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Società

Elezioni in Brasile: si vota anche su Amazzonia, terre rare e server

Elezioni in Brasile, sondaggi in parità tra Lula e Flávio Bolsonaro: in gioco Amazzonia, terre rare e data center.

Il Congresso nazionale a Brasília, sede del voto sul ballottaggio delle elezioni in Brasile
Foto: Diego Marcel / Pexels

Il 14 ottobre il Senato brasiliano ha approvato la fine della settimana lavorativa di 6 giorni su 7 con 75 voti a favore e 1 contrario. Quell’uno si chiama Hamilton Mourão ed è stato vicepresidente di Jair Bolsonaro. Gli è toccato il ruolo di chi resta in piedi mentre tutti si siedono.

Oggi i brasiliani scelgono tra Lula e Flávio Bolsonaro, figlio di Jair. Le elezioni in Brasile arrivano al ballottaggio con i sondaggi in parità e con una posta che i giornali riducono a “destra contro sinistra”. Per chi segue tecnologia e clima la posta è più concreta: l’Amazzonia, le terre rare, i server che qualcuno dovrà pur costruire.

Elezioni in Brasile: i sondaggi dicono pari, il primo turno racconta altro

Gli ultimi rilevamenti danno Flávio avanti di 1 o 2 punti, dentro un margine d’errore di circa 2. Il Nexus/BTG lo vede a 46,5% contro il 45,9% di Lula. AtlasIntel/Bloomberg gli dà 49,8 contro 47,6, e il CNT/MDA li separa di 0,9 punti, come riassume Reuters. Un sondaggio dentro il margine d’errore è una moneta lanciata con i decimali.

Prima di fidarsi conviene riguardare il 4 ottobre. Alla vigilia del primo turno il Datafolha vedeva Lula davanti 45 a 42. Le urne hanno dato Flávio al 47,03% e Lula al 45,15%, cioè 56.104.503 voti contro 53.879.538, con 2.224.965 voti di scarto. Fa un errore di circa 5 punti sulla distanza tra i due (un conto mio, fatto stamattina), tutto nella stessa direzione.

Il Datafolha dell’8 ottobre aggiunge che il 46% rifiuta Lula e il 43% rifiuta Flávio. Lula ha 80 anni e cerca un quarto mandato non consecutivo. Jair Bolsonaro sconta 27 anni di condanna ai domiciliari ed è ineleggibile fino al 2030, ancorché la sua faccia sia ancora sui manifesti.

Previsione firmata, 25 ottobre 2026, ore 13 italiane: vince Flávio, di meno di 2 punti sui voti validi. Se sbaglio, lo scrivo qui sotto con la stessa cifra.

Terre rare e data center: chi ci mette i server

Flávio è andato al CPAC in Texas a marzo a presentare il Brasile come “la soluzione” per le terre rare, di cui la Cina lavora circa l’80% della trasformazione mondiale. A maggio è stato ricevuto alla Casa Bianca da Trump, Rubio e Vance. Quello stesso giorno Trump ha annunciato dazi del 25% sul Brasile, e parte dell’opinione pubblica brasiliana lo ha addebitato a lui. Lula, l’8 aprile, ha accusato Flávio e Caiado di voler “vendere il Brasile” con i minerali critici. Preferisce partner diversi (Cina, India, Unione europea) e più industria in casa. È la linea che raccontammo già nell’aprile 2023, quando il diplomatico Celso Amorim spiegava che il Brasile non poteva schierarsi nella guerra dei chip.

Poi ci sono i data center. La legge Redata, con gli sgravi fiscali per chi li costruisce, è rimasta ferma al Senato per mesi ed è stata firmata il 15 settembre. Il progetto Rio AI City vale circa 60 miliardi di euro, con 1,5 GW iniziali. Il governo Lula ripete che il 60% dei dati brasiliani sta all’estero, e la Redata è la risposta a questa dipendenza.

Flávio vuole alleggerire la regolazione delle piattaforme e le regole sulla loro responsabilità per i contenuti, che chiama censura. Nel frattempo l’ufficio del commercio americano (USTR) ha aperto un’indagine Section 301 su Pix, il sistema brasiliano di pagamenti istantanei, e sulle regole alle piattaforme. Sovranità digitale, a Brasília, ha un fascicolo a Washington.

Amazzonia e settimana corta: promesse che passano dal Congresso

Nel novembre 2022 scrivemmo che Lula giurava di fermare la deforestazione, ma non sarebbe stato facile. A maggio di quest’anno abbiamo registrato il dato: nel 2025 la deforestazione è scesa del 20,6%, con 985.000 ettari persi e il minimo dal 2019 per MapBiomas. L’Amazzonia ha fatto -23,5%, mentre il Cerrado da solo pesa più della metà del totale.

Lula promette deforestazione zero entro il 2030. Flávio promette di chiudere quella illegale entro il 2029, un anno prima, e intanto di alleggerire le licenze per agricoltura, allevamento e miniere (le attività legali, appunto). Sui controlli, secondo AP, non ha detto se li manterrà. Sotto Jair la deforestazione era salita di circa il 60% sui dati ufficiali.

Quanto riusciranno a fare dipende dal Congresso eletto a ottobre. Alla Camera il PL di Bolsonaro avrà 121 deputati su 513, un record dal 1988, contro gli 88 dell’alleanza PT-PCdoB-PV. Al Senato avrà 28 senatori: in tutto 149 parlamentari, 35 più del 2022. Alla convention del PT del 2 agosto Lula ha promesso una “briga” col Congresso sugli emendamenti e non ha detto nulla di preciso sull’aggiustamento dei conti.

La settimana di 6 giorni fa da cartina di tornasole. Il 6 ottobre Lula aveva chiamato quel voto “il primo test” per Flávio e per il PL. Poi il PL ha liberato i suoi senatori e Flávio ha detto che avrebbe votato sì, dopo aver sostenuto un’alternativa a paga oraria. Il 14 il risultato è stato 75 a 1: si passa da 44 a 40 ore settimanali, con 2 giorni di riposo retribuiti e nessun taglio di stipendio. Il leader del PL Sóstenes Cavalcante ha già detto che nel 2027, se Flávio vince, ci riprovano con la PEC della paga oraria.

Se vince Lula, se vince Flávio: i due scenari

Con Lula rieletto il Brasile resta sulla linea di oggi: partner diversi (Cina, India, Unione europea), industria in casa, Redata e data center come risposta al 60% di dati custoditi all’estero. L’Amazzonia avrebbe un presidente che promette zero deforestazione nel 2030 e un trend che gli dà ragione, almeno per ora. Il prezzo sta nel Congresso: con 88 deputati contro 121 e una “briga” già annunciata sugli emendamenti, quasi ogni legge diventa una trattativa, e sull’aggiustamento dei conti nessuno sa ancora cosa Lula intenda proporre. A Washington l’indagine Section 301 su Pix e piattaforme resterebbe sul tavolo, con un presidente che di Trump non è amico.

Con Flávio presidente la macchina corre più liscia, perché il PL controlla la Camera e pesa al Senato, e nel 2027 la paga oraria torna in agenda. Terre rare e minerali critici si aprirebbero a Washington, con il rischio di irritare Pechino, che ne lavora circa l’80% nel mondo. Le piattaforme avrebbero regole più leggere. In Amazzonia la promessa è chiudere la deforestazione illegale nel 2029, con licenze più facili per allevamento, agricoltura e miniere, e senza una parola sul mantenimento dei controlli. Su tutto pesa l’audio con Daniel Vorcaro, il banchiere di Banco Master: Flávio ammette di aver chiesto fondi per un film su Jair e nega illeciti, e nessuna accusa formale è stata presentata.

Voto del 4 ottobre e sondaggi di oggi, in cifre

  • Primo turno: Flávio 47,03% (56.104.503 voti), Lula 45,15% (53.879.538), scarto 2.224.965 voti.
  • Ultimi sondaggi (margine circa 2 punti): Nexus/BTG 46,5 a 45,9; AtlasIntel/Bloomberg 49,8 a 47,6; CNT/MDA 46,8 a 45,9; Quaest 46 a 44 (dati Reuters).
  • Camera dal febbraio 2027: PL 121 deputati, PT-PCdoB-PV 88, União Progressista 87, PSD 43, Republicanos 41, MDB 36 (Diap; alcune cifre variano di 1 seggio tra le fonti).

Le urne chiudono alle 17 a Brasília, in serata da noi, e il conteggio elettronico è rapido. Il numero da tenere in tasca resta 2.224.965, lo scarto del 4 ottobre. Entro stanotte sapremo se le elezioni in Brasile l’hanno allargato o richiuso, e da lì in poi i sondaggi smetteranno di servire a qualcuno.