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Scrivere con l’AI: nasce un manifesto etico, la firma resta umana

Dieci principi per chi scrive con l'AI, nati da 11 professionisti della scrittura: fonti, fatti e firma restano a chi pubblica.

Scrivere con l'AI: nasce un manifesto etico, la firma resta umana
Fulvio Julita, promotore del Manifesto. Foto: Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale / manifestoetico.it (CC BY-ND 4.0)

«L’hai scritto tu?» «Si, certo. L’ho scritto io. Con l’AI.» «L’hai scritto tu o l’AI allora?» Il botta e risposta va in scena ogni giorno in redazioni, agenzie e aule, e di solito finisce con un “pari e patta”, una mezza alzata di spalle. Un piccolo manipolo di professionisti della scrittura ha provato a dare a questa sciarada una risposta più lunga. E la risposta è finita dentro un manifesto etico di dieci principi, presentato a settembre 2026.

Si chiama proprio Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale. L’idea è di Fulvio Julita, autore per Hoepli di Scrivere con l’AI, e di Alessandra Perotti, writer coach e fondatrice di Accademia di scrittura.

Intorno a loro si è formato un Comitato promotore formato da 11 persone, dal giornalismo al diritto, dall’editoria al management. Un sodalizio di mestieri diversi, tenuto insieme dalla buona abitudine di firmare ciò che scrivono.

Cosa chiede il manifesto etico a chi scrive con l’AI

Il decalogo chiede a chi scrive con l’AI di non “cedere le armi”, di non consegnarsi alla macchina ma di restare l’autore di ciò che viene fuori: verificare fonti e fatti, scegliere il tono, tenere d’occhio la privacy e i bias, e mettere una firma sapendo che quella firma pesa, perché è una responsabilità verso chi legge.

La frase che regge il resto è il titolo del principio 6, «Il testo è tuo anche se scritto con una macchina».

I primi due principi sono i più concreti. Il primo ricorda che «neanche il prompt più elaborato sostituisce una ricerca accurata». Il secondo avverte che l’AI può presentare «con la stessa disinvoltura una verità consolidata e un errore sostanziale», quindi il controllo dei fatti resta umano.

Il terzo considera il tono una decisione consapevole, capace di includere o di escludere, e il quarto difende l’efficienza purché nasca da un metodo che libera tempo per la riflessione e per la cura. Il principio 7 allarga la privacy a ciò che il modello «può dedurre, interpolare o riutilizzare», cioè a tutto quello che sta oltre i dati scritti nel prompt. L’ottavo mette il riconoscimento dei bias dentro il mestiere. Il nono tratta la chiarezza come una forma di rispetto per chi legge, e il decimo lega l’autenticità all’intenzione con cui l’autore sceglie che cosa tenere e che cosa scartare.

E il quinto? Bravi, manca. Volevo vedere se eravate attenti. Leggetelo nell’immagine del manifesto, qui sotto.

I principi restano chiaramente un orientamento. Il kit stampa precisa che il Comitato ha evitato di farne uno stretto codice di comportamento, e il tono scelto è quello di una riflessione aperta, adatta a contesti professionali molto diversi.

I dieci principi del manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale in una grafica verde lime
I dieci principi in sintesi. Foto: Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale / manifestoetico.it (CC BY-ND 4.0)

Il Manifesto in numeri, dalla pagina ufficiale

Pubblicazione: Comitato promotore, “Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale”, disponibile su manifestoetico.it (settembre 2026). Materiali sotto licenza CC BY-ND 4.0, con credito obbligatorio al sito.

Dati chiave: 10 principi scritti da 11 promotori, e 247 firmatari sulla pagina letta il 24 ottobre 2026.

Chi l’ha scritto, e con quanta AI?

Il lavoro è partito da una serie di incontri a distanza tra i membri del Comitato, tra cui Matteo Bortolotti, autore di La Scrittura Geniale per Hoepli, e l’avvocato Alessandro Vercellotti, esperto di diritto del digitale. Come dichiara il documento stesso, l’AI ha raccolto e messo in relazione il materiale degli incontri. Scelte, revisioni e approvazione finale sono rimaste al Comitato.

