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Ambiente

In Francia partono i test per i lampioni bioluminescenti

A Rambouillet primo test per dei lampioni stradali "viventi": sfruttano la bioluminescenza dei batteri per illuminare la strada in modo ecologico.

https   editorial.designtaxi.com images Glowee France Bioluminescence 1 1650653935
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La biosfera è sempre affascinante per gli inventori, sempre alla ricerca delle soluzioni adottate da flora e fauna: la biomimetica è un grandissimo stimolo al progresso (e alla sostenibilità) della tecnologia. In questo caso parliamo di nanobionica vegetale, un campo affascinante che si traduce in una soluzione: illuminazione ecologica.

Nella piccola città di Rambouillet, vicino a Parigi, c’è una fila di lampade stradali alimentate da organismi viventi: e nei prossimi mesi è prevista l’installazione di altri oggetti bioluminescenti.

L’ispirazione per questo concetto di utilizzare l’illuminazione naturale (e non quella del sole) viene dalla startup francese Glowee, che ha creato speciali tubi di acqua salata con batteri bioluminescenti per fornire ai luoghi pubblici una luce decisamente d’atmosfera.

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Un’ipotesi di arredo urbano basato sulle lampade bioluminescenti – immagini gentile concessione di Glowee

La bioluminescenza

La produzione di luce negli esseri viventi è un fenomeno osservato sulla terra e nell’acqua. Secondo la BBC , è presente nel 76% delle creature di acque profonde oltre che nelle lucciole, nei pesci e nei funghi.

Ho raccontato tre anni fa i primi passi di Glowee, che sfrutta il dono della luce di un batterio marino chiamato aliivibrio fischeri. Lo raccoglie al largo delle coste della Francia e lo coltiva in acquari marini prima di spostarlo in questi speciali tubi.

Non serve attingere energia da una rete elettrica. Per tenere in “vita” (è il caso di dirlo) il sistema basta nutrire i batteri (nutrienti di base ed ossigeno). Si tratta di un’alternativa molto, molto più ecologica di tutti i combustibili fossili usati per produrre o far funzionare qualsiasi lampadina.

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Un altro possibile utilizzo delle lampade bioluminescenti, in combinazione con i punti ricarica delle auto elettriche – immagini gentile concessione di Glowee

Come si spegnono le luci bioluminescenti?

Dov’è l’interruttore delle luci bioluminescenti? Per spegnerle, gli operatori possono semplicemente “mettere in pausa” l’ossigeno che alimenta i batteri. Questo mette gli organismi in uno stato anaerobico in cui il metabolismo, che va di pari passo con la bioluminescenza, non procede.

Sandra Rey, fondatrice di Glowee, osserva che queste lampade organiche sono meno costose e meno inquinanti. Usano anche meno acqua di quella necessaria a produrre luci LED. L’azienda è in trattative con 40 città in Francia, Belgio, Svizzera e Portogallo per accendere ovunque queste luci.

Ovviamente questa notizia non comporta certo che lampade bioluminescenti siano già un sostituto perfetto. Vanno “alimentate” almeno una volta al mese, se non di più, non sono luminose come un LED e sono sensibili alle variazioni brusche di temperatura. In altri termini, sono viventi. Glowee ci sta lavorando su per migliorarle, e comunque i possibili campi di applicazione sono tantissimi.

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In generale, sarebbe bello che le città cambiassero proprio il mondo in cui utilizzano la luce: avere atmosfere più rilassate e sistemi nanobionici ispirerebbe le persone ad ad essere più rispettose di ambiente e biodiversità.

Nel complesso, le luci bioluminescenti sono un’opzione che potrebbe aiutare anche a ridurre l’inquinamento luminoso, e a disturbare meno il comportamento naturale di molti animali. Per me è un SI.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn