“Quanto costa, scusi?”. “Centottantamila yuan. Venti, trenta minuti, esce subito”. Sul tavolo del salone di bellezza, vicino al lettino, c’è una siringa più grossa del normale e una piccola fiala azzurrina. Dentro c’è cemento osseo: lo stesso adesivo che gli ortopedici usano per fissare le protesi all’anca. La cliente, ventinovenne, originaria della provincia di Jiangsu, vuole il cranio più alto di tre centimetri. Si chiama high skull e in Cina sta diventando il nuovo standard di bellezza.
La regola è semplice, almeno a parole. Seguitemi: la distanza fra l’attaccatura dei capelli e la cima del capo deve essere più lunga di quella fra le sopracciglia e l’attaccatura. Se ce l’hai così, sei a posto. Se non ce l’hai, c’è chi te la fa, anche col trapano.
High skull, da illusione ottica a chirurgia estetica
All’inizio c’erano i tutorial: mollette per gonfiare la sommità del capo, lacca a strati, ciuffi tirati su con il pettine. Cose che si lavano via. Poi ad un certo punto sono arrivati i filler: una beauty influencer ha documentato pubblicamente il suo intervento. Si è fatta iniettare cinquanta siringhe di acido ialuronico sotto il cuoio capelluto per sollevare la calotta cranica. Un mese dopo, i capelli hanno cominciato a caderle a ciocche: i medici l’hanno chiamata tissue crowding, il filler ha creato tensione sotto la pelle, schiacciando i follicoli e interrompendo il flusso di sangue. I follicoli, ribadisco, vanno in dormienza. La calvizie a chiazze, in quei punti, è permanente.
Ed è solo l’inizio, per dire: l’acido ialuronico, in questa scala, è ancora la versione gentile della chirurgia estetica applicata al cranio. La versione brutale si chiama cranial augmentation: un’incisione di tre-sei centimetri sul cuoio capelluto con l’inserimento di un’impalcatura sotto la pelle. I materiali: protesi stampate in 3D su misura del cranio del paziente, piastre di titanio, innesti ossei. Oppure, per chi vuole risparmiare tempo, il cemento osseo: trapano, fori nell’osso, iniezione del materiale, e una rapida modellatura prima che indurisca. Venti minuti, dice la brochure.
Centottantamila yuan e una garanzia che non c’è
Centottantamila yuan, al cambio, sono poco più di ventimila euro. Per il prezzo di una utilitaria nuova si esce dal salone con il cranio rimodellato e una fasciatura. La cifra non è marginale: in Cina il mercato della chirurgia estetica ha superato i quattordici miliardi di dollari nel 2020 e secondo iiMedia solo il 12% delle oltre 13.000 cliniche rispetta le normative di settore. Le altre sono saloni di bellezza che fanno chirurgia, o cliniche che si autocertificano. È in questo 88% che si svolge la maggior parte degli interventi high skull.
L’altra cosa che si nota, scorrendo i casi documentati, è la velocità. L’uso dei filler dermici nell’estetica avanzata ha richiesto vent’anni per diventare routine. Il salto dal filler facciale al cemento sotto il cranio, in Cina, è stato di mesi.
Gli esperti medici, sentiti dai media cinesi, parlano di tre rischi sovrapposti: l’alterazione del flusso ematico al cuoio capelluto (che porta alla calvizie definitiva), infezioni profonde con coinvolgimento dell’osso e complicanze neurologiche legate alla manipolazione di un’area attraversata da vasi e nervi maggiori. Il consenso clinico internazionale sull’uso del cemento osseo per scopi estetici semplicemente non esiste: il materiale è validato per ortopedia ricostruttiva, dove il rapporto rischio/beneficio ha un altro segno.
Come si è formato questo canone di bellezza?
Non c’è una star che ha lanciato il modello: c’è un parametro, “fronte corta rispetto alla calotta”, che le app con i filtri di bellezza a foto e video (stanno sui social tipo Douyin e Xiaohongshu) amplificano in automatico. I filtri allungano la testa di default, gli utenti si abituano a vedersi così, e poi cercano nel mondo fisico quello che lo schermo li abitua a vedere: a Pechino qualche anno fa già si parlava di nuovi modelli di femminilità lontani da quelli occidentali. Il cranio alto, evidentemente, è uno di quelli. Vale la pena ricordarsene anche dalle nostre parti: Google Meet sta già applicando makeup automatico in videochiamata, vediamo di non cominciare anche qua.
Orizzonte stimato: per il fenomeno fuori dalla Cina, 2-4 anni nelle versioni minori (filler, accessori). Per la chirurgia con cemento osseo o protesi, mai in Europa nei circuiti regolati. Forse nei circuiti paralleli.
Quello che si esporta, di un trend così, è la parte cosmetica leggera: mollette, lacche, tutorial. Le agenzie regolatorie europee (EMA, AIFA) non hanno categorie d’uso del cemento osseo per scopi estetici, e nessun chirurgo plastico in regola accetta il rischio assicurativo. Resta il turismo medico: chi volesse l’intervento “completo”, oggi, può andare in Cina o in Corea.
La ventinovenne di Jiangsu è uscita dal salone con le bende in testa e una ricevuta da centottantamila yuan. La beauty influencer dei cinquanta filler ha perso i capelli. Un’altra paziente, due mesi fa, ha denunciato dolori cronici alla base della nuca. Sul tavolo del salone, la fiala azzurrina è sempre lì.