Un funzionario del GSE (Gestore Servizi Energetici1), negli uffici di viale Regina Margherita, ieri pomeriggio ha probabilmente stampato una copia del decreto FER X per rileggerlo con calma. Si tratta di 37,15 gigawatt di nuova capacità rinnovabile da gestire attraverso aste competitive, il numero più grande mai messo sul tavolo dall’inizio del meccanismo. Da oggi, 7 agosto 2026, il provvedimento è formalmente in vigore.
Il decreto FER X è stato pubblicato ieri sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a firma del ministro Gilberto Pichetto. Segue il via libera della Corte dei Conti e la decisione della Commissione europea dell’8 giugno scorso di non sollevare obiezioni, ritenendo la misura compatibile con il mercato interno. Sulla carta, l’Italia si dota dello strumento più grande dell’ultimo decennio per far crescere le rinnovabili mature: fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biogas da depurazione.
E fuori dalla carta? Vediamo un po’.
Cosa prevede il decreto FER X
Il meccanismo è quello dei contratti per differenza a due vie: chi vince l’asta si assicura un prezzo garantito sull’energia prodotta per un periodo pluriennale, di norma vent’anni. Se il prezzo di mercato scende sotto la soglia, il GSE integra la differenza; se sale sopra, l’operatore restituisce l’eccedenza.
In pratica, un ombrello contro la volatilità del prezzo dell’elettricità, che negli ultimi cinque anni ha oscillato in modo abbastanza brutale da spaventare qualunque investitore razionale.
Il contingente complessivo è di 37,15 gigawatt, distribuito su più tornate di gara e diverse tecnologie. È una cifra che va letta con un metro di paragone: la potenza rinnovabile installata oggi in Italia si aggira intorno ai settanta gigawatt, sommando decenni di idroelettrico, il boom del fotovoltaico degli anni Dieci e la crescita recente. Se il decreto FER X va a segno, aggiunge in una sola stagione più della metà di tutto quello che il Paese ha costruito in ottant’anni.
Le tecnologie dentro e quelle fuori dal perimetro
Il Ministero ha scelto la maturità industriale, e la scelta è coerente. Dentro il FER X ci sono quattro filiere: il solare fotovoltaico, la tecnologia con la curva di apprendimento più aggressiva degli ultimi vent’anni; l’eolico onshore, che in Italia fatica più che in Spagna o Germania nonostante il Mezzogiorno abbia venti eccellenti; l’idroelettrico, dove il grosso del gioco sarà il repowering degli impianti esistenti più che nuove grandi opere; il biogas dai processi di depurazione, una nicchia che tiene insieme la gestione dei reflui urbani e la produzione elettrica.
Fuori dal perimetro restano l’eolico offshore, la geotermia di nuova generazione, l’agrivoltaico sperimentale. Il messaggio implicito è che il FER X non finanzia la ricerca, ma la scala: mette in moto ciò che gli ingegneri sanno già costruire a un prezzo prevedibile. Per il resto, esistono altri strumenti (meno generosi, e meno semplici da usare, come quelli sull’idrogeno verde o sull’accumulo).
Come funzioneranno le gare
Prima di ogni asta, gli impianti candidati dovranno superare una fase di qualifica preliminare: un filtro tecnico che serve a evitare un problema cronico delle procedure passate, dove una quota rilevante degli aggiudicatari finiva per non completare i lavori: Gigawatt vinti sulle slide e mai comparsi sulla rete.
Il decreto pubblicato ieri, però, è solo la cornice. Le regole operative (modalità di partecipazione, tetti di prezzo, criteri di aggiudicazione, garanzie richieste) arriveranno “a breve”, secondo la formula del Ministero. Fino a quel momento, il perimetro c’è, ma non si può presentare nulla.
Nella scrittura di quei dettagli tecnici si gioca la partita vera: perché è lì che si deciderà se le aste attireranno investimenti seri o resteranno l’ennesimo strumento buono per i comunicati e per le code al TAR.
Cosa cambierebbe nel mix elettrico italiano
Il PNIEC italiano fissa al 2030 l’obiettivo di 130 gigawatt di rinnovabili complessivi. Oggi siamo intorno ai settanta. Il gap da colmare in quattro anni è dell’ordine dei sessanta gigawatt, e il FER X, se funzionasse a regime, ne coprirebbe da solo più della metà. Sarebbe la prova che l’Italia sa fare politica industriale sull’energia, dopo un decennio in cui l’ha soprattutto subita.
Le rinnovabili, oggi, costano meno del gas e del nucleare su quasi ogni orizzonte: la Germania lo ha misurato con numeri che non ammettono repliche. Producono senza importazioni di gas, senza esposizione alle guerre altrui. Il capitale iniziale è alto, ma i costi operativi tendono a zero, e il combustibile non lo fattura nessuno.
