Il videogioco che non finisce mai, con i suoi aggiornamenti continui e i pass stagionali da completare, sta perdendo terreno davanti a un’idea vecchia di 50 anni: una partita breve, una moneta, un cabinato (il mobile con schermo e pulsanti delle vecchie sale giochi) e un amico accanto da battere. Il giornalista Will Freeman la chiama una rinascita silenziosa: a Milton Keynes Pixel Bunker sceglie i giochi come una libreria sceglie i libri.
Lo racconta Keith Stuart nella newsletter Pushing Buttons del Guardian (14 ottobre), partendo da un fatto che mi strappa un mezzo sorriso. Negli ultimi 5 anni i grandi editori hanno investito centinaia di milioni in giochi pantagruelici alla Fortnite e Roblox. Ne sono usciti flop come Concord e Mindseye.
Io sono del 1975, quindi ho fatto in tempo a vederle tutte. Prima i gettoni che sparivano nei cabinati del bar, poi il Commodore 64 del 1985, dove ogni caricamento era un atto di fede. L’Amiga arrivò con i dischetti da cambiare a metà livello, e le console in salotto promisero di liberarci dalle monete. Ogni passaggio ci ha tolto qualcosa. Una partita da un gettone aveva un pregio: finiva.
Perché la sala giochi torna proprio adesso
Stuart segnala giochi nuovi che parlano la lingua dell’arcade, come Ace Combat 8, dove si vola e si spara senza dover costruire una base aerea. Star Wars Galactic Racer ti riporta all’inizio della stagione se sbagli una gara, e Marvel Tōkon: Fighting Souls è un picchiaduro in 2D esigente. Quel picchiaduro mi ha rimandato a Marvel vs. Capcom del 1998 (il cabinato qui sotto) e ai palmi sudati di quando dietro di te qualcuno aspettava il turno.
Freeman paragona i nuovi locali alle librerie indipendenti e ai negozi di dischi. NQ Japan, in apertura a Soho (Londra), punta sui cabinati giapponesi d’importazione, e intorno crescono bar con coin-op e cocktail come Continue e NQ64. Chi preferisce giocare a casa trova Analogue ed Evercade, console di alto livello per cartucce originali e raccolte di titoli rari. Stuart ricorda le cartucce Neo Geo d’importazione a 100 sterline l’una e nota che oggi si spende per l’autenticità, come per i vinili e i DVD.
Arriverà anche in Europa?
In parte è già arrivata. A Milano il Bug Arcade Bar di via Magolfa, zona Navigli, è nato nell’estate 2019 con videogiochi vintage a gioco libero e birre artigianali. Nel 2026 è arrivato Playroom, in via Watt al Giambellino, con cabinati per picchiaduro accanto alla pizza.
Nei registri di settore, però, le aperture europee dei mesi scorsi raccontano altro. A Namur, in Belgio, Arcade Nation ha aperto ad aprile 2026 con circa 30 giochi, molti dei quali a premi (macchine che sputano biglietti da cambiare in peluche). Nella stessa città, dentro un cinema Pathé, un altro locale ha pochi videogiochi e punta tutto sui premi. A Badalona, in Spagna, la prima sede iberica di Twister Arcade segue la stessa strada, come si legge nei resoconti di marzo e di maggio di Retro Refurbs.
Un segnale affine lo avevamo incrociato nel retro computing: a giugno 2025 raccontammo l’acquisto del marchio Commodore da parte di una squadra di fan, con ex ingegneri dell’epoca d’oro. Il filo è quello della nostalgia che sta tornando protagonista, di cui abbiamo scritto ad agosto.
Scommessa firmata, 22 ottobre 2026: entro il 2028 la sala giochi curata resterà in Europa un fenomeno di poche grandi città, con Londra e Milano in testa. A frequentarla sarà soprattutto chi ha più di 35 anni e ricorda la fila al cabinato, mentre altrove continueranno a vincere i locali a premi per famiglie. Se sbaglio, ne riparleremo davanti a una partita a Street Fighter II.
La prova vera arriverà da un ragazzo di 15 anni che ha sempre avuto la partita pronta nel telefono. Accetterà di aspettare il suo turno davanti a un cabinato, in una sala giochi? Io, per la cronaca, in fila ci sto volentieri, con 2 gettoni in tasca.