Sopra l’isola di Fuerteventura, nelle Canarie, vola un aereo solare con le ali lunghe 18 metri, quanto un autobus snodato, che al decollo pesa al massimo 47 chili e non ha nessuno a bordo. Di giorno i pannelli solari sulle ali lo spingono e riempiono le batterie, e di notte vive di quella luce messa da parte, come un telefono che si ricarica al mattino e ci porta fino a sera. Si chiama ApusNeo, lo costruisce l’azienda UAVOS e a metà ottobre è salito a 14.500 metri.
Il volo del 16 ottobre è partito dal Canarias Stratoport, una pista per aerei d’alta quota nel parco tecnologico dell’isola, ed è durato 29 ore. L’aereo solare ha toccato 14.500 metri, e il fondatore di UAVOS, Aliaksei Stratsilatau, sostiene che avrebbe potuto salire ancora. Quella quota era il tetto fissato dagli avvisi ai piloti per il volo, coordinato con ENAIRE, l’ente spagnolo della navigazione aerea. Secondo UAVOS nessun altro aereo solare era mai arrivato così in alto nello spazio aereo europeo. Poi ha ripreso a volare. Il 6 novembre, riferisce New Atlas, UAVOS lo dava a più di 80 ore di fila, con atterraggio previsto per sabato 7.
Come fa un aereo solare a volare anche di notte
Il meccanismo si racconta in fretta. Nelle ore di luce i pannelli producono più corrente di quella che serve ai motori, e l’avanzo finisce nella dispensa delle batterie. Dal tramonto in poi l’aereo vive di quella scorta fino all’alba, quando il ciclo ricomincia. In teoria, spiega la stessa fonte, potrebbe restare in aria per settimane, a patto che le giornate siano abbastanza lunghe.
Il progetto ha una storia lunga. Nel 2018 si chiamava ApusDuo e aveva 14 metri di apertura alare, con due ali in tandem, una dietro l’altra. Il successore ha perso l’ala posteriore e allungato l’altra, e nella versione rinforzata porta fino a 3,4 chili di carico, poco più di tre cartoni di latte. In questo volo portava una telecamera ad alta risoluzione e sensori a infrarossi, che trasmettono le immagini a terra in tempo reale. Per fare da vedetta antincendio contano soprattutto gli infrarossi, perché captano il calore dei focolai. L’ApusNeo conosce già l’isola. A dicembre scorso ha volato dallo stesso stratoport per ISSEC, progetto spagnolo che studia come mandare dati in diretta ai servizi di emergenza, secondo ENAIRE.
Perché un aereo solare serve a guardare gli incendi dall’alto
Un satellite in orbita bassa passa sopra un punto della foresta per pochi minuti, e un drone comune deve atterrare per fare rifornimento. Una piattaforma che resta in quota per giorni vede nascere un incendio e lo segue mentre si allarga. Sta tutta qui l’idea delle HAPS, dall’inglese high-altitude platform station, cioè piattaforma ad alta quota. Gli aerei di linea volano poco sotto i 12 chilometri, e queste piattaforme stanno più su, nella stratosfera, fuori dalle rotte.
In Spagna la stagione degli incendi 2026 ha bruciato oltre 265.000 ettari, con 42 grandi roghi registrati entro metà agosto, riferisce The National. A settembre Mira Aerospace, controllata di Space42 (Abu Dhabi) e partner di UAVOS, ha avviato insieme a Telespazio Ibérica un monitoraggio partito dallo stesso stratoport. Il primo volo è durato 29 ore a 4.875 metri, e il traguardo dichiarato è Gran Canaria. Mira parla di due record europei per piattaforme di questo tipo, uno di durata e uno di quota. Lo scopo dichiarato è aiutare le autorità a individuare i focolai e a seguirne la propagazione, senza spegnerli direttamente. Il capo di Mira, Khaled Al Marzooqi, parla di una fase di impiego prolungato, e quello di Telespazio Ibérica di un passaggio dai collaudi all’uso operativo.
ApusNeo e lo Zephyr di Airbus: quota e durata a confronto
L’agenzia ONU che gestisce lo spettro radio, l’ITU, colloca queste piattaforme fra 20 e 50 chilometri di quota. Con 14.500 metri l’ApusNeo resta a 5,5 chilometri dalla soglia (calcolo della redazione). Il volo in corso, secondo il giornale locale Noticias Fuerteventura, procede a circa 9.100 metri. Il vecchio ApusDuo era arrivato più su, a 16.686 metri in un test di 10 ore e mezza in Ruanda nel 2023, almeno stando all’azienda.
Lo Zephyr di Airbus, oggi gestito da AALTO, ha raggiunto 23.195 metri. Nel 2025 è rimasto in volo 67 giorni e quasi 7 ore, circa 1.615 ore. A conti fatti, le 100 ore che l’ApusNeo insegue valgono il 6% di quel record. Le 29 ore di ottobre hanno dei precedenti recenti. A settembre, secondo il CATEC, il centro aerospaziale andaluso che fa volare l’aereo, c’erano stati due voli da 29 e 52 ore.
Dal Sunglider del 2021 a oggi: i mesi di volo promessi
La formula ha decenni: già il Pathfinder della NASA volava con le celle solari sulle ali. Questo genere di promesse lo seguiamo da un po’. Nell’ottobre 2021 raccontammo il Sunglider, l’aereo solare di HAPSMobile (gruppo SoftBank) pensato per portare internet dalla stratosfera e capace, sulla carta, di volare per mesi.
Nel maggio 2022 toccò allo Skydweller, che puntava a 90 giorni senza atterrare, cioè 2.160 ore. Nel febbraio 2024 fu la volta dello Zephyr, con l’obiettivo di salire fra 18 e 25 chilometri. Il tempo più lungo che le fonti di questo pezzo riportano resta quello dello Zephyr, 67 giorni. Nel 2025 anche SoftBank ha ricordato che le giornate corte d’inverno rendono difficile volare per tutto l’anno con i soli pannelli. Il volo dell’ApusNeo cade a novembre.
Quando un aereo solare potrà sorvegliare una foresta intera
Orizzonte stimato: 3-5 anni (previsione firmata, 7 novembre 2026).
Il primo ostacolo è la quota: i 20 chilometri da cui parte la categoria HAPS stanno ancora sopra l’ultimo record dell’ApusNeo. Il secondo è l’inverno, perché con le giornate corte le batterie si caricano meno e le notti da attraversare diventano più lunghe. L’aereo ha dimostrato di passare la notte con le batterie, mentre la quota stratosferica e i mesi di volo restano da dimostrare. Le prime a usarlo sarebbero le autorità spagnole che già seguono la missione sulle Canarie insieme a Telespazio Ibérica.
L’atterraggio dell’aereo solare da 18 metri e 47 chili era previsto per questo sabato, nel parco tecnologico di Fuerteventura. Allora sapremo se le 100 ore sono arrivate con il sole del giorno prima, notte dopo notte. Il sole di dicembre, a 20 chilometri di quota e sopra una foresta che brucia davvero, per ora ce lo immaginiamo soltanto.
