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Tecnologia

I creatori di DeepMind in un paper: “l’AI può davvero distruggere l’umanità”

Gli scienziati che stanno sviluppando DeepMind, intelligenza artificiale di Google, predicano prudenza e spiegano perchè sia necessaria.

L’intelligenza artificiale (AI) ha già compiuto enormi progressi e ha il potenziale per migliorare il mondo. Ma potrebbe davvero diventare pericolosa? Si. Potrebbe.

Almeno è quanti leggo in un recente articolo pubblicato su una rivista peer-reviewed curata dai ricercatori dell’Università di Oxford e di Google DeepMind, il team di ricerca dell’azienda californiana che sperimenta nuove soluzioni AI. Lo studio (eccovi il link) teorizza che l’intelligenza artificiale rappresenterà sul serio un rischio esistenziale per l’umanità.

Un tragico imbroglio

Il nodo della questione è nelle cosiddette Reti Generative Avversarie (o GAN) usate oggi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (se non sapete di cosa si tratta, vi dico tutto qui). Questi sistemi funzionano con due elementi: una parte genera un’immagine a partire dai dati di input, l’altra ne valuta le prestazioni. Le due parti si “sfidano” perfezionando costantemente i risultati.

Nel loro articolo, i ricercatori di DeepMind teorizzano che un’AI più intelligente di quelle attuali potrebbe sviluppare una strategia fraudolenta per ottenere “l’approvazione” che gli serve, danneggiando di conseguenza la nostra specie in modi che neanche riusciamo a immaginare oggi.

Deepmind
Dai semafori alle auto, dalle catene di approvvigionamento alle colture, passando per i servizi e l’artigianato. L’intelligenza artificiale rivoluzionerà le attività umane molto più di quanto non abbia fatto l’informatica. Andrà tutto bene?

Sfida proibitiva

“In un mondo con risorse infinite, non sarei così sicuro sul nostro destino. In un mondo come il nostro, che ha risorse limitate, nascerà sicuramente una competizione per ottenerle”, dice il coautore dello studio, Michael K. Cohen dell’Università di Oxford.

“E se la competizione sarà con qualcosa in grado di superarti in quasi tutto, sarà difficile vincerla. Una intelligenza artificiale in lotta per le risorse avrebbe un appetito insaziabile”.

Un esempio? Un’intelligenza artificiale col compito di gestire le coltivazioni di cibo destinato all’uomo potrebbero trovare un modo per aggirare il compito. Trovare modi di accaparrarsi quell’energia anche ignorando o sabotando azioni essenziali per la sopravvivenza dell’umanità

Il paper DeepMind sostiene che in quello scenario l’umanità sarebbe bloccata in un gioco a somma zero tra i suoi bisogni fondamentali di sopravvivenza e tecnologia. “Perdere questa partita sarebbe fatale”, è la sostanza del discorso.

Anche meno

Cohen, in sintesi, ritiene che non dovremmo cercare di creare un’AI così avanzata da poter fare questo “salto di qualità” (no, attualmente non ce ne sono). A meno, ovviamente, di non predisporre anche i mezzi per governarla.

“Data la nostra attuale comprensione di queste tecnologie”, conclude lo studio, “non sarebbe saggio né utile farlo”. Dopo le dichiarazioni shock sui pericoli dell’intelligenza artificiale (leggete cosa dicono ad esempio Yuval Harari e Mo Gawdat) questo ultimo studio è un altro importante indicatore.

Di cosa? Del fatto che servirà attenzione massima per sviluppare intelligenze artificiali che assistano davvero l’umanità, e non che la danneggino. Perchè potrebbero sfuggire anche a chi crede (per know how o potere economico) di poterle controllare. Parola di ingegneri Deepmind.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn