Il 4 novembre 2025 il 65% dei californiani ha votato sì alla Proposition 50, che ridisegna i collegi dello Stato a favore dei democratici. Il Texas aveva firmato la sua nuova mappa il 29 agosto. Da quel momento il gerrymandering, cioè il ritaglio dei confini elettorali a vantaggio di una parte, è diventato una gara fra Stati.
Gerrymandering alle midterm: il saldo di nove Stati
Secondo la tabella di Ballotpedia, sono nove gli Stati che votano con una mappa nuova. Sette favoriscono i repubblicani, per 15 seggi sulla carta. Sono 5 in Texas, 4 in Florida, 2 in Ohio e uno a testa in Alabama, Louisiana, Carolina del Nord e Tennessee. Due favoriscono i democratici, per 6 seggi: 5 in California e 1 in Utah.
Il saldo netto è di 9 seggi a favore dei repubblicani. Nove seggi su 435 sono poco più del 2%. Alla Camera, però, si governa per margini minuscoli: partendo dai 215 seggi che Open assegna ai democratici, ne mancano tre per arrivare a quota 218. Nell’articolo principale di questo Speciale ho fatto il conto completo: con le nuove mappe quei tre diventano 12.
L’Utah è il caso più curioso. Lo Stato aveva 4 deputati repubblicani su 4. La mappa che ora regala un seggio ai democratici l’ha scelta un tribunale, su proposta dei ricorrenti, e il 20 febbraio la Corte suprema statale ha respinto l’appello del legislatore.
Cosa hanno deciso i giudici sul gerrymandering
I tribunali hanno pesato quanto i legislatori. Il 4 dicembre 2025 la Corte Suprema federale ha lasciato in vigore la mappa texana. Il 2 marzo ha fermato l’ordine di ridisegnare l’11° distretto di New York. Il 29 aprile 2026 è arrivata la sentenza Louisiana v. Callais: la mappa della Louisiana, con un secondo collegio a maggioranza nera, è stata dichiarata un gerrymander razziale e quindi incostituzionale.
Da quella decisione sono nate le nuove mappe di Louisiana e Tennessee. In Alabama, dopo una sessione speciale, la Corte ha rimosso i blocchi dei tribunali inferiori l’11 maggio e il 2 giugno, e si è usata la mappa del 2023.
Restano fuori dal conto tre casi. In Virginia gli elettori hanno approvato una mappa il 21 aprile. La Corte suprema dello Stato l’ha bloccata l’8 maggio, e quella federale ha negato la sospensiva il 15. In Missouri una mappa da un seggio in più per i repubblicani è stata fermata da un referendum, quindi si vota con i collegi del 2022: contarla avrebbe portato il saldo a 10. In Indiana la mappa approvata dalla Camera statale è stata bocciata dal Senato per 31 voti a 19.
Come in Israele, dove la soglia di sbarramento decide chi entra e chi resta fuori, anche qui la regola del gioco pesa prima del voto. Dopo la sentenza Callais e dopo il precedente californiano, ridisegnare i collegi a metà decennio diventa un’opzione per chiunque abbia la maggioranza nel legislatore. Il gerrymandering del 2026 rischia di essere soltanto la prima mano.