Sull’altro piatto, la lista dei problemi è lunga. Sono fonti intermittenti: senza accumulo il fotovoltaico produce quando serve meno e sparisce quando serve di più. La rete di trasmissione italiana è tarata su un mondo di grandi centrali termoelettriche vicino ai consumi, non su migliaia di impianti diffusi in Sicilia e Puglia che devono spingere elettroni verso Milano. Il fotovoltaico su terreno mangia suolo agricolo, l’eolico solleva questioni paesaggistiche vere sui crinali del Mezzogiorno interno.
E poi il tema industriale: i pannelli arrivano quasi tutti dalla Cina, le turbine sono per lo più danesi o tedesche. 37 gigawatt di nuovi impianti sono un flusso di capitali importante verso l’estero, che nessun decreto sugli incentivi da solo può riportare a casa.
Il limite dichiarato, e quello meno visibile
Il limite dichiarato è che le regole d’asta non ci sono ancora. È un limite serio ma temporaneo: le regole arriveranno. Il limite meno visibile è che il collo di bottiglia italiano, ormai da anni, non sono più gli incentivi, ma le autorizzazioni. Un impianto fotovoltaico da qualche decina di megawatt, in molte regioni, impiega dai due ai quattro anni per ottenere tutti i permessi, tra Valutazione di Impatto Ambientale, Soprintendenze, Regioni, Comuni. Il TAR fa il resto. Nel frattempo, il costo del capitale sale e i business plan cambiano.
Il FER X aggiunge una promessa di prezzo a un progetto. Non gli dà un permesso, non gli costruisce l’allaccio, non gli evita il ricorso del comitato locale.
Se le procedure autorizzative restano quelle di oggi, dimodoché una buona parte dei gigawatt vinti alle aste finirà nel limbo: annunciati sulle slide del Ministero, mai comparsi sulla rete di Terna.
I numeri del FER X in sintesi
Pubblicazione: decreto FER X, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, firma del ministro Gilberto Pichetto, 6 agosto 2026. Entrata in vigore: 7 agosto 2026. Autorizzazione europea: Commissione UE, 8 giugno 2026.
Dati chiave: 37,15 GW di nuova capacità incentivabile complessiva. Tecnologie ammesse: fotovoltaico, eolico onshore, idroelettrico, biogas da depurazione. Meccanismo: contratti per differenza a due vie, durata tipica ventennale, aste competitive con qualifica preliminare degli impianti. Regole operative attese “a breve”.
Da qui a un decreto operativo, quanto ci vuole?
Per le regole operative, dai 3 ai 6 mesi; la prima asta plausibile sarà a fine 2026 o in primavera 2027; primi impianti connessi nel 2028-2029.
Chi vince per primo, se il meccanismo tiene: gli operatori grandi con progetti autorizzati pronti in cassetto (Enel Green Power, ERG, Edison, Iberdrola Italia). I piccoli aspetteranno la seconda o terza tornata. Il vero collo di bottiglia restano comunque, lo ripeto, le autorizzazioni: un contratto di differenza non serve a nulla senza VIA approvata e allaccio a Terna. Sul totale dei 37,15 GW, una stima realistica è che nel decennio arrivi in rete tra il 40 e il 60 per cento del contingente. Il resto resterà nelle slide.
Un metro di realismo
Il confronto interessante è tra due timeline in corso nello stesso Paese. Da una parte il nucleare, che il Senato sta rimettendo in cantiere con prime centrali attese tra il 2033 e il 2035. Dall’altra, il FER X, che entra in vigore oggi e che, se le regole d’asta arrivassero davvero a breve, potrebbe portare i primi impianti in rete entro il 2028-2029.
Sono due scommesse con rischi diversi: il nucleare paga il tempo lungo e il costo del capitale, le rinnovabili pagano l’intermittenza e la rete. Sul primo piatto la maturità industriale di tecnologie che oggi costano poco. Sul secondo, un nucleare europeo che nel frattempo si è fatto più caro e più lento. Su cosa puntereste, voi? Potete anche rispondere “entrambi”, non è peccato: basta non fare i tifosi a prescindere.
Il decreto FER X è, per ora, la firma sotto una promessa da 37 gigawatt. Il funzionario del GSE che ieri se lo stampava lo sa bene: il numero grande non basta, mai. Serve che le regole arrivino, che le autorizzazioni si sblocchino, che qualcuno tenga insieme un sistema elettrico che sta cambiando pelle.
Poi, forse, tra qualche anno passeremo davanti a un campo fotovoltaico in Basilicata e ci ricorderemo che tutto è cominciato con un venerdì di agosto, e un ministro che firma.
- Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) è l’ente pubblico italiano, controllato dal Ministero dell’Economia, che gestisce e paga gli incentivi statali per l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica, come il fotovoltaico e il Conto Termico. ↩︎