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Medicina

Una tossina del colera contro il cancro: sì, hai letto bene

Il colera causa milioni di morti ogni anno. Ma una sua tossina, MakA, sta mostrando qualcosa che i tumori colorettali non riescono a reggere.

Una tossina del colera contro il cancro: sì, hai letto bene

Il colera ha ucciso più persone della maggior parte delle guerre. Nel 1854, una sua epidemia a Londra ha spazzato via quartieri interi prima che qualcuno capisse che la malattia viaggiava nell’acqua. Oggi, nel 2026, quella stessa sciagura produce una tossina batterica che, in un laboratorio svedese, è entrata in un tumore colorettale e lo ha letteralmente spento. I ricercatori di Umeå, che non stavano studiando alcuna cura, sono rimasti (piacevolmente) sbalorditi.

La tossina si chiama MakA, ed è prodotta dal batterio Vibrio cholerae. Somministrata sistematicamente nei topi con tumori colorettali, si è accumulata selettivamente solo nei tessuti cancerosi (non in quelli sani) e ha fatto due cose: aumentato la morte delle cellule tumorali e riattivato il sistema immunitario locale. Macrofagi e neutrofili, le cellule che dovevano già fermarla, sono “tornati” in pista.

Come il colera attacca il tumore

Il meccanismo non funziona come una bomba: è più un’infiltrazione. La tossina batterica MakA entra nel tumore colorettale come un ospite che non va più via, e una volta dentro, riscrive l’ambiente: stimola mediatori immunitari che promuovono l’apoptosi (morte cellulare programmata) delle cellule cancerose, mantenendo al contempo dei freno che proteggono i tessuti circostanti. Nessuna infiammazione sistemica e nessun calo di peso: soprattutto, nessun danno agli organi dopo dosi ripetute.

È praticamente un chirurgo che opera senza lasciare segni sul resto del corpo.

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Il laboratorio di Umeå, dove una tossina del colera si è trasformata in un’arma contro il cancro.

I risultati sono stati pubblicati su Cell Death & Disease nel dicembre 2025. Lo studio è preclinico: parliamo di topi, non di pazienti. La distanza dalla farmacia resta grande (leggi: anni, forse molti). Ma il dato è lì, e non è piccolo: una sostanza che la natura ha già sintetizzato funziona come bersaglio selettivo contro i tumori colorettali, senza effetti collaterali misurabili.

Scheda dello Studio

  • Ente di ricerca: Umeå University (UCMR / MIMS), Svezia
  • Ricercatori principali: Sun Nyunt Wai, Saskia Erttmann et al.
  • Anno pubblicazione: 2025
  • Rivista: Cell Death & Disease
  • DOI: 10.1038/s41419-025-08219-2
  • TRL: 2-3 (Proof of concept in modello animale)

MakA non è colibactina

Qui conta fare una distinzione che i media spesso saltano. Nel 2024, una serie di studi italiani (Torino/IFOM, Cell Reports Medicine) ha mostrato che la colibactina, una tossina prodotta da certi ceppi di E. coli, allena i tumori colorettali a resistere alla chemioterapia: si, una tossina batterica che aiuta il cancro a sopravvivere. MakA fa il contrario: entra nel tumore e lo uccide. Stesso campo (le tossine dei batteri intestinali), logiche opposte. La confusione tra le due è già in giro. Vale la pena evitarla.

Il tumore colorettale è il terzo cancro più comune al mondo e la seconda causa di morte oncologica. Circa 1,8 milioni di casi diagnosticati ogni anno, globalmente. La chemioterapia funziona, ma lascia segni ovunque.

Se la tossina del colera conferma i dati nei modelli successivi, potrebbe rappresentare un percorso verso una forma di immunoterapia che colpisce senza devastare. “Questa sostanza non uccide solo le cellule cancerose. Ridisegna l’ambiente del tumore e aiuta il sistema immunitario a lavorare contro di esso”, dice Sun Nyunt Wai. Non è una promessa. È un’osservazione.

Per ora resta un dato nei topi: ma certi dati nei topi (non tantissimi, purtroppo) anni dopo diventano farmaci. Questa tossina del colera potrebbe essere uno di quelli, oppure no: il salto da modello animale a trial clinici è lungo, costoso, e spesso fallisce a metà strada.

I ricercatori di Umeå lo sanno bene. Nessuno qui sta gridando miracoli. Il colera ha sorpreso il mondo nel 1854. Chissà se riesce a farlo ancora, questa volta dalla parte giusta.

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Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn