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Società

Capitalismo e IA: ho messo alla prova le cifre di un saggio durissimo

L'intelligenza artificiale è davvero il punto d'arrivo definitivo del capitalismo? È quello che sostiene un saggio durissimo: ho messo libri pirata, Minab e liste elettorali accanto alle fonti, e mi sono fatto un'idea.

Capitalismo e IA: ho messo alla prova le cifre di un saggio durissimo
Illustrazione generata con IA (Magnific) per Futuro Prossimo

Nella notifica di risarcimento ricevuta da Anthropic, la ricercatrice Arundhati Roy ha trovato un numero di pratica e un PIN: praticamente il capitalismo in versione modulo. Ah! Quasi dimenticavo: c’era anche una riga in cui l’azienda diceva di non aver fatto nulla di sbagliato.

Lo racconta in Apocalypse Now and Then, il saggio uscito il 15 ottobre. Chiude con una richiesta sola: fermare le aziende dell’IA “with extreme prejudice”, testuali parole che ho lasciato in lingua originale, perché in inglese quel termine, “prejudice”, ha un senso molto più duro. Vi dico subito che condivido gran parte di quello che scrive, ed è il motivo per cui ho rimesso le sue cifre accanto alle fonti. Perché dare ragione a occhi chiusi a un’autrice di questa levatura sarebbe un modo poco rispettoso di leggerla.

Il capitalismo del Ciclope, che chiede regole su misura

Roy definisce i miliardari dell’IA “un Ciclope”: un mostro con un occhio solo che guarda le persone come i minatori guardano una foresta. La parte forse più affilata del saggio, però, non è quella che si risolve in questa definizione: riguarda le regole.

Quando le aziende chiedono di essere regolamentate, scrive, vogliono entrare nello Stato per avere denaro, terra, acqua ed energia che solo i governi possono dare.

Su questo abbiamo un precedente nell’archivio. A novembre 2023 ci eravamo soffermati su una frase di Sam Altman sui prodotti che sarebbero sembrati ridicoli accanto a quelli in cantiere. A dicembre ci chiedevamo se l’AI Act europeo non arrivasse troppo tardi. Roy aggiunge il pezzo che ci mancava per completare tutta la conversazione su queste aziende che improvvisamente hanno iniziato a dire che i loro stessi prodotti possono scatenare un’Apocalisse: chi vende la paura può vendere anche la protezione.

Armadi di server in un data center, l’infrastruttura che Arundhati Roy paragona al corpo di un Ciclope
Armadi di server in un data center. Foto: Brett Sayles / Pexels

Arundhati Roy e i libri: quanto vale una pirateria

Il caso giudiziario che Roy cita è Bartz contro Anthropic, e si è chiuso con un accordo da circa 1,4 miliardi di euro per quasi 500.000 titoli, cioè intorno a 2.800 euro a opera, oltre alle spese legali.

Roy scrive che i suoi libri sono stati usati senza permesso. Il giudice William Alsup ha distinto i due piani. Addestrare un modello su libri acquisiti legalmente è fair use, mentre scaricare oltre 7 milioni di volumi da siti pirata è una violazione, ed è su quel reato che l’azienda ha pagato. Per un’autrice la differenza conta poco, perché i libri sono finiti nella macchina senza che nessuno glielo chiedesse. Chi vuole far pagare i dati, però, deve sapere che per i libri comprati regolarmente un tribunale americano ha già detto che pagare non serve. Ma non è tutto.

Minab, dove la macchina fa da alibi

Nel suo saggio, Roy cita l’attacco del 28 febbraio alla scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran: 156 morti, tra cui ben 120 bambini. Per lei sono stati omicidi pianificati da una macchina, quindi tecnicamente senza colpevoli. I documenti usciti finora, però, raccontano una storia con parecchie persone dentro.

Secondo l’inchiesta interna del Pentagono ripresa da AI Weekly, il sito della scuola colpita era stato archiviato come base dei Pasdaran sulla base di dati vecchi. Il sistema Maven Smart System di Palantir lo ha proposto come obiettivo del primo giorno. I database segnalavano quei record come da rivedere, ma i comandanti hanno approvato lo stesso, scrive la CNN.

Palantir sostiene di non rispondere dei dati sottostanti. Un ex funzionario del Pentagono attribuisce il disastro ai tagli di personale. Il rapporto, a quasi 8 mesi di distanza, non è ancora pubblico. Capite la matassa? La macchina ha accelerato quello che persone avevano già reso fragile.

Il sistema propone e qualcuno firma, dimodoché ora ognuno può indicare l’altro e la responsabilità gira a vuoto. Una macchina che non risponde di niente è l’alibi più comodo mai costruito.

Nella storia, poi, c’è anche Claude. Secondo diverse testate il Pentagono usava Maven con Claude dentro. Defense One precisa che il modello sembra un componente di supporto e non genera i bersagli. Dario Amodei, lo scorso giugno, ha detto di non avere idea di che ruolo abbia avuto Claude nel massacro di Minab.

Ve lo ripeto ancora una volta: la capite questa matassa, o no?

Le cifre di Roy accanto alle fonti

Fonti usate: il saggio Apocalypse Now and Then (15 ottobre 2026); l’AP sull’accordo Bartz contro Anthropic; l’inchiesta del Pentagono su Minab; la risposta della commissione elettorale indiana sulle liste; l’AP sul fondo pubblico proposto da Sanders.

Dati chiave: 156 morti a Minab, di cui 120 bambini secondo Roy. Oltre 7 milioni di libri scaricati da siti pirata e quasi 500.000 titoli nell’accordo, con circa 2.800 euro a titolo al lordo delle spese. 133,7 milioni di nomi tolti dalle liste indiane a livello di bozza. Circa 7 milioni di elettori idonei esclusi senza spiegazione, secondo un economista.

Liste elettorali e fondi pubblici: dove le cifre ballano

Sull’India, Roy scrive che una revisione speciale delle liste elettorali ha cancellato 130 milioni di persone. La cifra ufficiale, per essere precisi, è 133,7 milioni di nomi, e la commissione elettorale la definisce fuorviante perché include assenti, trasferiti, defunti e duplicati. L’economista Surjit Bhalla stima che circa 7 milioni di elettori idonei siano stati cancellati senza spiegazione: un numero enorme.

Mettete questi segnali insieme, seguite il filo: milioni di idee trafugate, bambini uccisi senza apparenti responsabilità, diritti civili calpestati con un click, aziende che spaventano governi per ottenere vantaggi e protezioni: questo è solo l’inizio di quello che può succedere quando una “bacchetta magica” come quella dell’intelligenza artificiale viene usata da uno stregone ormai corrotto, il capitalismo, che conosce solo la magia nera per ottenere ciò che vuole.

E allora come si risolve?

Sul rimedio a questo stato di cose, Roy è cauta con soluzioni come quella proposta, ad esempio, da Bernie Sanders. Il senatore propone una tassa una tantum del 50% in azioni sulle aziende con oltre 184 milioni di euro di ricavi annui dall’IA. Il disegno di legge è fermo, e Roy ricorda che i dati verrebbero comunque estratti dal Sud del mondo mentre i profitti restano al Nord.

La mia lista di soluzioni è più prosaica e parte da cose già possibili. E se ci pensate ve l’ho anche già fatta: pubblicare il rapporto su Minab, dare una responsabilità legale a chi firma un bersaglio con una macchina accanto, pagare i dati quando non sono stati comprati. E togliere alle aziende la penna con cui scrivono le proprie regole. Lo firmo oggi, 22 ottobre 2026. Entro il 22 ottobre 2027 il rapporto del Pentagono su Minab uscirà solo in parte, con le sezioni su dati e personale annerite.

Per i suoi libri Arundhati Roy ha almeno un numero di pratica e un PIN con cui chiedere il risarcimento. Per le sue frasi, quando qualcuno le dirà che sembrano scritte da una macchina, il capitalismo non ha previsto nessun modulo e nessun codice.