Può un batterio comune dell’intestino spingere il cancro al colon? Può farlo quando produce una tossina, e dal 22 aprile si sa anche come questa si aggancia alle cellule. Lo racconta uno studio pubblicato su Nature dai ricercatori della Johns Hopkins University, con colleghi di Harvard e di Barcellona.
La tossina del Bacteroides fragilis ha bisogno di una proteina della parete del colon, la claudina-4, come una chiave ha bisogno della serratura. E un’esca molecolare ha già fermato la tossina nei topi.
Quali batteri dell’intestino producono la tossina BFT
Il Bacteroides fragilis abita l’intestino di una quota di persone sane che arriva al 20%, secondo uno studio citato dal comunicato della Johns Hopkins. Molte restano sane, perché la tossina chiamata BFT la producono solo alcuni ceppi: è un enzima che taglia le proteine come una forbice.
Il bersaglio della forbice è la E-caderina, la proteina che tiene unite le cellule vicine e forma la barriera del colon. Quando la barriera si rompe, sostanze e batteri possono arrivare nei tessuti, l’infiammazione si fa cronica e le cellule si moltiplicano più del dovuto. Nel 2009 Cynthia Sears, oggi autrice senior dello studio, aveva mostrato su Nature Medicine che la tossina favorisce la nascita di tumori nel colon.
Restava una lacuna. La BFT taglia la E-caderina senza legarsi direttamente a lei, e qualcos’altro doveva farle da porta d’ingresso.
Come CRISPR ha trovato la porta d’ingresso della tossina
La risposta è arrivata dalla CRISPR, una tecnica che spegne i geni uno alla volta come si svitano le lampadine di un lampadario. Maxwell White, dottorando nel laboratorio di Sears, ha guidato uno screening su tutto il genoma di cellule del rivestimento del colon, insieme al gruppo di Matthew Waldor a Harvard, per scoprire quali geni servono alla tossina.
Un gene è finito in cima alla lista: proprio quello della claudina-4, la proteina che forma le giunzioni strette, cioè le guarnizioni fra una cellula e l’altra. Con quel gene spento la tossina non riusciva più ad attaccarsi e la E-caderina restava intatta. Il bersaglio ha sorpreso, perché i ricercatori si aspettavano un recettore di segnale e la claudina-4 ha invece un ruolo di tenuta meccanica.
In provetta, con Ulrich Eckhard e F. Xavier Gomis-Rüth dell’Istituto di biologia molecolare di Barcellona, il gruppo ha poi visto che ogni molecola di tossina si lega a una molecola di claudina-4.
Il recettore della tossina BFT: cosa dice lo studio
Pubblicazione: White et al., “A pro-carcinogenic bacterial toxin binds claudin-4 to cleave E-cadherin”, pubblicato su Nature il 22 aprile 2026 (volume 654, numero 8118, pagine 504-512). DOI: 10.1038/s41586-026-10375-0. Indicizzato su PubMed (PMID 42020735).
Chi e come: 14 autori fra Johns Hopkins (Cynthia Sears è l’autrice senior), Harvard, Howard Hughes Medical Institute e Istituto di biologia molecolare di Barcellona. Screening CRISPR su tutto il genoma in cellule epiteliali del colon, legame 1 a 1 fra tossina e claudina-4 in provetta, esca solubile provata sui topi (il comunicato non indica il numero di animali).
Dati chiave: Bacteroides fragilis presente in fino al 20% delle persone sane; protezione dal danno della tossina osservata nei topi, nessuna misura sulla comparsa del tumore.
Cosa cambia per il cancro al colon: l’esca che ferma la tossina
Conoscere la porta suggerisce come chiuderla. Il gruppo ha costruito un’esca, cioè una proteina solubile che porta sequenze della claudina-4, e l’ha provata sui topi con il laboratorio di Min Dong a Harvard. La tossina si è attaccata all’esca anziché alle cellule, e gli animali sono rimasti al riparo dal danno. Secondo White la stessa idea può diventare un farmaco con molecole piccole o altre proteine dalle migliori proprietà farmacologiche, e il gruppo sta valutando quale strada funzioni meglio.
Quanta strada resta tra i topi e i pazienti
L’esperimento sui topi misura il danno ai tessuti causato dalla tossina, e la prevenzione del tumore resta tutta da provare. La struttura tridimensionale dell’incastro fra tossina e claudina-4 manca ancora. Nemmeno AlphaFold, il programma di IA che prevede la forma delle proteine, è riuscito a ricostruirla del tutto.
Il comunicato della Johns Hopkins quantifica l’enigma in 15 anni, la scheda di ScienceDaily in quasi 20.
Il 26 giugno FP aveva raccontato la review di Jun Yu sul microbiota e il cancro al colon. Il Bacteroides fragilis compariva come terzo nome della lista, con una riga sola: produce una proteina che danneggia le cellule del colon. Mancava il pezzo sull’aggancio, ed è questo. Un altro batterio, la salmonella modificata, era comparso su FP a settembre 2025 come arma contro lo stesso tumore, anche lì con gli esperimenti sui topi.
Dai topi alla farmacia: tempi e ostacoli
Orizzonte stimato: 7-12 anni, forse mai (stima FP, fase preclinica).
Mancano la struttura 3D dell’incastro, un’esca migliorata dal punto di vista farmacologico e la prova che fermare la tossina prevenga il tumore e non solo il danno ai tessuti. Gli autori indicano come usi possibili le infezioni acute da questo batterio e, più avanti, la prevenzione e la cura del cancro colorettale: quale arrivi prima non è stabilito.
Il batterio abita l’intestino di una persona su 5, al massimo, e il rischio di cancro al colon riguarda i ceppi che producono la tossina. Che la tossina si possa fermare prima del danno, per ora, lo mostrano solo gli esperimenti sui topi.


