C’è un batterio che di solito si prende da bambini, resta nello stomaco per anni e nella maggior parte dei casi non combina nulla di grave: si chiama Helicobacter pylori e, secondo un nuovo studio dell’OMS, è la prima causa di tumori da infezioni nel mondo, con 760.000 casi nel solo 2024.
Le infezioni, tutte insieme, pesano per 2,3 milioni di nuovi tumori, cioè 1 su 8. Somiglia a un’altra cifra uscita a maggio di cui vi parlammo, quella dei 4 tumori su 10 evitabili, solo che qui il colpevole ha un nome e in buona parte (finalmente una buona notizia) si può prevenire o curare.
Cinque agenti spiegano quasi tutto
Lo studio viene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), il braccio dell’OMS che si occupa di tumori. È uscito a fine settembre su The Lancet Oncology. Gli autori sono partiti dalle stime sui casi del 2024 e hanno calcolato quanti di questi tumori si possono attribuire a 12 agenti infettivi. Sono virus, un batterio e alcuni parassiti già riconosciuti come cancerogeni.
Cinque agenti spiegano quasi tutti i casi: il batterio dello stomaco e l’HPV si contendono il primo posto per un soffio. Poi vengono i virus delle epatiti B e C e quello di Epstein-Barr, lo stesso della mononucleosi.
Ovviamente, avere una di queste infezioni non significa automaticamente ammalarsi di tumore, e per la maggior parte delle persone non succede: ma è un segnale indicativo importante.
I numeri dello studio IARC, agente per agente
Pubblicazione: IARC (OMS), analisi del carico di tumori attribuibili a infezioni nel 2024, pubblicata su The Lancet Oncology (2026), DOI 10.1016/S1470-2045(26)00307-4. Sintesi dell’agenzia: domande e risposte IARC.
Dati chiave: nel 2024 i casi attribuiti a infezioni sono 2,3 milioni, il 12% dei nuovi tumori. Il batterio dello stomaco ne causa 760.000 e l’HPV 750.000. Seguono l’epatite B con 360.000, il virus di Epstein-Barr con 260.000 e l’epatite C con 160.000. Rispetto alle stime precedenti i collegamenti infezione-tumore considerati salgono di 16, ma contano solo agenti già accertati, quindi il totale potrebbe essere sottostimato.
Dove le infezioni pesano di più
La mappa sposta i conti. L’Asia orientale ne concentra circa 990.000, il 42% del totale, e a pesare di più è proprio il batterio dello stomaco. Più di 3 casi su 4 cadono in paesi a basso e medio reddito, dove vaccini e screening arrivano a fatica. In Nord America il peso è molto più basso.
Le infezioni pesano tanto dove le cure arrivano peggio.
Per il 2002 la stessa stima arrivava al 18%, e verrebbe da concludere che le infezioni contano meno di allora. È un confronto un po’ sgangherato, e gli autori lo dicono con più garbo. Alcuni di loro studiano il tema da circa 30 anni e ricordano che fonti e qualità dei dati sono cambiate nel tempo.
Gli anni, quindi, non si mettono in fila con sicurezza, e questo lavoro non voleva farlo. Lo spiegano Eddie La Marca e Sarah Diepstraten, ricercatori del WEHI, in un’analisi ripubblicata da ZME Science.
Altri due conti con le infezioni
Per una buona parte della classifica gli strumenti esistono. Contro l’HPV e l’epatite B c’è un vaccino, e le infezioni da H. pylori e da epatite C si possono trattare prima che diventino un tumore. Sull’epatite B si lavora anche a una cura funzionale. Prevenire vuol dire anche usare il preservativo e fare gli screening.
Il caso da manuale è l’Australia. Dal 2007 il vaccino contro l’HPV viene offerto agli adolescenti e, tra chi poteva farlo, le infezioni sono calate del 90%. Per questo, il paese potrebbe eliminare il tumore del collo dell’utero entro il 2035.
Eppure a 15 anni i vaccinati sono scesi dall’85,7% del 2020 al 79,5% del 2024, mentre l’obiettivo per il 2030 è il 90% delle ragazze. La puntura è quella che ha fatto calare le infezioni da HPV del 90%, e a cambiare è soltanto quanti si presentano a farla.
In definitiva il batterio di cui vi parlavo all’inizio, quello che si prende da bambini e resta nello stomaco per anni, quasi sempre se ne starà lì senza combinare nulla. Quando una cura o un vaccino fermano le infezioni prima che diventino un tumore, di quella storia non resta niente da raccontare: nessuna diagnosi, nessuna sala d’attesa.
Per questo un articolo come questo conta i casi che ci sono stati, e mai quelli che non ci saranno. Sempre per questo, mi auguro che in futuro ci saranno sempre meno articoli come questo.