La pagina Materiali aggiunge che anche il sito usa strumenti di AI, con una revisione umana su ogni contenuto. In pratica il Manifesto applica a sé il principio 06 prima di chiederlo agli altri.

A La Gazzetta del Serchio, il 20 ottobre, Julita ha detto che «non possiamo delegare il pensiero». Poi ha proposto a ogni autore una domanda da farsi prima di pubblicare:

«Mi corrisponde? Questa cosa l’ho scritta io?»

Quante firme ci sono, e dov’è il protocollo

Il press kit parla di «oltre 200 firmatari». La pagina dei firmatari, letta il 24 ottobre, ne mostra 247, mentre l’intervista alla Gazzetta del Serchio, uscita quattro giorni prima, ne dava 267. Le spiegazioni possibili sono parecchie (un elenco ripulito, una pagina in cache, un numero tondo di comodo) e nessuna l’ho potuta verificare. Così, per dire che anch’io faccio i compiti a casa.

Perché, in ogni caso, da oggi il Manifesto ha una firma in più, la mia. Accompagnata, naturalmente, dalle mie riflessioni personali sul tema. Futuroprossimo.it aderisce senza alcun tentennamento al Manifesto etico per la scrittura con intelligenza artificiale.

Come me, ogni altro firmatario può accompagnare l’adesione con una riflessione personale. Ad esempio Maria Luisa Norrito, che si presenta come marketing e communication strategist, scrive che aderire «nel pensiero e nella pratica» è «un atto di rispetto civico e professionale». La docente Chiara Nisi, invece, ringrazia per le «parole autentiche» ritrovate.

Manifesto etico, c’è ancora un po’ di nebbia attorno al protocollo operativo

Il press kit che ho ricevuto lo elenca tra le attività già avviate o previste, come documento separato dal Manifesto. Dovrebbe tradurre i principi in indicazioni pratiche, e starebbe accanto a divulgazione, scuola e formazione, incontri e collaborazioni con associazioni ed enti. Nelle pagine che ho letto (la home e i Materiali) non c’è traccia di un file da scaricare. E le presentazioni pubbliche citate nell’intervista, a Bari e a Rimini, non hanno date. Attenderò.

Nel frattempo, ho letto e riletto i dieci principi chiedendomi quali un lettore possa controllare da solo, senza fidarsi di chi scrive. Il primo sicuramente sì, perché la fonte o è linkata oppure manca, e anche il secondo, perché il fatto regge oppure crolla. E questo vale per un articolo informativo di ogni genere, qualunque sia lo strumento adoperato per scriverlo.

Gli altri principi, al momento, restano dentro la testa dell’autore: e nessuno di loro prevede una riga che dica al lettore quanta AI ci sia stata nel testo. Un testo corretto può ancora essere di nessuno. Per Julita, però, la dichiarazione conta meno della presenza: vuole sapere, parole sue, «se ci sei tu». E penso abbia ragione lui.

Il web in cui arriva, e cosa raccontammo prima

Il Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale cade in un web che ha già cambiato proporzioni. Il 25 dicembre 2025 raccontammo l’analisi di Graphite su 65.000 articoli in inglese. Oltre il 50% di quelli pubblicati nel 2025 risultava generato dall’AI, contro il 10% di due anni prima.

A giugno 2025 toccò al Washington Post e al suo editor artificiale Ember, pensato per allenare scrittori non professionisti. Nel dicembre 2023, aprendo con Alberto Robiati il blog sul Fatto Quotidiano, vi scrivevo già di come l’AI avrebbe cambiato il modo di leggere le notizie.

Il Manifesto arriva dopo quei passaggi e parla a chi sta nel mezzo, cioè a chi scrive ogni giorno con l’AI. Una regola per farlo, per ora, se la sta dando da sé.

Anyway, previsione firmata oggi, 24 ottobre 2026: entro un anno almeno una redazione italiana (a parte questa) citerà il manifesto etico nelle proprie linee guida sull’AI. E le firme sul sito supereranno di gran lunga quota 500.

Se sbaglio, resterà un poster verde lime appeso in un corridoio. Ma la bontà dei suoi principi non perderà valore. Augh! Ho parlato.