La ketamina riduce i pensieri suicidi in poche ore. È uno dei pochi farmaci che funzionino così in fretta su pazienti che ne hanno disperatamente bisogno. Il problema è che l’effetto dura una settimana, forse due, poi torna tutto come prima. Ora, un team di Stanford ha provato a tenerlo acceso più a lungo aggiungendo un secondo farmaco. Il risultato lo pubblica l’American Journal of Psychiatry: dopo un mese, il 78% dei pazienti trattati con la combinazione non era più clinicamente suicidario, contro il 48% del gruppo placebo. La pillola che fa la differenza si chiama buprenorfina, ed è quella che gli ospedali usano per disintossicare dagli oppioidi.
Come funziona lo studio sulla ketamina
50 adulti con depressione maggiore e ideazione suicidaria clinicamente significativa entrano nel trial. Tutti ricevono una flebo di ketamina per via endovenosa. Quarantotto ore dopo, la randomizzazione: una parte riceve una pillola quotidiana di buprenorfina a bassissima dose, l’altra parte la stessa pillola ma senza principio attivo. Quattro settimane di trattamento, in doppio cieco. Né i pazienti né i medici sanno chi sta prendendo cosa.
I numeri di partenza sono comparabili in entrambi i gruppi: punteggio medio di 15 su una scala di suicidalità che arriva a 38, dove la soglia clinica si trova a 6. A un mese, il gruppo placebo scende a 8.7, che è progresso ma resta sopra la soglia. Il gruppo buprenorfina scende a 3.6, ben al disotto di questa soglia. Tradotto in proporzioni di pazienti non più clinicamente suicidari: 48% contro 78%. Una differenza sostanziale.
Il dettaglio che gli stessi autori sottolineano
L’effetto si estende sulla suicidalità, non sulla depressione. È un’osservazione che Alan Schatzberg, autore senior dello studio, ripete in più sedi: la ketamina mostra una divergenza tra effetto anti-suicidio ed effetto antidepressivo. Suggerisce, dicono gli autori, biologie e farmacologie distinte. Per decenni abbiamo trattato il pensiero suicidario come il punto estremo della scala depressiva: una versione più grave dello stesso disturbo. I dati che si accumulano dicono altro. Ci sono pazienti gravemente depressi che non pensano a uccidersi, e pazienti non particolarmente depressi che lo fanno. Diverso il circuito, diverso forse il bersaglio farmacologico.
Un importante ruolo sembra quello della buprenorfina. È un oppioide a basso dosaggio: come detto, è normalmente impiegato nel dolore cronico e per accompagnare chi smette con eroina o oppiacei prescritti. Funziona sullo stesso sistema su cui agisce, almeno in parte, anche la ketamina. Un trial israeliano del 2015 aveva già visto che la buprenorfina riduce l’ideazione suicidaria, ma l’effetto era debole. Aggiungere la flebo di ketamina prima sembra fare la differenza: la ketamina spegne il pensiero in fretta, la buprenorfina tiene chiuso l’interruttore.
Cosa significa “comprare tempo “in psichiatria
Per chi pensa quotidianamente di farsi del male, il tempo di un mese ha una lunghezza enorme. È il tempo necessario perché gli SSRI inizino a funzionare. È il tempo per agganciare un terapeuta serio, per costruire una relazione. È, soprattutto, il tempo in cui un paziente vive fuori da un ospedale, perché i posti letto psichiatrici scarseggiano ovunque (in Italia specialmente, ma il discorso è globale).
La psichiatria d’emergenza opera per riportare il paziente sotto soglia abbastanza a lungo da consentire alle terapie lente di radicarsi. Una sequenza farmacologica che fa questo, e lo fa in modo replicabile, è esattamente l’oggetto che mancava.
Vale la pena dire anche cosa lo studio non dice. Il campione è piccolo, 50 persone su una popolazione globale a rischio che si misura in milioni. Esclude per protocollo chi soffre di disturbi da uso di sostanze, cioè proprio una delle fasce più a rischio reale di suicidio.
Ancora, la buprenorfina è un oppioide, e gli oppioidi creano dipendenza: il dato più dibattuto della crisi americana resta proprio quello. Schatzberg stesso dichiara consulenze con un numero non piccolo di aziende farmaceutiche, e l’intera linea ketamina-buprenorfina è perfettamente brevettabile come protocollo.
Servirà un trial più grande, con follow-up più lunghi e una strategia chiara di sospensione del farmaco.
Scheda Studio
Pubblicazione: Tucciarone, Bandeira et al., “Low-Dose Buprenorphine Following Ketamine Treatment for Suicidal Ideation in Major Depressive Disorder: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial”, pubblicato su American Journal of Psychiatry (18 maggio 2026). DOI: 10.1176/appi.ajp.20250840.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 3-6 anni per uso off-label sistematico nei centri specializzati, 6-10 anni per un’eventuale indicazione formale.
Entrambi i farmaci sono già autorizzati e disponibili in commercio. Tecnicamente uno psichiatra americano potrebbe prescrivere la sequenza domani, off-label. Quello che manca è il trial confirmatorio multicentrico, un protocollo di tapering chiaro per evitare la dipendenza da buprenorfina, e linee guida che spieghino come gestire l’intera procedura fuori da Stanford.
Negli USA il primo accesso passerà per cliniche private che già somministrano ketamina (costo: 400-800 dollari a infusione, fuori assicurazione). In Italia la ketamina endovenosa per uso psichiatrico esiste in pochi centri ospedalieri pubblici e in qualche struttura privata; l’aggiunta della buprenorfina richiede protocolli che oggi nessuno ha. Prima i pazienti facoltosi e ben informati, poi tutti gli altri.
Nel mondo, ogni quaranta secondi, una persona muore di suicidio. Schatzberg dice una cosa che vale la pena lasciare così com’è: dopo questa scoperta possiamo capire qualcosa in più del sistema biologico che sta sotto al pensiero della morte.
La ketamina apre una finestra di un’ora. Sapere che qualcuno, in un laboratorio californiano, ha trovato il modo di tenerla aperta per trenta giorni, ecco, non è poco. Anche se costa caro.
Anche se non risolve.
E, a proposito: se tu o qualcuno che conosci sta pensando al suicidio, non restare solo: chiama subito il 112 o contatta un servizio di ascolto come Telefono Amico Italia (199 284 284) per parlare con una persona reale, subito. In Italia esistono anche servizi dedicati come Samaritans ONLUS e, per minori e giovani, Telefono Azzurro. Ti abbraccio.