’avviso agli uffici federali è arrivato l’8 ottobre, 9 giorni dopo l’incontro del 29 settembre alla Casa Bianca a cui Amodei aveva partecipato. Il post sul blog è uscito il venerdì sera, e un funzionario ha parlato di informazioni tenute nascoste.
Il secondo è un disegno di legge sulla sicurezza dell’IA che prevedeva la prevalenza delle norme federali su quelle dei singoli stati (in gergo preemption), posizione che l’azienda aveva sempre contestato. Il testo definiva “catastrofico” un incidente AI che produce almeno 50 morti: un dirigente ha poi ritirato alcune parti del resto.
Su OpenAI pesano le obiezioni di Alex Bores, parlamentare dello stato di New York, per cui le proposte della società sono vaghe. Secondo lui l’obiettivo finale è impedire agli stati di legiferare.
Entrambe le aziende sono nel mirino di un’indagine in corso della FTC, la Commissione federale per il commercio.
Il sondaggio che spiega l’insofferenza
Un sondaggio di ABC News, Washington Post e Ipsos, condotto dal 9 al 13 ottobre su 2.545 adulti, offre un riscontro. Il 57% degli americani giudica l’IA negativa per la società e il 42% positiva. Il 17% la ritiene molto negativa e il 2% molto positiva, un rapporto di più di 8 a 1. Sui data center il quadro è più netto: il 66% si oppone a costruirne di nuovi e il 72% non li vuole nella propria comunità.
Il sondaggio di ottobre, partito per partito
Pubblicazione: sondaggio ABC News/Washington Post/Ipsos, rilevazione dal 9 al 13 ottobre 2026 su 2.545 adulti statunitensi (Ipsos KnowledgePanel).
Dati chiave: margine d’errore di 2 punti. Giudizio sull’IA per la società: negativo per il 63% dei democratici e il 58% degli indipendenti, mentre i repubblicani si dividono, 51% positivo e 47% negativo. Tra gli under 30 il giudizio negativo sale al 65%, dai 40 anni in su è al 53%.
In altri termini? “Combattere” contro l’AI porta voti, e siamo sotto elezioni.
Le risposte delle aziende e la diagnosi opposta
Un’altra lettura arriva dall’ex consulente legale della Casa Bianca Graziella Pastor. In un editoriale su Newsweek scrive che le aziende spendono miliardi per costruire il futuro e quasi nulla per spiegarlo. La sua ricetta è spiegare di più. Ma può essere solo un problema culturale? Onestamente io non credo proprio. L’impatto dell’Al sulla società, e quindi anche sulla struttura politica delle nazioni si annuncia dirompente. Voglio provocare una riflessione, magari chi legge questo articolo può rispondermi nei commenti: quanti altri incidenti AI potranno capitare prima che la politica accusi più o meno apertamente le aziende come OpenAI e Anthropic di essere sovversive? Meditate su questo scenario niente affatto impensabile.
Intanto il Congresso americano, con la Camera in pausa fino a inizio novembre, quasi certamente non approverà una legge organica sull’IA prima del voto. Il silenzio chiesto ai capi del settore costerebbe quindi poco alle aziende, mentre ogni loro uscita finirebbe nei comizi dei candidati.
Ad Altman e Amodei conviene stare zitti per un po’, e questo prevedo che faranno. Mi rendo conto che sia una novità insolita per una lobby che finora ha fatto notizia soprattutto con i post del fine settimana. O no?