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Robotica

Tesla apre la Optimus Academy, dove i robot imparano da soli

La Optimus Academy di Tesla userà 20.000 robot come studenti e sensori. Ma la scuola vale meno di una settimana di produzione.

Tesla apre la Optimus Academy, dove i robot imparano da soli
Una scuola minuscola davanti a una fabbrica che sforna robot a file infinite. Illustrazione generata con IA / Futuro Prossimo

Un uomo con un drone gira attorno a Giga Texas e riprende uno scheletro d’acciaio quasi chiuso. Si chiama Joe Tegtmeyer, lo fa da anni, e le sue riprese sono diventate il bollettino ufficioso dei cantieri di Tesla. Dentro quelle travi dovrebbe finire la catena che alimenterà la Optimus Academy, la scuola dove i robot umanoidi dell’azienda imparano guardandosi lavorare.

Per ora però la storia succede altrove, in California.

Nella lettera agli azionisti del terzo trimestre Tesla scrive che i robot usciti dalla nuova linea di Fremont sono i primi di qualità produttiva. Il processo manifatturiero, aggiunge, è ormai adatto a un prodotto commerciale. Quella linea occupa lo spazio dove fino alla primavera nascevano Model S e Model X: smontata e riconvertita in 46 giorni, come riportato da Teslarati.

Perché serve una Optimus Academy e non una flotta

Le auto Tesla rimandano indietro dati di guida da milioni di esemplari. Optimus non ha niente del genere, e Elon Musk lo ha ammesso durante la call: manca la flotta da cui pescare esempi. La soluzione è mettere da 10.000 a 20.000 robot a esercitarsi su compiti diversi. Quello che combinano torna indietro e addestra la versione successiva del modello.

Ogni unità che esce da Fremont diventa insieme prodotto e sensore. L’idea è elegante. Il problema è l’aritmetica. Musk ha detto che la linea punta verso 20.000 robot a settimana: l’intera scuola, al completo, equivale a sette giorni di produzione. E il capannone del Texas, nelle ambizioni di lungo periodo, dovrebbe sfornarne 10 milioni all’anno, cioè quasi 192.000 alla settimana, dieci volte la popolazione studentesca che oggi dovrebbe insegnare loro il mestiere.

Musk definisce la rampa una curva a S con la parte iniziale molto piatta. Detto altrimenti: nessuno sa quanto dura il piatto.

Le mani restano il pezzo che non torna

A settembre Tesla ha certificato Tuopu, Joyson e Sanhua come fornitori di serie per i componenti. Il chip AI5 arriverà nel robot l’anno prossimo. Musk promette entro un paio di mesi un video in cui Optimus esegue compiti guidati dall’intelligenza artificiale, non da movimenti preregistrati, con una stoccata ai concorrenti che mostrano solo coreografie. Anche qui vale la regola che abbiamo applicato al primo veicolo volante con poliziotto a bordo: il demo è un genere letterario, e come prova vale poco.

Il punto fermo lo ha detto Musk stesso, prima alla call e poi all’evento X Takeover: le mani sono la parte più difficile del progetto, ed è lì che si concentra oggi l’ingegneria. Curioso, perché i costi di produzione di Optimus starebbero già convergendo verso quelli previsti per Cybercab. Segno che il robot è disegnato per il volume. Si ottimizza la fabbrica di una cosa che non ha ancora le dita.

Da qui alla prima consegna fuori da Tesla

Tesla indica la fine del 2027 per le prime consegne ad aziende esterne, su mansioni pericolose, ripetitive e su tre turni. Ostacoli dichiarati: affidabilità e vita utile ancora in rifinitura, mani non risolte, catena di fornitura appena certificata. I primi utilizzatori saranno impianti industriali, non case. Il dettaglio che ridimensiona: la capacità installata a Fremont è tarata su un milione di unità l’anno. La scuola che dovrebbe insegnargliele ne conta al massimo 20.000.

C’è una conseguenza poco citata in tutto questo. Se ogni robot è una fonte di addestramento, allora i clienti che compreranno Optimus per i turni notturni non staranno solo noleggiando braccia: staranno donando il proprio ciclo produttivo al modello, reparto per reparto, gesto per gesto. La vera Optimus Academy starà nei capannoni degli altri, e sarà gratis. Come accade con i sensori ottici che ci mettono un laboratorio al polso, il dispositivo costa poco perché il valore è altrove.