Alle 6:56 di domenica 1 novembre, ora della costa Est, 53,14 milioni di americani avevano già votato per le elezioni midterm. Nel 2022 il voto anticipato era arrivato a 46 milioni in tutto, come riferisce l’analisi dell’Università della Florida citata da Al Jazeera, e i seggi veri aprono soltanto martedì.
Il 3 novembre si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, 35 dei 100 seggi del Senato e 36 governatori, con circa 210 milioni di elettori registrati. Il presidente Donald Trump ci arriva con un gradimento fra il 32% (Reuters) e il 38% (media NBC). Per l’ultimo fine settimana ha cancellato i comizi in Iowa e in Kansas e si è collegato in video, come racconta Open.
Le elezioni midterm cadono a metà mandato, e per chi governa di solito vanno male. Dal 1922 il partito del presidente perde in media 30 seggi alla Camera e 4 al Senato, secondo i conti di Money.it. Negli ultimi 80 anni ha guadagnato terreno solo due volte, con Bill Clinton nel 1998 e con George W. Bush nel 2002.
Elezioni midterm 2026: Camera quasi decisa, Senato aperto
Sulla Camera i modelli litigano poco. Decision Desk HQ assegna ai Democratici l’84% di probabilità e 241 seggi, mentre il modello FLIPR di Silver Bulletin arriva a circa il 95% con un guadagno medio di 25 seggi. Nelle rilevazioni più citate il voto generico vede i Democratici davanti 52% a 43%.
I repubblicani partono da un margine che Morgan Stanley definisce il più sottile dal 1930. Nemmeno il punto di partenza è uguale per tutti: Open parla di 220 repubblicani contro 215 democratici, Youtrend di 219 contro 212 con quattro seggi vacanti.
I mercati di previsione spingono più in là. Kalshi e Polymarket US danno ai Democratici il 92 e il 93% sulla Camera e il 68% sul Senato, cioè sopra il modello di Decision Desk HQ. Quel modello, come nota Action Network, si alimenta in parte con le quotazioni degli stessi mercati.
Al Senato la partita cambia natura. I repubblicani hanno 53 seggi contro 47 e ne difendono 22 dei 35 in palio, quindi ai Democratici servono quattro seggi netti per arrivare a 51. Il modello di Decision Desk HQ li dà al 64%, ma i collegi decisivi stanno quasi tutti sul filo: Kansas al 50%, Iowa al 53%, Ohio al 55%.
I numeri del 3 novembre, in breve
Camera: 435 seggi in palio, la maggioranza si fa a 218.
Senato: 35 seggi su 100 in palio, oggi 53 repubblicani e 47 democratici.
Probabilità dei Democratici: Camera 84% (Decision Desk HQ) e 92-93% (mercati), Senato 64% e 68%.
Voto anticipato: più di 53 milioni di schede, ma per chi?
Più di 11 milioni di elettori registrati come democratici avevano già votato domenica mattina, contro circa 8 milioni di registrati repubblicani. Il Texas ha superato i 7 milioni di voti anticipati, 1,5 milioni più del 2022, e in Maine l’aumento è del 44%. In Carolina del Sud, dove Trump ha vinto nel 2024 per quasi 18 punti, il voto anticipato è cresciuto dell’83%.
Queste cifre dicono quanto si è mosso il paese e non per chi ha votato. Lo ricorda lo stesso articolo di Al Jazeera, che sulle elezioni midterm parla di affluenza e non di scelte. Una registrazione di partito non è una scheda. Le schede per posta, 23 milioni sui 53 già conteggiati, sono il fronte su cui sono finiti un ordine esecutivo di Trump e una serie di cause.
Collegi ridisegnati e sondaggi da prendere con cautela
Dietro i modelli delle elezioni midterm ci sono due numeri che fanno poco rumore. Il primo riguarda le mappe: nove Stati hanno ridisegnato i collegi prima di questo voto, sette a favore dei repubblicani (tra cui Texas e Florida) e due, California e Utah, a favore dei democratici. Il saldo è di 9 seggi in più sulla carta ai repubblicani, secondo la tabella di Ballotpedia.
Il calcolo è mio. Per arrivare a 218 partendo dai 215 di Open ai Democratici basterebbero 3 seggi, ma con le nuove mappe ne servono in pratica 12. Dodici è proprio il fondo della forchetta (12-22 seggi) che il Cook Political Report assegna loro.
Il secondo numero è 3,7. Tanto, in media, i sondaggi sul Senato fra 2018 e 2024 hanno sovrastimato il candidato democratico, su 3.312 rilevazioni contate da Famiglia Cristiana. Se l’errore si ripetesse, il Senato resterebbe ai repubblicani. Intanto il New York Times ha ritirato 15 sondaggi e Decision Desk HQ 17, dopo l’ammissione di Wedgewood Polls che quasi tutte le sue rilevazioni erano false.
Ad agosto, con il caso di Median Strategies, avevamo già raccontato i sondaggi falsi che circolavano nelle redazioni americane. Il sondaggista aveva 21 anni e i numeri se li scriveva da solo.
Nel settembre 2024 il politologo Alexander Cohen ci aveva messo in guardia dal rischio di violenze dopo il voto, nell’articolo sul day after di quelle elezioni. Due anni dopo la cronaca parla soprattutto di schede, e l’amministrazione chiede di accantonarne circa 20.000 in California.
Cosa cambia dopo le elezioni midterm per Trump e per l’Europa
Se i Democratici prendono solo la Camera, potranno eleggere lo speaker e aprire inchieste sull’amministrazione. Su tasse e bilancio avrebbero il potere di mettersi di traverso. Trump terrebbe il veto e gli ordini esecutivi, mentre il Senato repubblicano continuerebbe a confermare i giudici. I dazi, in buona parte imposti per via esecutiva, secondo Morgan Stanley non cadrebbero con un cambio di maggioranza in una sola camera.
A Bruxelles nessuno ci conta. Un alto diplomatico europeo ha detto all’AFP, in un pezzo ripreso da EWN, di non credere che l’imprevedibilità di Trump cambierà. Un altro dubita che perfino un’ondata democratica sposterebbe la politica estera americana.
Il tema che muove l’elettore americano, intanto, è il prezzo alla pompa. A ottobre abbiamo raccontato l’accordo tra Trump e Putin sul gasolio russo, nato con il diesel americano sopra 1,45 euro al litro e il Congresso da rinnovare.
Nella campagna pesa anche il denaro dell’industria dell’IA: i super PAC del settore hanno speso circa 47 milioni di euro nelle primarie.
Il prezzo di questa partita si legge meglio in Texas. Per il seggio di Senato in palio, dove il democratico James Talarico è avanti 49 a 42 su Ken Paxton, a metà ottobre erano stati spesi circa 299 milioni di euro. Nel 2018 erano circa 120. L’ultimo senatore democratico eletto da quelle parti risale al 1988. Se tanta spesa e tanta fretta abbiano comprato qualcosa lo sapremo in buona parte nella notte tra martedì e mercoledì, quando le elezioni midterm smetteranno di essere un sondaggio.