Il voto per posta, in California, comincia dalla cassetta delle lettere: la scheda arriva a casa settimane prima del giorno delle elezioni. Lo stesso vale per altri sette Stati e per Washington D.C., dove ogni elezione si fa per posta. A livello nazionale le schede spedite sono circa un terzo del totale.
Trump contesta da anni la sicurezza di queste schede, citando frodi che i controlli hanno smentito. Ha anche attribuito al voto per posta la sua sconfitta del 2020. Fra gli otto Stati che votano interamente per posta c’è la California, ma c’è anche lo Utah, a guida repubblicana, e questo rende il bersaglio difficile da circoscrivere.
Voto per posta negli USA: 23 milioni di buste
Domenica mattina i voti anticipati erano 53,14 milioni: 29 milioni di persona e 23 per posta, secondo l’analisi dell’Università della Florida riportata da Al Jazeera. Le due cifre sommano 52 e non 53,14, e l’articolo non spiega dove stia la differenza.
A marzo Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che affidava alle Poste il controllo del voto per posta. Le buste nuove avrebbero avuto un codice a barre per verificare l’idoneità dell’elettore. Per le midterm tutti gli Stati avrebbero dovuto adottare la stessa busta con poco preavviso. Democratici e associazioni hanno fatto causa in più tribunali, che fra maggio e agosto hanno emesso sentenze altalenanti.
A settembre la Corte Suprema ha respinto la richiesta di Trump di applicare le restrizioni prima del voto. Il quadro generale delle midterm sta nell’articolo principale di questo Speciale.
Sul perché si voti prima, il Center for Democracy and Civic Engagement dell’Università del Maryland indica la comodità e la mobilitazione dei partiti. Aggiunge l’ansia per l’esito, la voglia di togliersi il pensiero e le feste ai seggi (“Parties at the Polls”). La stratega democratica Celinda Lake dice che molti elettori cercano un cambiamento.
Il fronte si sposta sulle singole schede
La battaglia, a questo punto, riguarda le singole schede. L’amministrazione chiede di accantonarne circa 20.000 in California e quelle di oltre 400 persone nello Stato di Washington, accusate di essersi registrate senza cittadinanza. I dati indicano che il voto dei non cittadini è rarissimo, come riporta Famiglia Cristiana.
Dai seggi arriva un’altra preoccupazione. Secondo l’AP, leader religiosi di diverse fedi vigileranno in nove Stati in bilico. Si teme che la presenza dell’ICE, la polizia dell’immigrazione, spaventi alcune famiglie e le tenga a casa.
Anche le regole su dove e come si vota, come quelle sui collegi ridisegnati in nove Stati, decidono chi arriva davvero a un seggio prima ancora dei candidati.
Per ora il voto per posta ha retto, con 23 milioni di buste già in conto e le regole di sempre. La domanda aperta riguarda le 20.000 schede californiane che l’amministrazione vorrebbe mettere da parte. Chi le ha spedite dovrebbe dimostrare di averne diritto.